Mercato del lavoro emiliano in rallentamento: il 2026 si apre con meno assunzioni e squilibri strutturali
Nuovi contratti in calo a gennaio e prospettive più deboli nel trimestre: industria sotto pressione, servizi in tenuta selettiva e difficoltà crescenti nel reperire profili qualificati
L’avvio del 2026 consegna un’immagine prudente del mercato del lavoro nelle province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia. I primi dati sulle assunzioni programmate dalle imprese indicano un rallentamento diffuso, con flessioni già evidenti nel mese di gennaio e un quadro che tende a peggiorare guardando all’intero trimestre gennaio-marzo. Non si tratta di una frenata improvvisa, ma di un raffreddamento progressivo che riflette un contesto economico ancora incerto, in cui le imprese continuano a selezionare con cautela e a privilegiare profili esperti, riducendo allo stesso tempo il numero complessivo delle attivazioni.
Nel complesso, le tre province mostrano dinamiche simili, seppur con intensità diverse. Piacenza registra a gennaio una lieve contrazione dei nuovi contratti (-1,0%), Parma segue con un calo del -1,3%, mentre Reggio Emilia evidenzia la flessione più marcata (-2,7%). Il quadro si fa più severo se si allarga lo sguardo al trimestre: le assunzioni previste diminuiscono del 4,4% a Piacenza, del 3,9% a Parma e addirittura del 7,2% a Reggio Emilia, segnalando un indebolimento più accentuato nel cuore manifatturiero della regione.
Il settore che paga il prezzo più alto è l’industria, in difficoltà in tutte e tre le province. A Piacenza le nuove attivazioni industriali calano del 2,4% a gennaio, a Parma la riduzione arriva al 5,6%, mentre a Reggio Emilia si sfiora il -9%. Anche nel medio periodo la tendenza resta negativa, confermando una fase di aggiustamento per un comparto che resta centrale ma che oggi appare più esposto alle incertezze dei mercati e ai costi di produzione. I servizi mostrano una maggiore capacità di tenuta, soprattutto a Reggio Emilia, dove a gennaio la contrazione è minima (-0,6%), mentre Piacenza e Parma registrano cali più visibili. Tuttavia, anche qui le previsioni trimestrali indicano un indebolimento, con flessioni che in alcuni casi diventano consistenti. In controtendenza si colloca ancora una volta il comparto primario, che cresce in tutte e tre le province nel mese di gennaio, confermando una dinamica positiva che, pur su numeri assoluti contenuti, segnala una rinnovata domanda di lavoro agricolo.
Un tratto comune ai tre territori è la forte richiesta di esperienza. In circa due terzi delle posizioni ricercate le imprese dichiarano di privilegiare candidati già formati, mentre le opportunità per i giovani risultano in calo a Piacenza e Parma e restano più elevate a Reggio Emilia, dove superano un terzo delle attivazioni complessive. Le figure più richieste tra gli under 30 si concentrano nei profili tecnici e ad alta specializzazione, in particolare nei settori informatico-tecnologici, ingegneristici e sanitari, ma anche in alcune professioni operative legate alla manifattura e ai servizi alla persona.
Accanto alla riduzione delle assunzioni, emerge con forza un altro elemento strutturale: la difficoltà di reperimento del personale. In tutte e tre le province una quota rilevante delle posizioni programmate rischia di restare scoperta. A Piacenza oltre la metà dei profili ricercati è considerata di difficile reperibilità, a Parma e Reggio Emilia il dato sfiora il 50%. Le cause si ripetono: mancanza di candidati disponibili e, in misura non trascurabile, inadeguatezza delle competenze rispetto alle esigenze aziendali. Le criticità sono particolarmente accentuate per ingegneri, tecnici informatici, professionisti della salute e alcune figure specializzate dell’industria e delle costruzioni, con percentuali di scopertura che in alcuni casi superano l’80-90%.
Nel loro insieme, i dati delineano un mercato del lavoro che entra nel 2026 con meno slancio e con squilibri sempre più evidenti tra domanda e offerta. Le imprese continuano a cercare competenze qualificate, ma faticano a trovarle, mentre riducono il numero complessivo delle assunzioni per adattarsi a uno scenario economico più complesso. La sfida per i prossimi mesi sarà duplice: sostenere la capacità di crescita dei settori produttivi e, allo stesso tempo, intervenire sul nodo delle competenze, vero punto critico che accomuna Piacenza, Parma e Reggio Emilia e che condizionerà in modo decisivo l’evoluzione del lavoro nel medio periodo.
Fonte dei dati: elaborazioni dell’Ufficio Studi e Statistica della Camera di commercio dell’Emilia su dati Sistema informativo Excelsior.




