Fondazione Golinelli: dalla visione di Marino Golinelli all’innovazione di domani

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Antonio Danieli, Vicepresidente e Direttore Generale della Fondazione Golinelli e CEO di G-Factor, racconta l’evoluzione dell’I-Tech Innovation Program e il ruolo della Fondazione nel trasferimento tecnologico, nell’open innovation e nella crescita delle start up deep-tech

 Nata nel 1988 per volontà dell’imprenditore, ricercatore e filantropo Marino Golinelli, la Fondazione è una holding filantropica che gestisce società di scopo, guida centri culturali, sviluppa piattaforme di ricerca tecnologiche, coordina la Scuola delle Idee Marino Golinelli, partecipa attivamente in società di investimento, consorzi, centri per l’innovazione e altre realtà culturali. Tecnologia e innovazione sono i tratti del DNA che abbiamo approfondito con Antonio Danieli, Vicepresidente e Direttore generale di Fondazione Golinelli e CEO di G-Factor.

Che cos’è oggi I-Tech Innovation Program e quali sono le principali caratteristiche dell’edizione 2025–2026?

«I-Tech Innovation Program è un programma di accelerazione promosso da Fondazione Golinelli e CRIF e realizzato da G-Factor, pensato per sostenere lo sviluppo di giovani imprese e realtà ad alto contenuto innovativo e tecnologico, per accompagnare i progetti selezionati in un percorso strutturato di crescita, aiutandoli a rafforzare il modello di business, a validare il mercato e a costruire relazioni strategiche con il mondo industriale, finanziario e istituzionale. L’edizione 2025–2026 consolida il programma e si caratterizza per una forte multidisciplinarità. I progetti selezionati (11 a fronte di 160 candidature) rappresentano un campione eterogeneo per maturità, approccio tecnologico e ambiti applicativi; operano in ambiti strategici in cui l’innovazione tecnologica può generare non solo valore economico, ma anche ricadute concrete in termini di sostenibilità, qualità della vita e competitività del sistema produttivo: EdTech in Life Science, AI & Data in Finance & Green Economy, AgriTech & FoodTech, Industry 4.0, Social Impact e TravelTech & Smart Mobility. È realizzata in collaborazione con BI-REX Competence Center, Emil Banca, AgroFood BIC e Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna, e con il supporto dei partner istituzionali Città Metropolitana di Bologna, Comune di Bologna, Comune di Imola e ART-ER, a conferma di un modello di accelerazione fondato su sinergie concrete tra pubblico e privato.

La selezione è centrale nel nostro approccio: non punta alla quantità, ma a progetti con reale potenziale di crescita, impatto e scalabilità. Sceglierne pochi, ma eccellenti, permette di offrire un supporto intenso e personalizzato. La selezione non è esclusione ma strumento strategico per aumentare le probabilità di successo sia delle start up coinvolte sia dell’intero ecosistema dell’innovazione.

Il programma, gratuito e completamente equity free, si articola in una prima fase di accelerazione intensiva – con formazione, mentoring e confronto con esperti e partner – che culminerà nel Demo Day del 31 marzo 2026, seguita da una fase di follow up che porterà all’Investor Day del 10 giugno 2026. L’obiettivo non è solo supportare singole imprese, ma contribuire alla crescita di un ecosistema dell’innovazione più maturo e capace di competere anche su scala internazionale. Fondazione Golinelli ha investito in innovazione negli ultimi anni oltre 8 milioni di euro (tra G-Factor ed Utopia). Come G-Factor, invece, sono stati investiti circa 3.5 milioni di euro nell’equity delle start up, che hanno raccolto altri 30 milioni di euro. Tre di esse sono già state rilasciate con exit totali (Relief, Lighthouse e BionitLabs) con un fattore moltiplicatore del ritorno della exit pari a X2,5. Nel 2024 è stato nominato secondo miglior incubatore in ambito life sciences in Italia».

Quale esigenza concreta avete intercettato allora e in che modo il programma si è evoluto nel tempo?

«Dal 2010 abbiamo iniziato a ragionare di innovazione, occupandocene direttamente dal 2013 al tempo dell’introduzione della Terza Missione universitaria e del Decreto Passera sulle start up innovative.

Prima ancora dell’apertura dell’Opificio Golinelli (2015), la Fondazione contribuì alla nascita delle Serre dei Giardini a Bologna, di Kilowatt e ad Art-ER, avviando programmi di formazione imprenditoriale per studenti, ricercatori e giovani innovatori, coinvolgendo imprese, investitori e centri di ricerca.

Nel tempo ha costruito una filiera completa dell’innovazione: dalla formazione all’incubazione e accelerazione con G-Factor (dal 2018, con fondi seed ed early stage), fino al venture capital con Utopia SIS. Dopo i primi anni di sviluppo del VC italiano, molti team scientifici hanno iniziato a generare tecnologie straordinarie, ma spesso si sono fermati davanti alle difficoltà di industrializzazione, definizione del modello di business e internazionalizzazione.

