Emilia centrale, crescita moderata ma basi solide

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Emilia centrale, crescita moderata ma basi solide: Pil e lavoro tengono nel 2026 tra luci e fragilità settoriali

Un’economia che rallenta rispetto agli anni della ripartenza post-pandemica ma che continua a dimostrare resilienza. È questo il quadro che emerge dalle previsioni 2026 elaborate dalla Camera di commercio dell’Emilia sui dati dell’Osservatorio Prometeia per le province di Piacenza, Reggio Emilia e Parma: tre territori con caratteristiche produttive differenti, ma accomunati da una crescita contenuta, sostenuta soprattutto dai servizi e da un mercato del lavoro ancora dinamico, mentre restano aperte alcune criticità legate all’industria, all’agricoltura e agli effetti del nuovo contesto internazionale.

Nel complesso, il Pil delle tre economie provinciali mostra segnali positivi, pur senza accelerazioni. Reggio Emilia guida le previsioni con un aumento dello 0,9% nel 2026, leggermente superiore sia alla media regionale sia a quella nazionale, confermando il recupero avviato dopo due anni particolarmente complessi. Parma si colloca su un +0,7%, in linea con l’andamento italiano, mentre Piacenza registra una crescita più contenuta, pari allo 0,4%, dopo una lieve flessione nel 2025. Per tutte le province lo scenario resta improntato alla stabilità anche nel 2027, segnale di un ciclo economico orientato più al consolidamento che all’espansione.

A sostenere la crescita è soprattutto il comparto dei servizi, ormai asse portante dell’economia territoriale. A Parma il settore dovrebbe crescere dell’1% nel 2026, con un ulteriore rafforzamento l’anno successivo, mentre a Reggio Emilia è previsto un incremento dello 0,9% destinato a superare l’1% nel 2027. Anche Piacenza mostra un andamento positivo, con una crescita dello 0,5%. Si tratta di un’evoluzione che riflette la trasformazione progressiva del tessuto produttivo locale, sempre più orientato verso attività ad alto contenuto di competenze e servizi alle imprese.

Più articolata la situazione dell’industria, che evidenzia dinamiche differenziate tra i territori. Reggio Emilia mostra i segnali più incoraggianti, con un Pil industriale previsto in aumento dell’1,2% sia nel 2026 sia nel 2027, sostenuto soprattutto dal recupero delle piccole e medie imprese nella seconda parte del 2025. Parma registra una crescita più moderata (+0,3%), mentre Piacenza resta in territorio negativo, con una contrazione dell’1,1% prevista per il 2026. Un dato che evidenzia come il comparto manifatturiero continui a confrontarsi con costi energetici elevati, tensioni commerciali internazionali e nuove barriere tariffarie.

Le costruzioni, dopo gli anni di espansione legati agli incentivi fiscali, entrano invece in una fase di normalizzazione. A Piacenza il settore cresce ancora nel 2026 (+2,3%) prima di una prevista flessione, mentre Parma e Reggio Emilia mostrano già segnali di rallentamento destinati ad accentuarsi nel 2027. Anche l’agricoltura presenta un quadro disomogeneo: forte recupero a Piacenza, dove il valore aggiunto è atteso in crescita del 6,9%, mentre Parma e Reggio Emilia registrano previsioni negative, legate in parte a fisiologici assestamenti dopo performance particolarmente positive negli anni precedenti, soprattutto nel comparto agroalimentare.

Sul fronte internazionale emergono segnali contrastanti. Piacenza e Reggio Emilia dovrebbero tornare a crescere nelle esportazioni, rispettivamente del 6,2% e del 2,6% nel 2026, dopo le difficoltà del 2025, mentre Parma potrebbe attraversare una fase temporanea di arretramento (-1,1%), interpretata come un riassestamento dopo risultati migliori rispetto alla media regionale nell’anno precedente. In tutti i territori resta centrale il tema del sostegno all’export, anche alla luce dei nuovi dazi e delle tensioni geopolitiche.

Il vero elemento di stabilità continua però a essere il mercato del lavoro. Le previsioni indicano un aumento dell’occupazione dello 0,7% a Piacenza e Reggio Emilia e dell’1,1% a Parma, accompagnato da un progressivo calo della disoccupazione. Particolarmente significativo il livello dei tassi di attività, superiori sia alla media regionale sia a quella nazionale, segnale di sistemi economici ancora capaci di assorbire forza lavoro e generare reddito. Non a caso, il reddito disponibile delle famiglie è atteso in crescita intorno al 3% nei diversi territori, pur con l’incognita dell’inflazione.

Nel loro insieme, i dati delineano dunque un’economia emiliana centrale solida ma prudente, che affronta una fase di transizione: meno trainata dagli incentivi straordinari e più esposta alle dinamiche globali, ma ancora sostenuta dalla capacità imprenditoriale locale e dalla tenuta dell’occupazione. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa stabilità in nuova crescita strutturale, intervenendo su competitività energetica, innovazione industriale e apertura ai mercati internazionali, leve decisive per rafforzare uno dei distretti produttivi più dinamici del Paese.

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Immagine di Giulia Chittaro
Giulia Chittaro
Giulia è responsabile dei contenuti online di Italia Economy. Nel tempo ha guidato l’evoluzione del reparto digitale, affiancando alla gestione editoriale la produzione di articoli originali di analisi socio-economica

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