Economia, segnali positivi nell’Emilia occidentale

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Economia, segnali positivi nell’Emilia occidentale: crescono le prospettive reggiane e l’artigianato di Parma e Piacenza

Le elaborazioni della Camera di commercio dell’Emilia indicano un miglioramento delle previsioni per Reggio Emilia e una crescita trimestrale dello 0,3% delle imprese artigiane a Parma e Piacenza. Restano però alcune criticità nel confronto con il 2025

Segnali positivi, pur in un quadro che presenta ancora elementi di incertezza, arrivano dall’economia delle province dell’Emilia occidentale. Le più recenti analisi dell’Ufficio Studi della Camera di commercio dell’Emilia evidenziano infatti un miglioramento delle prospettive per l’economia reggiana, mentre a Parma e Piacenza il secondo trimestre del 2026 registra una crescita del numero delle imprese artigiane.

Reggio Emilia, valore aggiunto previsto a +0,8%

Per Reggio Emilia, i più recenti scenari elaborati da Prometeia e analizzati dall’Ufficio Studi camerale migliorano sensibilmente le prospettive per il 2026. Le stime aggiornate a luglio indicano una crescita del valore aggiunto dello 0,8%, decisamente superiore al +0,2% ipotizzato lo scorso aprile.

La provincia si collocherebbe così al di sopra sia della media dell’Emilia-Romagna, prevista al +0,6%, sia di quella nazionale, pari al +0,5%. Nel 2027, tuttavia, la crescita dovrebbe rallentare al +0,4%.

Indicazioni favorevoli arrivano anche dall’export del “made in Reggio Emilia”, previsto in aumento del 2,1% nel 2026 e del 4,4% nel 2027.

A sostenere il valore aggiunto provinciale sono soprattutto le costruzioni, per le quali è stimata una crescita dell’1,6% nell’anno in corso, anche se nel 2027 potrebbe verificarsi una contrazione dell’1%. Positivo anche il contributo dell’industria, prevista a +1,1% sia nel 2026 sia nel 2027.

I servizi dovrebbero crescere dello 0,5% quest’anno e dello 0,7% nel prossimo, mentre per l’agricoltura le previsioni sono negative: -1,1% nel 2026 e -3,2% nel 2027.

Buone indicazioni riguardano inoltre il mercato del lavoro, con l’occupazione prevista in aumento dell’1,5% e il tasso di disoccupazione stimato al 3,1% nel 2026 e al 3% nel 2027.

“Fra i dati più positivi – sottolinea il presidente della Camera di commercio dell’Emilia, Stefano Landi – spicca la ripresa del valore delle esportazioni, sia perché si lega fortemente alla crescita indicata per l’industria dopo anni di sofferenza, sia perché conferma la competitività del nostro sistema imprenditoriale in uno scenario internazionale segnato ancora da guerre e tensioni tra Paesi”.

Più complesso il quadro relativo al potere d’acquisto. Il reddito delle famiglie è previsto in crescita del 3,9%, ma l’aumento rischia di essere in buona parte eroso dall’inflazione, stimata attorno al 3%, soprattutto per l’impatto dei rincari sui beni e servizi essenziali.

Parma, 33 imprese artigiane in più in tre mesi

Sul fronte dell’artigianato, il secondo trimestre 2026 si è chiuso positivamente per Parma. Tra marzo e giugno lo stock delle imprese artigiane è aumentato di 33 unità, pari allo 0,3%.

La crescita è in linea con quella nazionale (+0,3%) e superiore alla media regionale (+0,1%). Nell’area dell’Emilia occidentale, Parma registra la stessa variazione di Piacenza, mentre Reggio Emilia raggiunge il +0,7%.

Rimane però ancora da recuperare il divario rispetto a un anno prima: rispetto ai primi sei mesi del 2025, infatti, il numero delle imprese artigiane parmensi risulta inferiore dello 0,8%.

Al 30 giugno 2026 sono 10.971 le imprese artigiane attive in provincia di Parma, pari al 28,4% delle complessive 38.670 imprese attive del territorio.

