Vent’anni di cultura gastronomica tra tradizione, innovazione e identità italiana: il percorso di Academia Barilla tra formazione, ricerca e valorizzazione del patrimonio culinario
Lì dove un tempo batteva il cuore produttivo del pastificio Barilla, oggi sorge un avamposto di cultura gastronomica unico al mondo. Da vent’anni Academia Barilla unisce formazione, esperienze immersive, collaborazioni internazionali e una Biblioteca Gastronomica di oltre 17.000 volumi – dal De re coquinaria di Celio Apicio (385 d.C.) a Il Libro della Pasta — dove il baricentro si sposta dall’impresa al sapere. Ne abbiamo parlato con Ilaria Rossi, Responsabile di Academia Barilla.
Come si coniugano in Academia Barilla tradizione e innovazione?
«Academia Barilla nasce in un luogo simbolico della nostra storia, ma è progettata per guardare avanti. Tradizione e innovazione convivono quotidianamente. Da un lato custodiamo e valorizziamo il patrimonio gastronomico italiano: ricette, tecniche, cultura materiale. Dall’altro lo rileggiamo attraverso strumenti contemporanei e guardando al futuro attraverso un dialogo costante con chef, ricercatori e nuove generazioni. La cucina diventa così un laboratorio vivo, dove il sapere di ieri si trasforma in conoscenza utile per il futuro».
In una frase, la missione di Academia Barilla?

«Promuovere e trasmettere la cultura gastronomica italiana come espressione di identità, conoscenza e innovazione».
Quali sono i progetti e le esperienze principali che proponete?
«Le nostre attività spaziano dalla formazione alle esperienze immersive per professionisti, aziende e appassionati. Organizziamo masterclass, eventi e collaborazioni internazionali che portano la cucina italiana anche fuori dai confini tradizionali, come nel caso delle esperienze a bordo di navi nel Mediterraneo. Accanto a questo, sviluppiamo momenti di confronto tra esperti del settore e iniziative che integrano sostenibilità, dieta mediterranea e innovazione culinaria».
Quante persone accogliete ogni anno? Di che tipo di pubblico si tratta?
«Academia Barilla accoglie ogni anno circa 4.000 partecipanti, privilegiando la qualità delle esperienze rispetto alla sola dimensione numerica. Il pubblico è eterogeneo e internazionale: da un lato le persone Barilla e i nostri interlocutori nel mondo del food e della ristorazione; dall’altro, studiosi, appassionati e cultori della cucina italiana. Cuore identitario di Academia è la Biblioteca Gastronomica che, con oltre 17.000 volumi e migliaia di menù storici, rappresenta una delle raccolte più importanti in Europa, aperta al pubblico e parte del sistema bibliotecario comunale».
Parma è Città Creativa UNESCO per la gastronomia, capitale italiana della cultura nel 2020. Academia Barilla in questo contesto è causa o effetto?
«Il rapporto con Parma è profondamente bidirezionale. Siamo espressione autentica di un territorio straordinario, ma contribuiamo attivamente a rafforzarne la reputazione internazionale. La vera forza risiede nella capacità di fare rete: Academia è uno di quei luoghi dove il sapere gastronomico locale trova spazi di confronto e collaborazione, favorendo la crescita internazionale e offrendo l’opportunità di progettare insieme il futuro. Nel 2023, abbiamo riaperto l’antica Bottega 1877: proprio lì Pietro Barilla senior aprì la sua prima bottega, dove produceva e vendeva pane e pasta fresca. Un luogo che racconta l’identità non solo dell’azienda, ma anche della città stessa».
In che modo la cultura gastronomica può diventare una vera leva economica?
«Il riconoscimento della cucina italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO segna un passaggio fondamentale: non parliamo solo di prodotti, ma di un sistema di valori fatto di identità, convivialità e creatività. Per diventare una leva economica, questo patrimonio deve essere sempre più tradotto in esperienza: formazione, turismo, narrazione dei territori e qualità delle filiere. Da quasi 150 anni, Barilla contribuisce a diffondere la cultura gastronomica italiana nel mondo, e Academia ne è punto di riferimento, anche nel percorso verso il riconoscimento UNESCO. “Buono” non è mai abbastanza: puntare all’eccellenza è ciò che ci permette di valorizzare davvero il patrimonio italiano e di portarlo nel futuro, con ambizione e orgoglio».
Academia è un modello economico che altri territori potrebbero replicare?
«Academia Barilla affonda le proprie radici in un’identità precisa e autentica. Allo stesso tempo offre uno spunto interessante: investire nella cultura gastronomica come leva di valore, credibilità e reputazione. Il valore di Academia non si misura in termini economici diretti, ma soprattutto nella capacità di generare contenuti autorevoli, relazioni e un patrimonio di equity culturale che rafforza l’identità del brand e del territorio».
Cosa significa oggi “innovazione” per Academia Barilla?
«Connettere mondi diversi: tradizione culinaria, scienza, tecnologia, sostenibilità. È la capacità di reinterpretare il patrimonio esistente e tradurlo in esperienze e conoscenze rilevanti per il presente».
Tra vent’anni, cosa vorreste che restasse come eredità di Academia Barilla?
«Tra vent’anni, vorremmo che Academia Barilla fosse riconosciuta non solo come custode della memoria gastronomica italiana, ma anche come motore di innovazione e crescita nel panorama internazionale. L’ambizione è continuare a espandere la nostra rilevanza sia all’interno del gruppo Barilla – dove siamo scuola, biblioteca, centro di cultura teorica e applicata, laboratorio di produzione di contenuti e luogo di relazione – sia verso l’esterno, coinvolgendo sempre più professionisti, food lovers e clienti. Per questo lavoriamo su diversi fronti: formazione, digitalizzazione, apertura verso mercati e culture internazionali e dialogo con le nuove generazioni. “L’appetito vien mangiando”: siamo convinti che il percorso di crescita e trasformazione di Academia Barilla sia solo all’inizio e che la sua eredità sarà quella di una realtà sempre più viva, aperta e protagonista nella cultura gastronomica mondiale».