In Italia molti brevetti di valore restavano inutilizzati nei laboratori. La necessità che abbiamo intercettato era spingere scienziati e aspiranti imprenditori a trasformare la ricerca in impresa, creando un ponte solido tra innovazione, mercato e sostenibilità. È così nato G-Force: un percorso pensato per accompagnare progetti altamente innovativi verso la creazione di start up scalabili. Nei primi tre anni, dal 2018 al 2021, la Fondazione lo ha portato avanti in autonomia, concentrandosi soprattutto sul settore delle Life Sciences.

Con la nascita di I-Tech Innovation Program nel 2021, insieme a CRIF, abbiamo rafforzato un approccio già centrale: percorsi di accelerazione personalizzati, costruiti sulle esigenze tecnologiche e di mercato di ogni team. I-Tech ha introdotto una struttura più completa e integrata, con verticali strategiche – AgriTech, FoodTech, Industry 4.0, EdTech, Life Science, AI & Data, TravelTech & Smart Mobility – e un ampliamento delle partnership pubblico private.

Le edizioni precedenti hanno dimostrato in maniera chiara il valore di questo percorso di accelerazione: il programma ha raccolto oltre 1.150 candidature, accelerato 58 giovani imprese ad alto contenuto tecnologico e investito direttamente in 24 realtà imprenditoriali. Nell’edizione 2025–2026, I-Tech è in una fase di maturità consapevole, frutto di anni di osservazione, sperimentazione e adattamento. Si è evoluto in un ecosistema in cui formazione, mentoring, network industriale e supporto finanziario si integrano in modo coerente, offrendo ai team selezionati una vera opportunità di crescita strutturata e duratura».

Che ruolo possono giocare oggi le pubbliche amministrazioni?

«Il sistema italiano dell’innovazione sta vivendo una fase di trasformazione cruciale.

Dopo il periodo 2010 2022, segnato da una forte accelerazione culturale e dal ruolo congiunto di privati e istituzioni che hanno costruito basi solide, oggi il Paese può compiere un ulteriore salto: servono territori più attrattivi e un dialogo sempre più integrato tra amministrazioni, università, ricerca, imprese e finanza.

Una nuova norma permette ora a fondi pensione e casse previdenziali Art-ER, avviando programmi di formazione imprenditoriale per studenti, ricercatori e giovani innovatori, coinvolgendo imprese, investitori e centri di ricerca.

Nel tempo ha costruito una filiera completa dell’innovazione: dalla formazione all’incubazione e accelerazione con G-Factor (dal 2018, con fondi seed ed early stage), fino al venture capital con Utopia SIS. Dopo i primi anni di sviluppo del VC italiano, molti team scientifici hanno iniziato a generare tecnologie straordinarie, ma spesso si sono fermati davanti alle difficoltà di industrializzazione, definizione del modello di business e internazionalizzazione.

In Italia molti brevetti di valore restavano inutilizzati nei laboratori. La necessità che abbiamo intercettato era spingere scienziati e aspiranti imprenditori a trasformare la ricerca in impresa, creando un ponte solido tra innovazione, mercato e sostenibilità. È così nato G-Force: un percorso pensato per accompagnare progetti altamente innovativi verso la creazione di start up scalabili. Nei primi tre anni, dal 2018 al 2021, la Fondazione lo ha portato avanti in autonomia, concentrandosi soprattutto sul settore delle Life Sciences.

Con la nascita di I-Tech Innovation Program nel 2021, insieme a CRIF, abbiamo rafforzato un approccio già centrale: percorsi di accelerazione personalizzati, costruiti sulle esigenze tecnologiche e di mercato di ogni team. I-Tech ha introdotto una struttura più completa e integrata, con verticali strategiche – AgriTech, FoodTech, Industry 4.0, EdTech, Life Science, AI & Data, TravelTech & Smart Mobility – e un ampliamento delle partnership pubblico private.

Le edizioni precedenti hanno dimostrato in maniera chiara il valore di questo percorso di accelerazione: il programma ha raccolto oltre 1.150 candidature, accelerato 58 giovani imprese ad alto contenuto tecnologico e investito direttamente in 24 realtà imprenditoriali. Nell’edizione 2025–2026, I-Tech è in una fase di maturità consapevole, frutto di anni di osservazione, sperimentazione e adattamento. Si è evoluto in un ecosistema in cui formazione, mentoring, network industriale e supporto finanziario si integrano in modo coerente, offrendo ai team selezionati una vera opportunità di crescita strutturata e duratura».

Che ruolo possono giocare oggi le pubbliche amministrazioni?

«Il sistema italiano dell’innovazione sta vivendo una fase di trasformazione cruciale.

Dopo il periodo 2010 2022, segnato da una forte accelerazione culturale e dal ruolo congiunto di privati e istituzioni che hanno costruito basi solide, oggi il Paese può compiere un ulteriore salto: servono territori più attrattivi e un dialogo sempre più integrato tra amministrazioni, università, ricerca, imprese e finanza.

Una nuova norma permette ora a fondi pensione e casse previdenziali

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Immagine di Rita Passerini
Rita Passerini
Giornalista pubblicista e coordinatrice editoriale di Emilia-Romagna Economy. Si occupa di innovazione, sostenibilità e nuove opportunità in campo economico. Esperta di eventi del mondo del lusso e della personalizzazione che mette al centro il singolo.

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