Export Emilia, il primo trimestre 2026 accende la ripresa tra Piacenza, Parma e Reggio Emilia
Il primo trimestre del 2026 consegna all’Emilia occidentale una fotografia in movimento: Piacenza corre, Parma accelera con decisione, Reggio Emilia consolida. Tre traiettorie diverse, ma accomunate da un dato di fondo: l’export resta uno dei motori più sensibili, e insieme più rivelatori, della vitalità economica dei territori. Dopo un 2025 chiuso con andamenti non uniformi, i primi tre mesi dell’anno mostrano infatti una ripartenza robusta per Piacenza, una nuova forte spinta per Parma e una crescita più contenuta ma significativa per Reggio Emilia, con la manifattura ancora una volta al centro della scena e con i mercati internazionali che ridisegnano pesi, gerarchie e opportunità.
Il risultato più brillante arriva da Piacenza, che dopo il calo del 4,5% registrato a fine 2025 mette a segno un vero rimbalzo: tra gennaio e marzo il valore delle esportazioni raggiunge 1 miliardo e 800 milioni di euro, 261 milioni in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari a una crescita del 17,0%. È la miglior performance dell’Emilia-Romagna, davanti anche a Parma, e segnala una ripresa ampia, sostenuta soprattutto dal manifatturiero, che con 1 miliardo e 774 milioni di euro rappresenta il 98,7% dell’export provinciale e cresce del 16,7%. La fotografia piacentina è particolarmente interessante perché dentro il dato complessivo convivono stabilità, recuperi e impennate: il tessile conferma i 443 milioni di euro del primo trimestre 2025 e resta il primo comparto per peso, con un’incidenza del 25,0%; i macchinari e apparecchi crescono del 6,8% e salgono a 355 milioni; l’agroalimentare avanza del 7,6%, arrivando a 184 milioni. Ma la vera spinta arriva dagli apparecchi elettrici, in crescita del 51,8% fino a 156 milioni, dai computer, apparecchi elettronici e ottici, che balzano del 147,6% a 115 milioni, e dalle sostanze e prodotti chimici, in aumento del 172,2% a 49 milioni. Anche gomma, plastica e lavorazione dei minerali non metalliferi contribuiscono al quadro positivo, con un incremento del 35,7% e un valore di 90 milioni.
Parma conferma a sua volta un passo molto sostenuto. Dopo il +5,3% del 2025, il primo trimestre 2026 registra un ulteriore aumento del 12,4%, che porta il valore dei flussi verso l’estero a 2 miliardi e 787 milioni di euro: 308 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025. È il secondo miglior risultato regionale per crescita dell’export, subito dietro Piacenza, e anche in questo caso il motore principale è la manifattura, che cresce del 12,6% e rappresenta il 96,6% delle esportazioni complessive. Il profilo parmense resta fortemente concentrato su tre pilastri, capaci da soli di superare il 70% degli scambi: agroalimentare, macchinari e chimico-farmaceutico. L’agroalimentare mantiene il primato con 715 milioni di euro e un’incidenza del 26,5%, pur registrando una contrazione del 9,6%, pari a 76 milioni in meno. A brevissima distanza si collocano i macchinari e apparecchi, che crescono del 14,7% e arrivano a 712 milioni, con 91 milioni in più. Il salto più spettacolare è però quello del chimico-farmaceutico, che raggiunge 556 milioni di euro grazie a un incremento dell’85,3%, rafforzando il proprio peso fino al 20,7%. A completare il quadro arrivano la crescita delle sostanze e prodotti chimici, +10,2% per 167 milioni, e il balzo degli apparecchi elettrici, +77,4% fino a 61 milioni, mentre gomma, plastica e minerali non metalliferi arretrano del 4,3%, fermandosi a 144 milioni.
Più graduale, ma non per questo marginale, è l’evoluzione di Reggio Emilia. Dopo il modesto +0,7% registrato a fine 2025, le esportazioni reggiane crescono dell’1,9% nel primo trimestre 2026, con 61 milioni di euro in più e un valore complessivo di 3 miliardi e 294 milioni. La provincia si conferma un gigante manifatturiero: il comparto rappresenta il 99,3% delle esportazioni totali e dentro questo perimetro emerge un segnale particolarmente rilevante, cioè la ripresa dei macchinari e apparecchi. Dopo la flessione dell’1,9% che aveva segnato il 2025, il settore torna in positivo con un +1,1%, portando il valore esportato a 1 miliardo e 127 milioni di euro e confermandosi il cuore dell’export reggiano, con un’incidenza del 34,5%. Anche il tessile, che vale il 20% delle vendite all’estero provinciali, cresce dell’1,3% e raggiunge 656 milioni. Più vivace il risultato dei metalli di base e prodotti in metallo, esclusi i macchinari, che aumentano dell’8,8% fino a 388 milioni. L’agroalimentare sale del 4,7% a 216 milioni, mentre gli articoli in gomma, materie plastiche e prodotti della lavorazione dei minerali non metalliferi segnano una contrazione del 5,3%, scendendo a 328 milioni.