Il settore più rappresentato è quello delle costruzioni, con 4.218 attività e una quota del 38,4% dell’intero artigianato provinciale. Segue il manifatturiero, con 2.675 imprese, pari al 24,4% del totale e in crescita dello 0,1% rispetto al trimestre precedente.

I servizi alla persona contano 2.051 attività, il 18,7% del totale, e aumentano dello 0,2%, mentre i servizi alle imprese raggiungono quota 1.542, con una crescita dello 0,6%.

La ditta individuale resta la forma giuridica largamente prevalente, con 8.115 realtà, pari al 74% del totale. Le società di persone sono 1.461, mentre le società di capitali raggiungono quota 1.372 e registrano un incremento trimestrale dell’1%.

Quanto alla composizione dell’imprenditoria artigiana, 1.854 imprese sono a guida femminile, 861 sono guidate da giovani e 2.669 da cittadini di origine straniera. Queste ultime rappresentano il 24,3% dell’intero comparto.

Piacenza, artigianato a +0,3% ma pesa il confronto annuale

Una dinamica trimestrale analoga caratterizza Piacenza. Tra la fine di marzo e la fine di giugno 2026 le imprese artigiane attive sono aumentate di 21 unità, segnando anche in questo caso un +0,3%.

Il dato è sostanzialmente in linea con quello delle altre province dell’area vasta dell’Emilia occidentale, coincide con la media nazionale e supera il +0,1% regionale.

Più critica, tuttavia, è la situazione nel confronto su base annua. Rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo le analisi camerali sui dati Infocamere, il numero delle imprese artigiane piacentine risulta infatti in contrazione del 7,5%.

Al 30 giugno 2026 sono complessivamente 7.295 le imprese artigiane attive in provincia, pari al 29,5% dell’intero tessuto imprenditoriale piacentino.

Anche a Piacenza il comparto è fortemente trainato dall’edilizia. Le costruzioni contano 3.173 imprese, pari al 43,5% dell’artigianato provinciale, e nel secondo trimestre hanno guadagnato 23 attività, con una crescita dello 0,7%. È proprio questo andamento a fornire il principale contributo al saldo trimestrale positivo.

I servizi alla persona rappresentano il secondo comparto, con 1.462 imprese e un peso del 20%, pur registrando una lieve flessione dello 0,1%. Seguono le attività manifatturiere, con 1.400 imprese, il 19,2% del totale, in diminuzione dello 0,2%. Crescono invece dello 0,8% i servizi alle imprese, che raggiungono quota 935.

Anche nel Piacentino prevalgono nettamente le ditte individuali: sono 5.705, pari al 78,2% delle imprese artigiane, e aumentano dello 0,5% sul trimestre precedente. Seguono le 975 società di persone e le 604 società di capitali.

Sul fronte della composizione imprenditoriale, le attività artigiane a guida femminile sono 1.195, pari al 16,4% del totale; quelle giovanili sono 670, il 9,2%, mentre le imprese condotte da stranieri raggiungono quota 2.002 e rappresentano il 27,4% del comparto.

Un quadro in miglioramento, ma con differenze tra i territori

Nel complesso, i dati restituiscono l’immagine di un’Emilia occidentale che mostra segnali di tenuta e, su alcuni fronti, di rafforzamento. A Reggio Emilia migliorano le prospettive generali per il 2026, sostenute da industria, costruzioni ed esportazioni; a Parma e Piacenza l’artigianato torna invece a crescere nel confronto con il trimestre precedente.

La lettura di medio periodo resta però più articolata. Parma non ha ancora recuperato completamente i livelli dell’artigianato del 2025 e a Piacenza il divario annuale rimane particolarmente consistente. Sullo sfondo restano inoltre l’andamento dell’inflazione, i costi sostenuti dalle imprese e le tensioni internazionali, fattori destinati a incidere sulla capacità dei segnali positivi registrati nel 2026 di trasformarsi in una crescita più solida e duratura.

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