La sfida della crescita dimensionale

Share
Share

Alla giornata di chiusura di “Farete 2026″ (organizzato da Confindustria Emilia e Azimut Capital Management), Simone Strocchi, Ceo di Electa Ventures e tra i principali investitori italiani, è intervenuto nel panel finanza e istituzioni dedicato a Come sviluppare un ecosistema in cui capitale, politiche pubbliche e strumenti finanziari favoriscano investimenti, innovazione, competitività e accesso alle risorse per le imprese italiane. 

 Interventi per la competitività delle PMI nei prossimi cinque anni

Nei prossimi dieci anni sono previste vendite per 345 miliardi di euro. Secondo Strocchi “Dobbiamo aiutare le imprese ad aggregarsi e gli italiani a investire profittevolmente nelle nostre imprese migliori; allo stesso modo, dobbiamo favorire il reinvestimento dei prezzi incassati dalle cessioni nelle società brillanti nazionali”.

Se devo indicare una priorità, prosegue Strocchi- oggi serve intervenire in Europa per rimuovere gli eccessivi vincoli nell’indirizzo del risparmio fondati sulla liquidità giornaliera, difficilmente reperibile nelle imprese con una capitalizzazione inferiore a un miliardo di euro, anziché sulla partecipazione pro quota agli utili, che proprio nelle società sotto il miliardo di capitalizzazione è spesso molto interessante”.

“Con i nostri risparmi continuiamo a comprare piccolissime frazioni di grandi gruppi. È come se investissimo in enormi frutteti che, per ogni euro, ci danno un quarto di mela all’anno, mentre non investiamo in società italiane profittevoli che, restando nella metafora, per ogni euro ci danno una mela all’anno. Torniamo a guardare i fondamentali. Basta con i dogmi della liquidità giornaliera e dell’appartenenza agli indici globali. E sia concesso al risparmiatore il sacrosanto diritto alla pazienza” conclude Strocchi.

Cosa impedisce davvero all’eccellenza italiana di compiere il definitivo salto dimensionale?

Secondo Strocchi, il primo ostacolo è rappresentato dagli imprenditori che blindano la governance come se fosse la cosa più importante da preservare nei secoli, mentre ciò che va sviluppato e preservato è il valore. Poi ci sono gli investitori e il sistema. Il private equity nazionale è piccolo e, per sua natura, venditore a termine. Sa fare buy and build, ma accompagna le imprese lungo una traiettoria che spesso conduce alla cessione totale a terzi, anche attraverso l’esercizio del diritto di trascinamento in sede di exit.

La Borsa sarebbe l’infrastruttura di crescita ideale in un Paese con tanto risparmio e tante imprese, ma deve trovare un equilibrio diverso. Oggi presenta un’offerta polverizzata in società talvolta davvero troppo piccole, che considerano il mercato un punto di arrivo, anziché una piattaforma di sviluppo, e una domanda concentrata in fondi che cercano volumi e appartenenza agli indici. Queste due componenti non riescono a incontrarsi. Occorre aggregare le imprese, per costituire gruppi più grandi e attrattivi, e disaggregare e modificare e complementare i veicoli di investimento, per renderli meno schiavi della liquidabilità giornaliera e più attenti al P/E, ai fondamentali e al valore.

Simone Strocchi (AD & Founder Electa Ventures) è intervenuto in un panel che ha visto anche gli interventi di:

SONIA BONFIGLIOLI – Presidente Confindustria Emilia Area Centro

MONICA LIVERANI – AD Azimut CM SGR Spa e CSO Azimut Holding

On. GIULIO CENTEMERO * – Capogruppo Lega Commissione Finanze Camera Deputati

condividi su:

Immagine di La Redazione
La Redazione

Leggi anche

Vuoi ricevere le nostre ultime news? Iscriviti alla newsletter per rimanere sempre aggiornato

ARTICOLI PIÙ LETTI
ULTIMI ARTICOLI