UniCredit: fare sistema per rafforzare la competitività delle imprese sui mercati globali

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In uno scenario internazionale complesso, la capacità delle imprese di innovare, investire e rafforzare la propria presenza sui mercati esteri rappresenta un fattore sempre più decisivo per la competitività del sistema produttivo italiano. Un tema rilevante per il Centro Nord, dove si concentrano alcune delle filiere e dei distretti industriali più dinamici del Paese e una significativa quota dell’export nazionale. Proprio le opportunità di sviluppo internazionale delle aziende del territorio sono al centro di “Imprese senza Frontiere”, l’evento promosso da Italia Economy che si terrà il 27 ottobre a Bologna, a Palazzo Magnani, storica sede di UniCredit a Bologna.

In vista dell’appuntamento, abbiamo intervistato Andrea Burchi, Regional Manager Centro Nord di UniCredit, per approfondire le prospettive delle imprese, le sfide dell’internazionalizzazione e il ruolo che la banca, le istituzioni e il sistema produttivo possono svolgere per sostenere la crescita delle aziende sui mercati globali.

Intervista ad Andrea Burchi, Regional Manager Centro Nord UniCredit.

Le imprese del Centro Nord rappresentano una componente strategica del sistema produttivo italiano. Dal vostro osservatorio, quali sono oggi le principali esigenze delle aziende che guardano ai mercati esteri?

Il Centro Nord esprime una parte importante dell’export italiano. Parliamo di un tessuto economico composto in larga parte da microimprese e PMI, spesso inserite in distretti altamente specializzati, capaci di affermarsi sui mercati internazionali grazie a competenze distintive e a una forte vocazione produttiva.

Oggi le imprese si confrontano con sfide molto più complesse rispetto al passato. Non cercano soltanto risorse finanziarie, ma anche strumenti e competenze per gestire rischi geopolitici e valutari, proteggere le catene di fornitura e cogliere nuove opportunità commerciali. In questo contesto, le aziende che ottengono i risultati migliori sono quelle capaci di coniugare visione strategica, innovazione e presenza internazionale.

Un tema centrale riguarda inoltre la crescita dimensionale. Molte aziende vantano prodotti e know-how di eccellenza, ma per consolidare la propria presenza internazionale devono rafforzare organizzazione, managerialità e capacità di presidio dei mercati. La sfida non è esportare di più, ma crescere in modo stabile e sostenibile.

In un contesto economico caratterizzato da trasformazioni continue, le aziende sono chiamate a investire, innovare e rafforzare la propria competitività. In che modo UniCredit supporta concretamente le imprese nei loro percorsi di sviluppo e crescita?

Oggi il ruolo di una banca va oltre il finanziamento degli investimenti: significa supportare le imprese nelle loro scelte strategiche. Il nostro obiettivo è essere un partner di riferimento per gli imprenditori in tutte le fasi del loro percorso di crescita, contribuendo a trasformare sfide e opportunità in risultati concreti.

Sul fronte finanziario sosteniamo investimenti produttivi, innovazione tecnologica, transizione sostenibile e sviluppo internazionale attraverso soluzioni dedicate alle esigenze delle aziende. È un impegno concreto: solo nel primo semestre del 2026 abbiamo erogato nel Centro Nord oltre 3 miliardi di euro a supporto di famiglie e imprese, potendo contare su una rete di 434 filiali, 25 Aree Corporate e 8 Team Private.

Le PMI sono al centro della nostra attività. Per questo negli ultimi anni abbiamo investito in persone, formazione e tecnologia, rafforzando un modello di servizio costruito attorno alle esigenze delle imprese e delle principali filiere produttive.

La combinazione tra vicinanza al territorio e dimensione internazionale del Gruppo ci consente di mettere a disposizione competenze specialistiche, servizi di trade finance e supporto operativo nei principali mercati esteri, sostenendo le aziende nei percorsi di crescita e internazionalizzazione.

Promuoviamo inoltre occasioni di confronto tra imprenditori, istituzioni ed esperti: “Imprese senza Frontiere” ne è un esempio.

Filiere produttive, distretti territoriali e PMI sono elementi centrali della competitività italiana. Quanto conta oggi fare rete tra imprese, istituzioni, associazioni di categoria e banca per rafforzare il posizionamento delle imprese all’estero?

Conta moltissimo. La forza risiede proprio nella capacità di fare sistema. Le imprese che appartengono a filiere strutturate o a distretti consolidati dimostrano spesso maggiore resilienza, capacità innovativa e presenza internazionale.

Oggi nessun attore può affrontare da solo le sfide globali. Internazionalizzazione, digitalizzazione, sostenibilità e sviluppo delle competenze richiedono una collaborazione sempre più stretta tra imprese, associazioni di categoria, istituzioni, università e mondo finanziario.

La banca svolge anche un ruolo di connessione, favorendo il dialogo e mettendo a disposizione strumenti e relazioni. Quando il territorio lavora in modo coeso, aumenta la capacità di attrarre investimenti, valorizzare le proprie eccellenze e accompagnare le imprese su nuovi mercati. È questo approccio che consente di trasformare il successo delle singole aziende in crescita diffusa per l’intero sistema economico.

Oltre al supporto finanziario, quali sono le principali leve di crescita che le imprese dovrebbero rafforzare per competere con successo a livello internazionale? Quanto incidono oggi temi come innovazione, sostenibilità, managerializzazione e sviluppo delle competenze?

Incidono in modo determinante. La competitività si fonda sempre più sulla capacità delle imprese di innovare, evolversi e generare valore nel tempo. L’innovazione è un fattore imprescindibile. Investire in digitalizzazione e tecnologia significa aumentare efficienza, produttività e capacità di adattamento.

Anche la sostenibilità è una leva strategica di sviluppo. Oltre a rispondere a esigenze normative e di mercato, consente alle aziende di rafforzare resilienza e competitività nel lungo periodo.

Fondamentale è anche la managerializzazione, che richiede competenze specialistiche, governance solide e capacità decisionale. Le imprese che investono nell’evoluzione organizzativa risultano generalmente più preparate ad affrontare percorsi di crescita strutturati.

La vera leva competitiva restano le persone. La trasformazione digitale, l’intelligenza artificiale e la transizione sostenibile stanno cambiando profondamente il modo di fare impresa e rendono sempre più centrale il tema delle competenze.

Crediamo che la competitività del Paese passi dalla capacità delle PMI di innovare, crescere e sviluppare le competenze necessarie per affrontare le sfide del mercato globale.

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Immagine di La Redazione
La Redazione

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