Turismo è cultura

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Dall’etimologia di cultura e turismo alla sfida dell’accessibilità: un viaggio circolare tra Costituzione, crescita personale e l’urgenza di non lasciare nessuno indietro

La parola cultura affonda l’origine nel latino, derivata dal verbo colĕre, che significa coltivare, e diventa, nel tempo, “cura dell’essere umano” − prima individuale, poi collettiva. Un’evoluzione che conserva la stessa radice: coltivare per far crescere.

La parola turismo viene dal francese tour, che significa “giro” o “viaggio”. Questo termine ha una radice più profonda nel latino tornus (tornio) e nel greco tornos (compasso), anticamente associati all’idea di un movimento circolare, ovvero un viaggio che parte da un luogo per farvi ritorno. Il Grand Tour, nel XVII e XVIII secolo, era un lungo viaggio di formazione attraverso l’Europa intrapreso dai giovani aristocratici, che partivano per un itinerario circolare allo scopo di arricchirsi culturalmente prima di tornare a casa. Attualmente il termine definisce un’attività volta allo svago e alla scoperta.

Rita Passerini

In un momento storico segnato da nuove fragilità sociali, la cultura torna a essere il punto di partenza per una crescita fondata sul rispetto e sul dialogo. Il turismo, soprattutto nelle sue forme più lente e accessibili, diventa uno strumento per avvicinare mondi diversi, lontano dai modelli artificiali dei resort di lusso e dalle esperienze preconfezionate.

La Costituzione italiana, all’articolo 9, affida alla Repubblica la promozione della cultura e la tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico. Pur non citato esplicitamente, il turismo contribuisce a realizzare il principio di uguaglianza sancito in vari articoli del testo costituzionale, favorendo l’incontro tra cittadini e comunità e rafforzando l’uguaglianza sostanziale. Resta, però, aperta la questione del costo della cultura e dei viaggi: in un periodo di difficoltà economiche crescenti, molti non possono permettersi né esperienze culturali né spostamenti, alimentando un divario che accresce diffidenze e paure; un fenomeno diffuso per il quale è nata anche una definizione specifica: la difficoltà di uscire dalla comfort zone. La paura ancestrale dell’ignoto crea un terreno fertile per radicalismi e chiusure.

Da qui un duplice auspicio: da un lato, incoraggiare le persone a cogliere ogni occasione di scoperta − anche a pochi chilometri da casa − e a partecipare alle numerose iniziative culturali diffuse nei territori italiani, senza dimenticare che l’Italia è probabilmente al primo posto per importanza del patrimonio culturale mondiale. Dall’altro, sollecitare le istituzioni a investire di più e meglio, rendendo cultura e turismo realmente democratici, ad esempio introducendo gite gratuite per tutti gli studenti come parte integrante del percorso formativo.

Concludo la mia riflessione con il celebre slogan “Non lasciare nessuno indietro” (dall’inglese Leave no one behind), il principio cardine dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite che, nato per garantire che tutti beneficino dello sviluppo economico e sociale, viene ampiamente utilizzato in molti contesti per promuovere inclusione e uguaglianza.

 

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Immagine di Rita Passerini
Rita Passerini
Giornalista pubblicista e coordinatrice editoriale di Emilia-Romagna Economy. Si occupa di innovazione, sostenibilità e nuove opportunità in campo economico. Esperta di eventi del mondo del lusso e della personalizzazione che mette al centro il singolo.

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