Investimenti, welfare e transizione digitale: l’Emilia-Romagna disegna il futuro del settore con una nuova legge quadro. L’intervista all’Assessora Gessica Allegni sulla cultura intesa come infrastruttura democratica
Italia e cultura sono un binomio indissolubile e riconosciuto universalmente, ma la cultura è un essere vivente, che ha necessità di essere accudito, protetto, incoraggiato e nutrito per crescere e migliorarsi. Ne parliamo con l’Assessora Gessica Allegni.
Come definirebbe la cultura nel contesto del suo mandato?
La cultura intesa come sistema di produzione e promozione nelle arti performative e visive, di conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, per noi, è prima di tutto un’infrastruttura democratica. Non un ornamento, non un lusso, ma un motore di crescita economica e sociale che sviluppa senso critico e genera benessere collettivo.
È da questa visione che derivano tutte le nostre scelte di investimento e programmazione.
Investire in cultura significa investire in un settore che genera occupazione, attrae turismo, alimenta filiere creative e produttive e contribuisce in modo misurabile alla competitività dei territori.
In linea con gli obiettivi di mandato stiamo lavorando a una nuova Legge quadro sulla cultura, costruita attraverso un percorso partecipativo che ha coinvolto enti locali, operatori culturali, imprese, reti associative, musei, biblioteche e archivi storici e che vedrà la luce entro la fine dell’anno. Tra le principali direttrici innovative del testo legislativo, ci sono il welfare culturale come modello integrato di benessere per la comunità, la rigenerazione urbana a base culturale per riqualificare spazi e luoghi attraverso la cultura, e i centri culturali polifunzionali come nuovi presìdi di prossimità, con priorità alle aree interne e ai piccoli comuni.
Con un’attenzione particolare al ruolo delle reti territoriali e alla costruzione di un sistema culturale regionale integrato, capace di connettere istituti, luoghi e comunità, superando logiche settoriali e favorendo una visione di filiera che tenga insieme produzione, distribuzione e fruizione.
Spettacolo, cinema, musica, lettura… come la cultura “classica” viene promossa e supportata dalla regione e quali sono le sfide

Ogni anno, attraversi bandi regionali, destiniamo circa 40 milioni di euro alla cultura, di questi circa 27 vanno a finanziare lo spettacolo dal vivo, gli enti partecipati e lo sviluppo del settore musicale. Investimenti che vanno a sostenere un’attività dinamica e diffusa: in Emilia-Romagna abbiamo 218 sedi di spettacolo, 117 teatri storici, 6 teatri di tradizione, 456 musei, 811 biblioteche, 212 sale cinematografiche e 400 archivi. Un ecosistema esteso che colloca la nostra regione al primo posto, a livello nazionale, per numero di spettacoli dal vivo ogni 10mila abitanti e per spettatori ogni 100 abitanti e al quarto posto per spesa pro capite sulla cultura.
Sosteniamo, con quasi 6 milioni di euro l’anno, il cinema e l’audiovisivo e interveniamo a supporto della produzione nelle fasi di sviluppo e realizzazione, favorendo sia l’attrazione di produzioni nazionali e internazionali sia il rafforzamento delle imprese e delle professionalità locali.
Attraverso l’Emilia‑Romagna Film Commission, sosteniamo la promozione del territorio e del sistema regionale, offrendo servizi alle produzioni, favorendo l’attrazione di investimenti e valorizzando location, imprese e competenze professionali nei circuiti nazionali e internazionali. Parallelamente promuoviamo la diffusione della cultura cinematografica con contributi a festival, rassegne, attività educative e valorizzazione del patrimonio filmico. Nella conservazione, nel restauro e nella valorizzazione del patrimonio cinematografico, grazie alla Cineteca di Bologna, di cui siamo soci, siamo un punto di riferimento a livello internazionale.
Anche la musica riveste un ruolo centrale nella storia e nell’identità della nostra regione. Per questo motivo, primi in Italia, abbiamo istituito nel 2024 l’elenco regionale dei Live Club, al quale hanno aderito 36 spazi di musica dal vivo, 17 dei quali hanno partecipato a un bando che stanziava risorse per 280mila euro per lo svolgimento delle loro attività e della loro funzione come presidi culturali sul territorio.
