Parma e Reggio Emilia vedono crescere l’età media delle aziende attive, mentre Piacenza arretra rispetto al 2020. Nei tre territori i titolari superano mediamente i 50 anni: la continuità del tessuto produttivo passa anche dall’ingresso di nuove generazioni.
Le imprese di Parma, Reggio Emilia e Piacenza hanno un’età media superiore a quella nazionale, ma arrivano a questo risultato attraverso percorsi diversi. Nel Parmense e nel Reggiano l’anzianità delle attività continua a crescere; nel Piacentino diminuisce rispetto al 2020. A unire i tre territori è invece il profilo dei titolari: un’età media oltre i 50 anni e una presenza contenuta di imprenditori sotto i 30. Un quadro che porta al centro del confronto economico la capacità di conservare competenze, favorire nuove iniziative e accompagnare il passaggio generazionale.
Le analisi dell’Ufficio Studi della Camera di commercio dell’Emilia restituiscono così l’immagine di un sistema produttivo consolidato, con differenze territoriali che aiutano a leggere sia la tenuta delle imprese sia le condizioni del loro rinnovamento.
Parma registra l’età media aziendale più elevata: 15,8 anni, contro i 14,6 della media regionale e i 13,9 di quella italiana. Nel 2020 il valore era di 15,3 anni, già quattro anni superiore a quello del 2010. Reggio Emilia passa invece dai 13,3 anni del 2020 agli attuali 14,4, collocandosi sopra il riferimento nazionale ma sotto quello regionale.
Piacenza segue una traiettoria differente. Dopo essere salita da 10,9 anni nel 2010 a 15,2 nel 2020, l’età media delle imprese scende a 14 anni alla fine del 2025. Il report riconduce questa evoluzione a due fattori concomitanti: la nascita di nuove attività nella ripresa successiva al Covid e le difficoltà incontrate, durante la pandemia, da una parte delle imprese con una storia più lunga.
La distinzione è essenziale per interpretare i dati: l’età media delle aziende oggi attive non coincide con la durata complessiva della loro vita. Una sua riduzione può riflettere l’ingresso di nuove imprese, oltre alla chiusura di attività consolidate; un aumento, da solo, non basta a misurare la resilienza del sistema.
A offrire un’indicazione più diretta sulla continuità aziendale sono i tassi di sopravvivenza. Tra le imprese nate nel 2024 risulta ancora attivo l’85,1% a Reggio Emilia, l’83,5% a Parma e l’80% a Piacenza. Guardando alle attività fondate nel 2020, Parma presenta la quota maggiore, con il 66,4%, seguita da Piacenza al 63,1% e Reggio Emilia al 62,2%. Per le imprese avviate nel 2015 le percentuali sono del 44,2% a Parma, del 42,8% a Reggio Emilia e del 42,5% a Piacenza. Reggio Emilia mostra dunque la maggiore tenuta delle aperture più recenti, mentre Parma emerge sulle due generazioni precedenti.
Anche la composizione settoriale distingue i territori. L’agricoltura è il comparto con l’età media più elevata in tutte e tre le province: 20,9 anni a Reggio Emilia, 20,8 a Parma e 20,6 a Piacenza. Le distanze si ampliano nell’industria, dove Parma raggiunge 16,6 anni, contro i 13,8 di Reggio Emilia e i 12,3 di Piacenza. Nei servizi i valori sono più vicini: 15 anni nel Parmense, 14,2 nel Reggiano e 13,9 nel Piacentino.
Nel manifatturiero spiccano carta e stampa, con un’età media di 29,3 anni a Parma, 26,8 a Piacenza e 24,4 a Reggio Emilia. Il comparto legno e mobili raggiunge invece il massimo a Piacenza, con 29,5 anni, seguito da Reggio Emilia con 23,1 e Parma con 17. Nel terziario sono soprattutto le attività immobiliari e i trasporti a mostrare un radicamento più lungo. Più contenuta l’anzianità media del comparto turistico: 12,5 anni a Parma e Piacenza, 10,8 a Reggio Emilia.
Il consolidamento delle aziende convive con un nodo comune: l’invecchiamento dei titolari. L’età media è di 53,5 anni a Parma e 53,4 a Piacenza, in entrambi i casi superiore ai riferimenti nazionale di 52,1 anni e regionale di 52,9. Reggio Emilia presenta un profilo più giovane, con 51,9 anni.
La fascia tra i 50 e i 69 anni raccoglie il 50,3% dei titolari piacentini, il 48,6% di quelli parmensi e il 46,4% dei reggiani. Gli ultrasettantenni rappresentano rispettivamente il 12,2%, il 12,8% e il 10,7%. All’altro estremo, i giovani tra i 18 e i 29 anni sono il 5,3% a Piacenza, il 4,8% a Parma e il 6,3% a Reggio Emilia.
Il ricambio appare particolarmente delicato in agricoltura, dove l’elevata anzianità delle imprese si accompagna a quella dei titolari. L’età media degli imprenditori agricoli raggiunge 64,1 anni a Reggio Emilia, 63,1 a Parma e 61,3 a Piacenza. Nel Reggiano il 40% supera i 70 anni; la quota è del 37% nel Parmense e del 31,3% nel Piacentino. La continuità delle attività agricole pone quindi un tema concreto di trasmissione delle competenze e di accesso delle nuove generazioni alla gestione delle aziende.
Alcuni segnali di diversificazione emergono dall’imprenditoria femminile e da quella straniera. Le imprese femminili hanno un’età media di 14,4 anni a Parma, 13,3 a Piacenza e 12,3 a Reggio Emilia. I titolari stranieri contribuiscono invece a contenere l’età media degli imprenditori: tra gli extracomunitari, la fascia dai 30 ai 49 anni comprende il 60,6% a Reggio Emilia, il 59,8% a Parma e il 56,4% a Piacenza.
Le imprese giovanili registrano un’anzianità media di 3,5 anni a Parma e di 3,2 anni negli altri due territori. Anche questo indicatore richiede cautela: la giovane età delle attività riflette le caratteristiche della categoria e non dimostra, da sola, una maggiore fragilità o una minore capacità di sopravvivenza.
Per i tre territori la prospettiva è trasformare il patrimonio di esperienza delle imprese in una risorsa accessibile a chi entra oggi nel sistema produttivo. Passaggi generazionali pianificati, affiancamento nella gestione e percorsi di accesso all’imprenditorialità possono contribuire a collegare continuità e rinnovamento. La longevità aziendale diventa così un punto di partenza per interrogarsi sulla capacità delle economie locali di costruire la propria prossima generazione di imprese.
Fonte: elaborazione sui tre report dell’Ufficio Studi della Camera di commercio dell’Emilia relativi a Parma, Reggio Emilia e Piacenza.




