Esportazioni in Emilia-Romagna nel primo trimestre 2026

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Esportazioni Emilia-Romagna: nel primo trimestre 2026 rallenta la crescita (+0,2%).Tengono i mercati europei (+4,8%), con la Germania a +8,6%,  in forte calo l’Asia (-9,4%) 

Dopo aver invertito la tendenza negativa nell’estate del 2025 e consolidato la ripresa in autunno, l’inverno del 2026 si è chiuso con un lieve incremento del valore dell’export pari al +0,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il valore assoluto delle vendite estere regionali ha sfiorato i 21.128 milioni di euro, rappresentando il 13% dell’export nazionale.

La performance emiliano-romagnola risulta più contenuta rispetto alla media italiana, che ha registrato una crescita del +1,3%.

L’andamento dei macrosettori produttivi

L’analisi merceologica mostra un panorama fortemente polarizzato: dei dodici macrosettori

considerati, cinque hanno registrato una contrazione delle vendite all’estero.

Il contributo negativo più rilevante è derivato dal comparto dei mezzi di trasporto, che ha subito una riduzione del 10%, scendendo a circa 3.012 milioni di euro (pari al 14,3% dell’export regionale). La flessione ha colpito sia gli autoveicoli (-7%) sia, in modo più severo, la voce “altri mezzi di trasporto” (-28,9%).

In flessione anche l’industria alimentare e delle bevande (-2,7%), che interrompe un ciclo espansivo in atto dal 2020, risentendo del calo dei prodotti alimentari (-3,1%) a fronte della tenuta delle bevande (+3,5%).

Contrazioni significative si registrano nel legno e mobile (-7,9%) e nei minerali non metalliferi (-6,2%).

Il bilancio regionale è rimasto positivo grazie all’eccezionale performance dei prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+31,7%), inseriti all’interno dell’aggregato chimico-farmaceutico (+3,8%).

Un apporto determinante è arrivato anche dalle apparecchiature elettriche, elettroniche, ottiche e medicali (+12%), dall’insieme delle altre industrie manifatturiere (+10,1%) e dal settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca (+10%).

Sostanzialmente stabile il comparto chiave dei macchinari e delle apparecchiature (+0,4%), che si conferma il primo settore regionale con una quota del 25% del totale (5.276 milioni di euro).

 

Le destinazioni geografiche: tiene l’Europa, pesanti flessioni nei mercati extra-UE

Sotto il profilo geografico, l’export emiliano-romagnolo nel primo trimestre del 2026 si è diviso chiaramente in due: i risultati positivi riscontrati all’interno dell’Unione Europea sono stati appena sufficienti a bilanciare le perdite registrate nei mercati americani e le più profonde cadute in particolare nell’area asiatica.

Le vendite dirette in Europa sono salite al 67,8% del totale (14.315 milioni di euro), registrando un incremento del 4,2%. A trainare la dinamica è stata l’Unione Europea a 27 (+4,8%) e, nello specifico, l’area euro (+5,1%).

Tra i principali partner commerciali, si rileva il buon andamento sul mercato tedesco (+8,6%, per un valore di 2.854 milioni di euro) e su quello spagnolo (+8%). In controtendenza si colloca la Francia, che registra un arretramento del -3,4%.

Fuori dall’area euro, tengono le esportazioni verso il Regno Unito (+0,8%), mentre flettono in Turchia (-6,5%).

I mercati americani confermano la tendenza negativa avviata nel 2024, registrando un calo complessivo del -3,8%. Gli Stati Uniti segnano una flessione del -2,6% (2.471 milioni di euro), mentre l’America centro-meridionale arretra del -7,4%, condizionata dalla contrazione del mercato brasiliano (-10,7%).

La situazione più critica si rileva sui mercati asiatici, che registrano un arretramento complessivo del -9,4% (pari a quasi 2.668 milioni di euro). Su questo risultato pesano il conflitto nel Golfo Persico e le tensioni nel Mar Rosso. Il Medio Oriente inverte bruscamente la rotta segnando -12,6%, con punte del -14% per gli Emirati Arabi Uniti. In Asia orientale (-8,7%), oltre ai fattori logistici, incide la debolezza della domanda interna cinese ed il riorientamento delle catene di fornitura locali: l’export verso Cina, Hong Kong e Macao si contrae del -5,9%, mentre il Giappone cede l’11,2%.

Decisi arretramenti anche verso l’Africa (-14,7%), condizionata dal forte calo dei paesi settentrionali (-19,9%), e verso l’Oceania (-13,4%).

 

 

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