Se si guarda ai mercati di destinazione, l’Europa resta il baricentro naturale dell’export emiliano, ma con intensità e dinamiche differenti. Per Piacenza il continente europeo pesa addirittura il 79,5% del totale, con un valore di 1 miliardo e 428 milioni di euro e una crescita del 26,5%. È qui che si concentra gran parte del rimbalzo provinciale, mentre America e Asia mostrano segni di arretramento: verso il continente americano le esportazioni calano del 16,3%, fermandosi a 81 milioni, e verso l’Asia scendono del 2,6%, pur mantenendo un valore significativo di 235 milioni. Anche Reggio Emilia continua a trovare in Europa il proprio sbocco principale: il mercato europeo assorbe il 74,5% delle merci reggiane, per un valore di 2 miliardi e 453 milioni di euro e una crescita del 4,2%. Diverso l’andamento fuori dal continente, con l’America in calo del 4,5% a 450 milioni e l’Asia in flessione del 2,2% a 259 milioni. Parma, invece, pur mantenendo l’Europa come prima area di riferimento con 1 miliardo e 761 milioni di euro, pari al 63,2% del totale e in crescita del 3,6%, mostra la dinamica più sorprendente proprio oltreoceano: l’America registra un balzo del 58,7%, assorbe 638 milioni di euro di merci parmensi e arriva a pesare il 22,9% dell’intero export provinciale. Positiva anche l’Asia, che sale del 10,6% a 265 milioni.
La classifica dei Paesi partner racconta ancora meglio la fase di trasformazione. A Piacenza la Germania riconquista il primo posto grazie a un balzo del 51,0%, che porta il valore delle esportazioni a 348 milioni di euro, 118 milioni in più rispetto al primo trimestre 2025. La Francia, pur cedendo la vetta, cresce del 24,1% e raggiunge 295 milioni, mentre la Spagna avanza con forza, +59,9%, arrivando a 178 milioni. In controtendenza gli Stati Uniti, che scivolano dalla quinta all’ottava posizione: il valore delle merci piacentine dirette sul mercato USA cala del 23,1%, fermandosi a 52 milioni. Reggio Emilia vede invece la Germania consolidare il primo posto con 456 milioni di euro, in aumento del 3,7%, pari al 13,8% del totale provinciale. Seguono la Francia, in calo del 2,7% a 380 milioni, e gli Stati Uniti, che arretrano del 5,8% a 313 milioni. Anche la Spagna flette del 3,1%, pur restando quarta con 218 milioni, mentre il Regno Unito si distingue con una performance molto positiva: +15,0%, 171 milioni di euro e sorpasso sulla Polonia al quinto posto. Parma, al contrario, cambia volto proprio grazie agli Stati Uniti, che conquistano la prima posizione scalando la graduatoria rispetto all’anno precedente. Il mercato americano cresce dell’89,5%, con 242 milioni in più, e arriva a 511 milioni di euro, pari al 18,4% dell’export parmense. La spinta è legata soprattutto al boom del chimico-farmaceutico, cresciuto verso gli USA del 272,9% per un valore di 260 milioni. La Germania, pur lasciando il primato, sale a 347 milioni con un +5,4%, mentre la Francia scende dal primo al terzo posto con una flessione del 5,7% e un valore di 316 milioni. Da segnalare anche la progressione della Cina, che cresce del 65,7%, raggiunge 70 milioni e passa dall’undicesima alla settima posizione.
Nel complesso, i dati elaborati dall’Ufficio Studi e statistica della Camera di commercio dell’Emilia su base ISTAT restituiscono l’immagine di un territorio che continua a muoversi con forza sui mercati internazionali, ma non in modo uniforme. Piacenza vive una ripartenza potente, trainata da manifattura, Germania e comparti tecnologici ed elettrici; Parma consolida una fase espansiva grazie alla combinazione tra macchinari, chimico-farmaceutico e straordinaria crescita americana; Reggio Emilia procede con passo più misurato, ma ritrova il segno positivo nei macchinari, confermando la solidità del proprio tessuto produttivo. In comune c’è la centralità della manifattura, che in tutte e tre le province rappresenta la struttura portante dell’export, e c’è il ruolo dell’Europa, ancora primo approdo commerciale. Ma i primi mesi del 2026 dicono anche che la crescita passa sempre più dalla capacità di intercettare domande diverse, presidiare mercati maturi e cogliere accelerazioni improvvise in aree lontane. È qui, tra specializzazioni produttive e geografie che cambiano, che si gioca la nuova partita dell’export emiliano.




