La cultura si conferma una leva strategica per la competitività dei territori, tra innovazione, creatività e occupazione
Il rapporto Io sono Cultura di Fondazione Symbola e Unioncamere, analizzato dall’Ufficio Studi e statistica della Camera di commercio dell’Emilia, fotografa un settore in crescita nelle tre province. Trainano videogames, software, architettura e design, mentre aumenta il peso dei professionisti creativi inseriti nelle filiere produttive
L’economia della cultura continua a rafforzare il proprio ruolo come motore di sviluppo per il sistema produttivo emiliano. Nel 2025 Parma, Reggio Emilia e Piacenza hanno complessivamente generato oltre 2,8 miliardi di euro di valore aggiunto attraverso le attività culturali e creative, confermando una crescita diffusa e un impatto sempre più rilevante sulla competitività dei territori. A evidenziarlo è il rapporto annuale Io sono Cultura, promosso da Fondazione Symbola e Unioncamere e analizzato dall’Ufficio Studi e statistica della Camera di commercio dell’Emilia, che mette in luce un comparto capace di coniugare innovazione, occupazione e contaminazione con le principali filiere industriali.
I risultati mostrano un andamento positivo in tutte e tre le province. Reggio Emilia guida la classifica per valore aggiunto con 1,26 miliardi di euro, in crescita del 4,0% rispetto al 2024, seguita da Parma con oltre 1,1 miliardi (+5,7%) e da Piacenza con 469 milioni di euro (+3,8%). L’incidenza dell’economia della cultura sulla ricchezza complessivamente prodotta raggiunge il 5,8% a Parma e il 5,7% a Reggio Emilia, valori superiori alla media regionale del 5,4%, mentre a Piacenza si attesta al 4,4%.
A trainare la crescita sono soprattutto i comparti più legati all’innovazione digitale. In tutte e tre le province il settore videogames e software registra gli incrementi più significativi: +15,9% a Parma, +17,0% a Reggio Emilia e +15,2% a Piacenza. Positivi anche i risultati di architettura e design, che cresce dell’8,5% nel parmense, del 6,8% nel reggiano e dell’8,2% nel piacentino, confermando come progettazione, creatività e sviluppo tecnologico rappresentino oggi una componente essenziale della competitività economica.
Di contro, emergono alcune criticità nei comparti culturali più tradizionali. L’editoria e la stampa evidenziano flessioni in tutti i territori, così come le performing arts e arti visive, che registrano i cali più marcati sia in termini di valore aggiunto sia di occupazione. Più eterogeneo l’andamento dell’audiovisivo e della musica, stabile a Reggio Emilia, in lieve contrazione a Parma e Piacenza.
Un elemento comune alle tre province è il peso crescente degli embedded creatives, i professionisti della creatività – designer, storyteller, art director e altre figure specializzate – impiegati non nelle imprese culturali tradizionali, ma in comparti come manifattura, moda, agroalimentare e automotive. Si tratta di una componente che conferma come la cultura sia ormai una risorsa trasversale all’intero sistema economico. A Parma questi professionisti generano 641 milioni di euro, pari al 57,4% del valore aggiunto complessivo del settore; a Piacenza producono 255 milioni, corrispondenti al 54,4%, mentre a Reggio Emilia raggiungono 557 milioni, con un’incidenza del 44,2%.
La crescita del comparto si riflette anche sul mercato del lavoro. Nel 2025 gli occupati dell’economia della cultura raggiungono 16.549 unità a Reggio Emilia (+2,4%), 13.840 a Parma (+3,0%) e 6.989 a Piacenza (+2,1%), per un totale di oltre 37 mila addetti. Anche sotto il profilo occupazionale, gli embedded creatives rappresentano la componente prevalente, superando il 50% degli occupati complessivi in ciascun territorio.
Tra le professioni culturali tradizionali continuano a distinguersi i comparti dei videogames e software e dell’architettura e design, che registrano incrementi sia nel numero degli occupati sia nelle performance economiche. Crescono inoltre gli addetti impegnati nella valorizzazione del patrimonio storico e artistico, mentre risultano in calo quelli dell’editoria e delle performing arts.
Segnali incoraggianti arrivano infine anche dal tessuto imprenditoriale. Le imprese attive nei comparti core della cultura aumentano in tutte e tre le province, con dinamiche particolarmente positive nei settori della comunicazione, dei videogames e software e dell’architettura e design. Restano invece in contrazione le aziende dell’editoria e, in alcuni territori, quelle dell’audiovisivo e della musica.
Nel complesso, i dati confermano come l’economia della cultura stia assumendo un ruolo sempre più strategico per lo sviluppo dell’Emilia. La crescita dei comparti ad alta intensità creativa, la diffusione delle competenze culturali nelle filiere manifatturiere e l’espansione dell’occupazione qualificata delineano un modello nel quale cultura e innovazione non rappresentano più mondi separati, ma fattori integrati di competitività, capaci di generare valore economico, attrarre competenze e sostenere la trasformazione del sistema produttivo.




