Dalla ristorazione ai servizi, cresce la domanda di personale: fondamentale rafforzare competenze e percorsi formativi
Le analisi delle previsioni occupazionali messe a disposizione da Excelsior permettono di conoscere meglio le dinamiche del mercato del lavoro e i fattori che creano mismatch tra la domanda e offerta. Programmare i percorsi formativi verso i reali bisogni e innalzare la produttività del lavoro è indispensabile, così come attrarre e trattenere giovani e talenti nelle imprese, per dare slancio innovativo e permettere l’acquisizione e la diffusione delle competenze.
A livello italiano, le difficoltà di reperimento medie del 47% restano particolarmente elevate nelle costruzioni (63%), nella manifattura e nelle public utilities (52%), confermando la persistenza di squilibri che ostacolano l’incontro tra domanda e offerta, legati sia alla carenza di candidati (30%), sia alla qualità delle competenze disponibili (preparazione inadeguata 13%), sia ad altri motivi (4%). Il contributo strategico dei lavoratori immigrati nel 2025 raggiunge complessivamente quasi 1,36 milioni di entrate, pari al 23% del totale: presenza più marcata nel primario (agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca 43%) e nelle costruzioni (34%); in valori assoluti è il turismo a concentrarne il numero più elevato, con circa 290mila entrate, seguito da settore primario e costruzioni. Nel 27% dei casi, le imprese preferiscono candidati più giovani : i settori maggiormente orientati verso la componente giovanile sono il commercio al dettaglio (39%), i servizi avanzati alle imprese (36%) e quelli di alloggio e ristorazione (35%); le professioni caratterizzate da competenze tecniche altamente specifiche rappresentano le maggiori criticità per le imprese nella ricerca di personale giovane qualificato. Progettisti e amministratori di sistemi ‘giovani’ registrano difficoltà di reperimento elevatissime (92%), come farmacisti (91%) e idraulici (83%). La formazione in azienda avviene principalmente attraverso corsi esterni (22%) o affiancamento (16%), attraverso corsi interni (10%), finanziata principalmente con risorse proprie dell’impresa (79%), da fondi interprofessionali (15%) e dai contributi degli enti bilaterali (10%). I contenuti formativi riguardano con maggior frequenza la digitalizzazione (41%), la transizione green e sostenibilità ambientale (31%); quasi la metà delle imprese (49%) non svolge attività formative in questi ambiti. Il 12% delle imprese con dipendenti ha ospitato almeno uno studente in tirocinio: tra i tirocinanti coinvolti, quasi per uno su quattro (23%) è stata formalizzata o programmata l’assunzione nel periodo successivo.
I fabbisogni delle imprese nel 2025 per la provincia di Forlì-Cesena
In Emilia-Romagna, è atteso l’8,5% del fabbisogno nazionale, oltre 494mila entrate previste con difficoltà di reperimento al 50%. All’interno della regione, il totale entrate previste annualmente riferito alla provincia di Forlì-Cesena è stabile e pari a oltre 48mila, corrispondente al 9,9% delle entrate regionali annualmente previste con difficoltà di reperimento medie del 49%.
Si registrano elevate difficoltà di reperimento in alcuni settori : nelle industrie tessile, dell’abbigliamento e calzature 73%, costruzioni 68%, metallurgiche e dei prodotti in metallo 63% (a livello regionale, le maggiori difficoltà nei settori costruzioni 68%, metallurgiche e dei prodotti in metallo 65%, sanità e assistenza sociale 62%).
Al 10% delle 48.880 richieste di persone è richiesto un titolo terziario di istruzione, laurea o ITS Academy; al 63% di istruzione secondaria, diploma o qualifica (per il 27% è sufficiente la scuola dell’obbligo); in Emilia-Romagna, le percentuali si attestano rispettivamente al 13% e 64% (23% scuola dell’obbligo).
Le difficoltà di reperimento delle figure desiderate si registrano nei livelli di istruzione terziaria al 59% e 50% dei casi per la secondaria (44% scuola dell’obbligo). A livello nazionale si attestano al 52% e 47% (44%) e a quello regionale per il 57% e 50% (49%) rispettivamente.
Il gap quantitativo (mancanza di candidati disponibili per l’inserimento in azienda) è rilevato nel 32,7% dei casi, qualitativo 12,1% (preparazione inadeguata posseduta dai candidati) e nel 4,2% delle difficoltà di ricerca per altri motivi non specificati dai rispondenti (in Italia, la suddivisione registra il 30,2%, 13% e 3,7% mentre in Emilia-Romagna 33%, 12,8% e 4,6%).
In provincia, le 5 professioni più richieste, con la rispettiva percentuale di irreperibilità, sono:
- 8.040 esercenti e addetti nelle attività di ristorazione, 60%;
- 4.200 addetti alle vendite, 24%;
- 3.820 personale non qualificato nei servizi di pulizia, 39%;
- 2.430 conduttori di veicoli a motore, 67%;
- 2.390 personale non qualificato addetto a spostamento e consegna merci, 27%.
Le competenze più richieste in una rosa di dodici sono: flessibilità e adattamento 96%, lavorare in gruppo 85% e lavorare in autonomia 82%.
I giovani sono desiderati per il 29% delle posizioni (30% in Emilia-Romagna), maggiormente nei servizi di alloggio/ristorazione e turistici al 41%, nei servizi culturali/sportivi/alle persone 36% e nel commercio al dettaglio per il 35%; i più difficili da reperire sono i professionisti tecnici delle attività turistico-ricettive 99% di irreperibilità, tecnici in campo ingegneristico 89% e operai specializzati in rifiniture di costruzioni 87%.