La rete bibliotecaria regionale è una delle più estese e articolate d’Italia. Sono oltre 1.000 le biblioteche presenti sul territorio, comunali, provinciali, statali, universitarie, ecclesiastiche e di enti privati, di cui 440 afferiscono agli enti locali e fanno parte dell’organizzazione bibliotecaria sostenuta dalla Legge regionale 18/2000. Un patrimonio complessivo di oltre 24 milioni di documenti: libri antichi e moderni, giornali, riviste, materiali grafici e fotografici, manifesti, musica, video, fumetti. Otto poli bibliotecari garantiscono la coesione di questa rete, promuovendo la cooperazione e la condivisione di risorse e servizi tra istituti.

Crediamo che la lettura non sia solo un’abitudine culturale, ma un diritto. Ed è per questo che abbiamo scelto di investire fin dai primissimi mesi di vita. Dal luglio 2026 prenderà avvio la distribuzione di kit di lettura per neonati, destinati ai bambini nella fascia 0-3 anni: circa 28.000 kit nel solo 2026, con un investimento complessivo di 450.000 euro nel triennio 2026-2028. Ogni kit conterrà libri selezionati da un comitato scientifico, con due titoli diversi per anno, e sarà distribuito capillarmente attraverso i Comuni, che lo consegneranno direttamente alle famiglie. Un gesto semplice, ma dal significato profondo: portare il libro dentro le case fin dai primissimi mesi di vita.
Nel panorama culturale regionale, l’Emilia-Romagna è l’unica regione italiana ad aver istituito con la Legge n. 3/2016 “Memoria del Novecento” un quadro normativo dedicato alla memoria storica del XX secolo, dalle guerre mondiali alla Resistenza, dal fascismo alle stragi del terrorismo. Consideriamo la memoria collettiva una pratica di cittadinanza attiva e, attraverso bandi e convenzioni annuali, finanziamo progetti di ricerca, valorizzazione dei luoghi di memoria e attività rivolte in particolare alle giovani generazioni. Nell’ultimo bando abbiamo dedicato un’attenzione particolare dedicata agli ottant’anni dell’Assemblea Costituente, del referendum istituzionale e del primo voto delle donne, mentre nell’ambito della nuova legge quadro regionale sulla Cultura includeremo per la prima volta anche il Risorgimento, come stagione fondativa degli ideali che portarono alla nascita della Repubblica.
Sul fronte del patrimonio architettonico, la Regione finanzia interventi di restauro, conservazione e valorizzazione degli edifici storici a destinazione culturale, garantendone una migliore fruizione e accessibilità da parte delle comunità locali. I progetti vengono selezionati tenendo conto della loro strategicità territoriale, della qualità progettuale anche in termini di soluzioni proposte per la riduzione del consumo energetico e di innovazione tecnologica.
Non dimentichiamo, infine, il patrimonio immateriale. Attraverso la Legge regionale 16/2014, sosteniamo progetti di salvaguardia e valorizzazione dei dialetti locali, riconosciuti come parte integrante del patrimonio storico, civile e culturale della regione. Studi, iniziative nelle scuole, produzioni artistiche e scambi intergenerazionali: perché le lingue della nostra gente non vadano perdute.
Parliamo delle Industrie Culturali e Creative. Che ruolo hanno nella strategia regionale?
Le Industrie culturali e creative – che comprendono arti visive, cinema, musica, teatro, editoria, design, moda, videogiochi e molto altro – sono un settore strategico in continua crescita, capace di trasformare idee in valore economico e sociale, di stimolare innovazione, favorire l’inclusione e preservare le identità culturali dei territori. Si stima che conti oltre 102mila addetti e che generi un valore aggiunti di 5,68 miliardi di euro
L’Emilia-Romagna è già un grande polo della creatività in Italia, e vogliamo consolidare e rafforzare questo ruolo. Lo stiamo facendo su più fronti: investendo in formazione specialistica, sostenendo l’aggregazione e la messa in rete delle imprese, favorendo la nascita di nuove realtà e start-up, e promuovendo la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica.
