Il dialogo, l’incontro tra mondi alla ricerca di un linguaggio comune sul quale costruire un futuro consapevole e positivo trova in Marino e le Stelle un’espressione inedita frutto della improbabile unione del mondo scientifico e quello artistico.
Antonio Danieli, vicepresidente e direttore generale di Fondazione Golinelli ha dato il benvenuto agli ospiti inaugurando il percorso espositivo gratuito che raccoglie gli esiti del laboratorio multidisciplinare di arte e scienza promosso da Fondazione Golinelli, a cura del duo artistico Antonello Ghezzi, in collaborazione con il Dipartimento di Fisica e Astronomia “Augusto Righi” dell’Università di Bologna, l’Accademia di Belle Arti di Bologna, INAF – Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio e INAF – Istituto di Radioastronomia. Le opere saranno visibili fino a domenica 22 novembre 2026 negli spazi dell’Opificio Golinelli, in via Paolo Nanni Costa 14 a Bologna, in occasione delle attività e degli eventi organizzati dalla Fondazione e su prenotazione negli slot dedicati alla visita durante i fine settimana.
L’incontro tra artisti e giovani scienziati, chiamati a lavorare fianco a fianco per tradurre in forma visiva concetti scientifici complessi, ha generato interpretazioni audaci che invitano a una riflessione più ampia. La prima riguarda la natura stessa delle opere: alcune, a un primo sguardo, sembrano sfuggire alla definizione tradizionale di “arte”. Per coglierne il senso occorre rallentare, sottrarsi alla superficialità di un mondo abituato alla velocità e all’immediatezza, e concedersi il tempo necessario per decifrare ciò che non si offre subito allo sguardo.
Il secondo tema è quello della bellezza, come ha ricordato Sandro Bardelli, astronomo dell’INAF, nel suo intervento: per lo scienziato la bellezza può risiedere in una formula, per l’artista in un’opera. Due prospettive diverse che convergono in un’idea comune: la bellezza è ovunque, purché la si cerchi con uno sguardo disposto a comprendere.
A sottolineare la vicinanza tra i due mondi è intervenuto anche Marco Giroletti, ricercatore dell’Istituto di Radioastronomia: i segnali che arrivano dall’universo non sono visibili, ha spiegato, e devono essere “vestiti” per poter essere riconosciuti e interpretati. Un processo che non è distante da quello dell’artista, chiamato a dare forma a ciò che non è immediatamente percepibile.
In chiusura, il cosmologo Flavio Fusi Pecci, astronomo ordinario dell’INAF, ha ricordato come l’avanzamento della conoscenza porti spesso a una sorprendente semplificazione dei concetti: tutto diventa più “elegante e bello”. La scienza, ha aggiunto, si avvicina sempre più alla dimostrazione che la materia di cui è fatto l’essere umano ha la stessa origine di quella che compone le stelle. Da qui l’ironia della sua conclusione: forse Alan Sorrenti, con il celebre “Siamo figli delle stelle”, aveva intuito qualcosa prima degli scienziati.
Le otto opere realizzate, con linguaggi e materiali differenti, rappresentano alcuni dei fenomeni e concetti più affascinanti dell’universo in relazione alla nostra vita quotidiana e al modo in cui abitiamo il mondo.
In Empty threads, Elisa Altomonte e Leonardo De Deo, mettono in relazione la rete che struttura l’Universo con quelle che attraversano le relazioni umane. Il lavoro nasce da una performance con fili di recupero e si sviluppa poi nel dittico realizzato attraverso la tecnica dell’acquatinta, dove i filamenti della rete cosmica diventano il punto di partenza per riflettere sulla fragilità dei legami e sul senso di comunità.
Flusso, di Alice Bomberini e Abinet Alessandro Buson Pizzardo, riflette invece sulla fluidità dello spaziotempo attraverso segni tracciati su una pellicola trasparente e trasformati dalla luce del sole, in un processo di continuo divenire.
Con Chip! Chip!, Nicola Borghi e Alessio Bongianino stabiliscono un collegamento tra dimensione terrestre e cosmica attraverso semi di girasole, movimento e suono, richiamando con il termine “chirp” il segnale associato alle onde gravitazionali prodotte dalla fusione di buchi neri.
Il tema della percezione torna in Camera a nebbia, di Leonardo De Deo ed Elysée Farazmand, dove un gesto minimo e ripetuto diventa occasione per riflettere sulla possibilità di rendere percepibili fenomeni altrimenti invisibili. In Buchi bianchi, Leonardo De Deo e Anna Rolfi trasformano il concetto dei buchi bianchi in un trittico scultoreo e sonoro, interrogandosi sulla possibilità di trasformare luoghi privi di una funzione definita in spazi di relazione e di vita. Dare una bocca, realizzato da Viviana Fardella e Francesca Riccioni, prende invece spunto dalle reti miceliali per costruire un ambiente site-specific riconfigurabile, nel quale le decisioni individuali concorrono alla costruzione di un’organizzazione collettiva.
Gli ultimi due lavori ampliano la riflessione al rapporto tra ambiente, territorio e trasformazioni del paesaggio. Dialoghi Emergenti, di Veronica Ilari e Chiara Sette, parte dall’esplorazione di luoghi abbandonati e dalla presenza di natura, luce, acqua, animali e tempo per costruire una mappa digitale interattiva e in continua evoluzione. Dieci minuti di buio di Martina Platone, Viola Ricci e Gaia Vallese, affronta invece il tema dell’inquinamento luminoso: la luce artificiale viene utilizzata per imprimere su carta fotosensibile l’immagine della Via Lattea, evidenziando la progressiva perdita del cielo notturno nelle aree urbane.
L’inaugurazione è stata arricchita dalla presentazione di Caves in the Skies – Parte prima: Le Grotte e la Paura, progetto multimediale a cura dell’Associazione MASK di Bologna, che intreccia musica, azione scenica, voce e immagini per esplorare il rapporto tra spazio, percezione e paura. Il progetto è realizzato da Erica Bisesi (pianoforte e concept scientifico), Nicola Baroni (violoncello e live electronics), Maria Vittoria Barrella (azione scenica e voce recitante), Giovanni Asquini (video) e Sergio Colella (regia e voce recitante).
La mostra sarà visitabile fino a domenica 22 novembre 2026 in occasione delle attività e degli eventi organizzati in Opificio Golinelli e nelle seguenti date, in occasione di visite guidate gratuite:
- Domenica 18 ottobre, dalle 16 alle 17
- Sabato 24 ottobre, dalle 16 alle 17
- Sabato 7 novembre, dalle 15 alle 16
- Domenica 15 novembre, dalle 16 alle 17
- Sabato 21 novembre, dalle 16.30 alle 17.30
Per partecipare alle visite guidate è necessario compilare l’apposito modulo di prenotazione.




