L’arte e la scienza si incontrano alla Fondazione Golinelli per ampliare lo sguardo sul mondo e le transizioni che caratterizzano il presente
I Preferiti di Marino. Capitolo II – Opus Mundi in mostra a Bologna dal 6 febbraio al 28 giugno
Fondazione Golinelli, ospitata negli spazi dell’omonimo Opificio – una città della conoscenza, dell’innovazione e della cultura, del Centro Arti e Scienze Golinelli e di G-Factor – nasce nel 1988 per volontà dell’imprenditore, ricercatore e filantropo Marino Golinelli; una holding filantropica che gestisce società di scopo, guida centri culturali, sviluppa piattaforme di ricerca tecnologiche, coordina la Scuola delle Idee Marino Golinelli, una scuola paritaria di secondo grado.
La passione del fondatore e della moglie Paola Pavirani Golinelli per i viaggi e l’arte ha dato vita a una vasta collezione privata di opere d’arte di varia fattura, da cui provengono le circa cinquanta opere d’arte contemporanea firmate da artisti di fama internazionale esposte per il secondo capitolo I preferiti di Marino, un percorso di studio, ricerca ed esposizione pluriennale dedicato alla Collezione Marino Golinelli.
Antonio Danieli, vicepresidente della Fondazione Golinelli e co-curatore della mostra, ha presentato questa edizione intitolata Opus Mundi, inaugurata in concomitanza ad ArteFiera e visitabile fino al 28 giugno, dando rilievo alle tre chiavi di lettura con cui si possono interpretare le opere esposte.
Il progetto che riunisce artisti da Africa, America, Asia, Europa può in primo luogo essere interpretato come un viaggio nell’arte contemporanea di tutto il mondo. Da questa suddivisione geografica si procede verso la seconda chiave di lettura, i grandi processi di trasformazione del nostro tempo: dalla transizione ecologica a quella digitale, dai conflitti geopolitici alle migrazioni. Queste transizioni, interpretate attraverso lo sguardo degli artisti, indicano la direzione da seguire e rispecchiano la profonda fiducia che Marino Golinelli nutriva nel futuro e nella capacità dell’essere umano di reinventarsi. Infine, la terza chiave di lettura offre la sintesi di quattro anime, una peculiare ogni continente rappresentato:
L’Africa, con la sua capacità di sublimare il dolore in bellezza e speranza, amplifica tematiche dal valore universale. La materia come memoria rielabora i simboli dei conflitti, delle diseguaglianze e delle crisi ambientali in espressioni di bellezza artistica, che ci parlano della capacità di reinvenzione culturale di questo continente.

L’America offre un racconto visivo delle contraddizioni sociali e politiche di un continente in costante ricerca di nuove frontiere materiali e spirituali. Sono Fratture di modernità di un territorio vastissimo, segnato da conflitti politici, migrazioni forzate, repentine accelerazioni tecnologiche, brutale sfruttamento delle risorse naturali ma anche contraddistinto da una persistente capacità di reinventare forme di convivenza.
(Foto di Sara Rahbar, America Sweet America, 2011, Forcipi, manette, proiettili)
In Asia la sperimentazione artistica dà vita a un complesso universo simbolico che riflette le metamorfosi del presente e gli echi della storia, contrapponendoli a visioni immaginifiche di futuro. Le opere esposte restituiscono l’immagine di un territorio lontano da ogni visione omogenea, in cui le transizioni geopolitiche, culturali e tecnologiche non cancellano il passato, ma lo rendono ancora più visibile, creando Tempi stratificati.

Nella sezione Europa ci si interroga su spazi per una nuova consapevolezza nel continente che ha dato vita alla cultura occidentale: le transizioni, più che rotture improvvise, si presentano come momenti di verifica, in cui i tradizionali modelli culturali, tecnologici e sociali sono messi alla prova e riformulati. L’arte non propone soluzioni né visioni consolatorie, ma costruisce dispositivi capaci di rendere visibili tensioni latenti, aprendo spazi di riflessione sul presente, in veri Esercizi di consapevolezza.

Il percorso espositivo è arricchito da REBORN—The Moment of Awareness, un’esperienza immersiva di realtà virtuale che permette al visitatore di immergersi all’interno di alcune opere, creando scenari complementari per esplorare i processi di percezione e interpretazione della realtà, usando contesti generati virtualmente dagli esperti di Fondazione Golinelli.
La mostra I Preferiti di Marino è affiancata da un programma di attività collaterali, a sottolineare l’importanza di unire la progettualità artistica ad altre attività capaci di incarnare la missione di sperimentazione e ricerca: in questa edizione sono proposte contaminazioni con la danza e con il teatro, con l’obiettivo di moltiplicare le possibilità espressive delle arti visive mediante l’utilizzo di altri linguaggi: il progetto AN ECHO, A FRAME del Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto, una performance di danza dalla duplice natura, dal vivo e in realtà virtuale, che mette in dialogo arti performative e visuali; Il Mondo sognato da Femore, spettacolo teatrale inedito per le scuole, realizzato in collaborazione con Emilia Romagna Teatro ERT/Teatro Nazionale e Planetaria-content factory in cui arte e scienza si incontrano per raccontare le grandi urgenze del presente,di cui Stefano Accorsi è direttore artistico. Infine, il laboratorio di arte e scienza Marino e le Stelle coinvolgerà gli studenti dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna e giovani dottorandi e post dottorati in Astrofisica del Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” dell’Università di Bologna. Il progetto è a cura del duo artistico Antonello Ghezzi, in collaborazione con il Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” – Università di Bologna, l’Accademia di Belle Arti di Bologna, INAF–Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio e INAF–Istituto di Radioastronomia.




