Inflazione sotto controllo in Emilia, ma la pressione resta sui beni essenziali
Piacenza, Reggio Emilia e Parma chiudono il 2025 con aumenti dei prezzi inferiori alla media nazionale. A crescere più dell’indice generale sono però alimentari, istruzione, sanità e ristorazione: le voci che pesano di più sui bilanci familiari.
Nel 2025 l’inflazione nelle province di Piacenza, Reggio Emilia e Parma ha mantenuto un profilo complessivamente moderato, in linea o inferiore alla media regionale e nazionale. I dati elaborati dalla Camera di commercio dell’Emilia sull’indice dei prezzi al consumo ISTAT (NIC) restituiscono un quadro di stabilità relativa: +1,4% a Piacenza, +1,2% a Reggio Emilia e appena +1,0% a Parma, il valore più basso in regione.
Dietro la media, tuttavia, si nasconde una dinamica meno rassicurante. In tutti e tre i territori alcune delle principali voci di spesa per le famiglie hanno registrato rincari ben superiori all’indice complessivo, erodendo parte dei benefici legati alla crescita del reddito disponibile prevista per il 2026.
Alimentari, istruzione e sanità: le stesse criticità in tre territori
A Reggio Emilia a pesare di più sono stati gli alimentari e le bevande analcoliche, cresciuti del 3,4%, seguiti da servizi ricettivi e ristorazione (+2,5%) e altri beni e servizi (+2,4%). Anche a Piacenza il carrello della spesa ha continuato a salire (+2,6%), mentre l’istruzione ha segnato l’incremento più elevato dell’anno con un +4,2%, accompagnato dai rincari per sanità (+2,4%) e ristorazione (+2,7%).
Parma, pur avendo contenuto maggiormente l’inflazione complessiva, mostra segnali simili: alimentari e salute a +2,2%, istruzione a +1,7% e servizi ricettivi e di ristorazione in crescita del 2,4%. Un insieme di aumenti che riguarda beni e servizi difficilmente comprimibili per le famiglie e che, secondo i vertici della Camera di commercio dell’Emilia, richiede attenzione costante.
Redditi in crescita, ma l’erosione resta un rischio
Le previsioni indicano un aumento del reddito disponibile nominale tra il 3,5% e il 2,7% nel 2026, dopo il +3,5% del 2025. Un segnale incoraggiante, che però rischia di tradursi solo in parte in maggiore potere d’acquisto se la pressione inflazionistica continuerà a concentrarsi proprio sui capitoli essenziali.
A Piacenza l’allarme riguarda la distanza tra l’incremento dei prezzi di alcune voci chiave e la crescita stimata dei redditi, mentre a Reggio Emilia e Parma viene sottolineata la necessità di vigilare su sanità, alimentari e servizi alla persona, settori nei quali un’accelerazione dei costi potrebbe incidere in modo strutturale sui bilanci familiari.
Energia e comunicazioni: andamenti altalenanti
Il 2025 è stato caratterizzato anche da forti oscillazioni mensili, soprattutto sul fronte dell’energia e delle spese per l’abitazione. A Piacenza i picchi si sono registrati tra febbraio e marzo, con rincari superiori al 5% per la casa, seguiti da un’inversione a novembre. A Reggio Emilia aprile e giugno hanno visto i maggiori aumenti, trainati prima dalle utenze domestiche e poi dalla ristorazione, mentre Parma ha segnato i massimi a gennaio e marzo, in coincidenza con la crescita dei costi sanitari e dell’energia.
Comune a tutte e tre le province è invece il forte calo delle comunicazioni, scese del 6,1%, uno dei pochi capitoli a offrire un alleggerimento stabile alla spesa delle famiglie.
Lo scenario per il 2026
Il quadro che emerge dall’Emilia è quello di un’inflazione sotto controllo, ma sempre più selettiva: meno diffusa rispetto agli anni precedenti, ma concentrata sui beni e servizi che incidono maggiormente sulla vita quotidiana. Per imprese e istituzioni locali questo significa confrontarsi con consumatori più attenti, una domanda orientata al valore e una crescente sensibilità ai prezzi nei comparti fondamentali.
Il 2026 si apre quindi con una sfida doppia: preservare la stabilità dei prezzi complessivi e intervenire, dove possibile, sulle sacche di inflazione persistente che rischiano di ridurre la capacità di spesa delle famiglie. Un equilibrio cruciale per territori che restano tra i più dinamici della regione, ma che dovranno continuare a monitorare con attenzione l’evoluzione del costo della vita.




