Oppimitti reinveste 16.500 euro nel territorio. Il modello della Fidelity Card contro la desertificazione commerciale
16.500 euro. È quanto le tre aziende del gruppo Oppimitti; Costruzioni, Energy e Teres; hanno deciso di immettere nel circuito economico locale di Bedonia attraverso i benefit natalizi ai dipendenti. Non denaro contante, ma crediti spendibili esclusivamente nei negozi del paese tramite la Fidelity Card del Centro Commerciale Naturale. Un meccanismo che trasforma il classico welfare aziendale in moltiplicatore economico territoriale.
Il modello non è nuovo. Oppimitti lo replica dal 2022 ma è interessante per una ragione: bypassa la dispersione. Quei 16.500 euro non finiscono su Amazon o nei centri commerciali della pianura. Restano in valle, si moltiplicano nei registratori di cassa dei 20 esercizi aderenti, generano fatturato locale, mantengono occupazione. L’economia circolare applicata su scala comunale.
I numeri del sistema
La Fidelity Card di Bedonia, comune di poco più di 3.000 abitanti nel cuore dell’Alta Val Taro e Val Ceno (Visit Emilia), compie 15 anni e presenta un bilancio che vale la pena analizzare. Nel solo 2025: 823.056 operazioni di accredito, 2.074.236 di addebito. Quasi un milione di euro movimentato (987.667 per la precisione) che ha generato 22.816 euro di sconti restituiti ai consumatori. Dal 2011 a oggi, il totale fa 186.000 euro di crediti scaricati. Non siamo ai livelli dei grandi programmi fidelity; della GDO, chiaro, ma per un paese di montagna il dato è tutt’altro che trascurabile.
Il sistema è semplice: ogni transazione nei negozi aderenti genera un piccolo cashback virtuale sulla card. Il cliente accumula, poi spende. Nel frattempo, il circuito è aggiornato tecnologicamente: dai POS con chip degli esordi (2011) ai tablet NFC (2020) fino all’app del 2024. Evoluzione necessaria per restare competitivi.
Il contesto: -21,4% di negozi in Italia
Gianpaolo Serpagli, sindaco di Bedonia, inquadra l’iniziativa nel contesto macroeconomico nazionale. «I dati Confcommercio parlano chiaro: dal 2012 al 2024 l’Italia ha perso il 21,4% dei negozi al dettaglio. La desertificazione commerciale non è l’inevitabile prosecuzione di tendenze di mercato – spiega Serpagli citando il rapporto – Servono scelte collettive e politiche pubbliche. Bedonia ha provato a non restare inerte: questa è la nostra risposta. Non è la panacea, ma è un tentativo concreto. La questione è seria. Quando chiude un negozio in un borgo montano non si perde solo un punto vendita: si perde presidio territoriale, si accelera lo spopolamento, si riducono le opportunità per residenti e turisti; un circolo vizioso che questa card prova a spezzare creando, appunto, un esempio virtuoso».
Replicabilità del modello
Tre nuovi esercizi entreranno nel circuito nel 2026. Il modello tiene, si espande. Marco Mariani, presidente del Centro Commerciale Naturale, conferma: «L’intuizione della famiglia Oppimitti dimostra che il welfare aziendale può diventare leva di sviluppo locale. Altre imprese potrebbero seguire l’esempio. Perché in fondo la domanda è quanto di quei 16.500 euro sarebbero finiti su piattaforme online o in outlet fuori provincia? Probabilmente una quota significativa. Invece restano qui. Si trasformano in pane, benzina, scarpe, ferramenta. In fatturato. In posti di lavoro salvaguardati. In servizi che restano aperti».
È microeconomia, certo. Ma è anche un possibile modello per le centinaia di comuni italiani che affrontano la stessa sfida: come mantenere vivo il tessuto commerciale quando le dinamiche di mercato lo condannerebbero all’estinzione. A Bedonia hanno trovato una risposta che vale, almeno, la pena di studiare.
Il progetto “Promozione turistica – Valli parmensi”, in complementarità e continuità con Appennino Emilia, è realizzato grazie ai Fondi europei della Regione Emilia-Romagna, attraverso l’Unione dei Comuni Valli Taro e Ceno.