Tra gli strumenti concreti, il Programma Fesr 2021-2027 ha messo a disposizione risorse significative, tra cui un bando da 10 milioni di euro, per sostenere i percorsi di innovazione, internazionalizzazione e competitività delle Icc. Abbiamo anche in previsione un bando dedicato allo sviluppo di videogiochi ed esperienze immersive, con una dotazione di 500mila euro, che finanzierà le imprese emiliano-romagnole dalla fase di ideazione fino al prototipo.
Sul fronte degli spazi fisici, stiamo investendo nell’innovazione e riqualificazione di cinema e sale spettacolo con 3 milioni di euro dedicati. Sosterremo poi la riapertura di sale cinematografiche e teatri storici chiusi da più di otto anni. Perché la cultura ha bisogno anche di luoghi dove vivere.
Infine, abbiamo collaborato con il Comune di Bologna nel progetto INCREDIBOL!, che accompagna professionisti e imprese creative con percorsi personalizzati, consulenze specialistiche e strumenti di orientamento.
Patrimonio culturale: conservazione, promozione e opportunità di lavoro

Il tema delle professionalità attive nell’ambito della conservazione e della valorizzazione del patrimonio culturale si concretizza in azioni orientate alla formazione e all’aggiornamento attraverso la promozione di una molteplicità di iniziative, corsi, seminari, rivolti a tutti gli operatori della regione.
In questi anni ci siamo impegnati nella formazione degli operatori museali sui temi fondamentali della conservazione, restauro, gestione e accessibilità delle collezioni esposte e nei depositi, attraverso un percorso sperimentato e avviato in Italia dalla Regione Emilia-Romagna, e basato su moduli teorico-pratici dedicati alla gestione dei depositi museali secondo il metodo RE_ORG in collaborazione con ICCROM (International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property) e ICOM (International Council of Museums).
Connettività e digitalizzazione a servizio della cultura
Dalla digitalizzazione delle carte di don Milani, alla ricostruzione digitale di ambienti e siti archeologici, con il bando per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Digital Humanities, abbiamo finanziato 76 progetti con 15 milioni di euro di fondi europei del Programma regionale Fesr 2021-2027, presentati da associazioni, fondazioni, Comuni, Unioni di Comuni, consorzi pubblici e aziende sanitarie. Obiettivi: migliorare la fruizione, l’accessibilità, la conservazione e l’individuazione dei beni attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie.
I temi che ci vedono impegnati sul fronte della gestione e della fruizione del patrimonio culturale nella transizione digitale in atto possono riassumersi in tre parole: interoperabilità, AI e tecnologie abilitanti. Una prima importante sfida è rappresentata dall’alfabetizzazione digitale, che si fonda sulla capacità delle istituzioni di creare competenze e di connetterle con il mondo imprenditoriale ed economico. Temi altrettanto cruciali sono la formazione interdisciplinare, la gestione dell’obsolescenza delle tecnologie, la sostenibilità degli investimenti, la semplificazione delle normative e la comunicazione capace di creare un linguaggio comune.
Conclusione
Ciò che tiene insieme tutto questo è una convinzione di fondo: la cultura non è un settore tra gli altri, è la condizione che rende possibile tutto il resto. È la capacità di una comunità di riconoscersi, di interrogarsi, di immaginare il futuro. Ogni euro investito in cultura, che si tratti di uno spettacolo teatrale in un piccolo comune, di un kit di lettura consegnato a un neonato, del restauro di una biblioteca o di un bando per le imprese creative, è un investimento sulla qualità della vita delle persone e sulla competitività di un territorio.
L’Emilia-Romagna ha già una tradizione straordinaria in questo campo. Il nostro compito, oggi, è aggiornare quella tradizione alle sfide del presente: costruire un sistema culturale più inclusivo, più connesso, più capace di raggiungere chi è rimasto ai margini, per ragioni geografiche, economiche o generazionali. Una cultura che non si limiti a presidiare ciò che esiste, ma che sappia aprire nuove porte.




