Agroalimentare emiliano tra stabilità e crescita

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Agroalimentare emiliano tra stabilità e crescita selettiva: il Parmigiano Reggiano traina i listini. Mercati complessivamente equilibrati a Parma, Reggio Emilia e Piacenza, con segnali positivi per lattiero-caseario, bovini e sottoprodotti della macinazione

Le più recenti sedute delle Commissioni Tecniche della Camera di commercio dell’Emilia, riunitesi tra il 3 e il 9 aprile 2026 nelle piazze di Parma, Reggio Emilia e Piacenza, delineano un quadro di sostanziale stabilità per i principali mercati agroalimentari territoriali. Il confronto diretto con gli operatori conferma un andamento regolare degli scambi, in un contesto caratterizzato da variazioni contenute ma significative per alcune filiere strategiche.

Nel complesso, il sistema mostra una buona capacità di tenuta, con dinamiche di crescita selettive che premiano in particolare il comparto lattiero-caseario e alcune produzioni legate alla zootecnia e ai sottoprodotti cerealicoli.

A Parma emerge una sostanziale continuità dei listini per granaglie, farine e sottoprodotti, mentre resta sospesa la quotazione del frumento duro in attesa dell’insediamento della Commissione Unica Nazionale di riferimento. Anche il comparto dei salumi mantiene un andamento ordinario, senza particolari tensioni sui prezzi. Tra i foraggi si registra una variazione positiva per la crusca di frumento tenero, con un incremento di 7 euro che porta il valore massimo a 228 euro alla tonnellata.

Il dinamismo maggiore si concentra nel settore lattiero-caseario, dove il Parmigiano Reggiano evidenzia un ulteriore rafforzamento delle quotazioni. L’aumento di 10 centesimi sui valori minimi e massimi interessa quasi tutte le stagionature, con incrementi fino a 15 centesimi per i lotti dai 12 mesi in avanti, che raggiungono i 15 euro al chilogrammo. Le riserve con oltre 36 mesi di stagionatura arrivano invece a 18,80 euro al chilogrammo. In lieve controtendenza lo zangolato di creme fresche per la burrificazione, che scende di 5 centesimi attestandosi a 1,90 euro al chilogrammo.

Uno scenario analogo si registra a Reggio Emilia, dove il mercato si mantiene complessivamente stabile, pur mostrando segnali di vivacità nel comparto zootecnico. I vitelli da latte e i vitelli Bleu Belga registrano aumenti di 10 centesimi, con questi ultimi che raggiungono una quotazione massima di 8,30 euro al chilogrammo. Il comparto cerealicolo conferma un andamento invariato per i cereali, mentre risultano in crescita farine, cruscami e sottoprodotti della macinazione: la crusca e il cruschello di grano tenero per partite frazionate arrivano fino a 284 euro alla tonnellata, mentre il farinaccio segna un incremento di 10 euro su entrambe le soglie del listino.

Anche i sottoprodotti del riso evidenziano rialzi compresi tra 5 e 20 euro, con il corpetto in rinfusa che raggiunge i 480 euro alla tonnellata. In questo contesto, il Parmigiano Reggiano conferma il proprio ruolo centrale nella valorizzazione della filiera locale, con aumenti di 20 centesimi per diverse stagionature a partire dai 12 mesi e incrementi di 10 centesimi per le stagionature di 30 mesi e oltre, che arrivano a 18,55 euro al chilogrammo. Stabile invece il comparto vitivinicolo.

La seduta di Piacenza evidenzia una situazione di equilibrio analogo, con listini prevalentemente invariati per la maggior parte delle produzioni agricole. Nel comparto cerealicolo si registra una flessione limitata per la soja, che perde 5 euro attestandosi a un massimo di 425 euro alla tonnellata. Anche i foraggi mostrano lievi ribassi: il fieno di prato stabile e la paglia di frumento scendono di 1 euro, mentre il fieno di erba medica registra una riduzione di 50 centesimi, raggiungendo un massimo di 18,50 euro al quintale.

Nel lattiero-caseario si segnala l’aumento del siero di latte raffreddato ad uso industriale, che cresce di 15 centesimi arrivando a 2,40 euro al quintale, mentre restano invariati burro e Grana Padano. Tra i prodotti ortofrutticoli si distingue l’aglio secco piacentino 2025, in aumento di 2 euro fino a 490 euro al quintale. Stabile infine il settore vitivinicolo.

Nel complesso, le tre piazze emiliane confermano la solidità strutturale della filiera agroalimentare territoriale, capace di mantenere un equilibrio anche in una fase di aggiustamento dei prezzi delle materie prime. Il Parmigiano Reggiano si conferma driver di valore per l’intero comparto, sostenuto da una domanda che continua a premiare qualità, tracciabilità e posizionamento competitivo delle produzioni d’eccellenza. Parallelamente, i segnali di crescita nei segmenti zootecnici e nei sottoprodotti della trasformazione indicano una filiera dinamica e integrata, in grado di adattarsi con flessibilità alle evoluzioni del mercato.

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Immagine di Giulia Chittaro
Giulia Chittaro
Giulia è responsabile dei contenuti online di Italia Economy. Nel tempo ha guidato l’evoluzione del reparto digitale, affiancando alla gestione editoriale la produzione di articoli originali di analisi socio-economica

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