Gli immigrati sono cercati nel 32% delle posizioni della provincia di Forlì-Cesena (31% Emilia-Romagna).
I fabbisogni delle imprese nel 2025 per la provincia di Rimini
In Emilia-Romagna, è atteso il 9% del fabbisogno nazionale, 475mila entrate previste con difficoltà di reperimento al 51%. All’interno della regione, il totale entrate previste annualmente riferito alla provincia di Rimini è in crescita a oltre 48mila, cresce di due punti percentuali la quota di imprese che assumono fino al 74% del totale (Italia 63%).
Si registrano elevate difficoltà di reperimento in alcuni settori, nelle costruzioni 64%, sanità e assistenza sociale 63% e industrie metalmeccaniche ed elettroniche 61% (a livello regionale le maggiori difficoltà nei settori costruzioni 68%, metallurgiche e dei prodotti in metallo 65%, sanità e assistenza sociale 62%).
Al 9% delle 48.180 richieste di persone è richiesto un titolo terziario di istruzione, laurea o ITS Academy e al 65% di istruzione secondaria, diploma o qualifica (27% scuola dell’obbligo); in Emilia-Romagna le percentuali si attestano rispettivamente al 13% e 64% (23% scuola dell’obbligo).
Le difficoltà di reperimento delle figure desiderate si registrano nei livelli di istruzione terziaria al 62% e 43% dei casi per la secondaria (43% scuola dell’obbligo). A livello nazionale si attestano al 52% e 47% (44%) e a quello regionale per il 57% e 50% (49%) rispettivamente.
Il gap quantitativo (mancanza di candidati disponibili per l’inserimento in azienda) è rilevato nel 31,5% dei casi, qualitativo 9,5% (preparazione inadeguata posseduta dai candidati) e nel 3,8% delle difficoltà di ricerca per altri motivi non specificati dai rispondenti (in Italia la suddivisione registra il 30,2%, 13% e 3,7% mentre in Emilia-Romagna 33%, 12,8% e 4,6%).
In provincia, le 5 professioni più richieste, con la rispettiva percentuale di irreperibilità, sono:
- 15.040 esercenti e addetti nelle attività di ristorazione, 46%;
- 6.470 personale non qualificato nei servizi di pulizia, 41%;
- 3.940 addetti alle vendite, 25%;
- 2.310 addetti all’accoglienza/informazione della clientela, 50%;
- 1.520 conduttori di veicoli a motore, 61%.
Le competenze più richieste in una rosa di dodici sono: flessibilità e adattamento 96%, lavorare in autonomia 85% e in gruppo 84%.
I giovani sono desiderati per il 30% delle posizioni (come in Emilia-Romagna), maggiormente nei servizi culturali/sportivi/alle persone 37%, nel commercio al dettaglio per il 37% e nei servizi di alloggio/ristorazione e turistici al 33%; i più difficili da reperire sono conduttori di veicoli a motore 82% di irreperibilità, operai specializzati in rifiniture di costruzioni 82% e meccanici artigianali, montatori, riparatori, manutentori di macchine fisse o mobili 78%.
Gli immigrati sono cercati nel 28% delle posizioni della provincia di Rimini (31% Emilia-Romagna).
Nota metodologica:
I dati annuali derivano dall’indagine Excelsior realizzata da Unioncamere in accordo con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, inserita nel Programma Statistico Nazionale (UCC-00007) tra quelle che prevedono l’obbligo di risposta. Dal 2017 è svolta con cadenza mensile.
Le informazioni derivano dal trattamento di informazioni amministrative presenti nel Registro Imprese e in INPS includendo, dal 2025, le imprese del settore primario (agricoltura, silvicoltura, caccia e pesca). Tale fonte viene comunque considerata al netto dei fenomeni non osservati per costruzione nel campo di osservazione di Excelsior (contratti attivati da: Pubblica amministrazione, studi professionali, soggetti non iscritti nei registri delle Camere di Commercio; nonché i contratti di durata inferiore ad un mese) ed integrata con le informazioni derivanti dalle indagini mensili disponibili fino al mese di settembre 2025 che, a copertura dell’intero anno, hanno come periodo previsionale i mesi dell’ultimo trimestre.
Le indagini mensili sono state realizzate utilizzando principalmente la tecnica di compilazione in modalità CAWI e realizzando 294.000 interviste presso le imprese, campione rappresentativo delle imprese con dipendenti al 2024 del settore primario e dei diversi settori industriali e dei servizi. La stima della previsione dei flussi di entrata viene ottenuta attraverso la modellizzazione della serie storica dei dati desunti da fonti amministrative su imprese e occupazione, opportunamente integrata con i dati campionari relativi a ciascuna indagine mensile. Le entrate (numero di contratti di lavoro che le imprese intendono stipulare in un certo periodo) e le relative caratteristiche si riferiscono alle assunzioni di lavoratori dipendenti e ai flussi di collaboratori di lavoratori in somministrazione e di altri lavoratori non alle dipendenze.
I risultati dell’indagine sono disponibili a livello nazionale, regionale e provinciale per i settori ottenuti dall’accorpamento di codici di attività economica della classificazione ATECO2007. La ripartizione delle entrate previste per “gruppo professionale” fa riferimento ad opportune aggregazioni dei codici della classificazione ISTAT CP2021.




