Ri.Nova, gli scarti di campo e di cantina diventano risorsa: con il progetto M.Or.Vi.S.A. l’economia circolare mette radici in vigneto
Compost e biochar ottenuti anche dai sottoprodotti della filiera agroalimentare per aumentare sostanza organica, trattenere meglio l’acqua e ridurre il ricorso ai fertilizzanti di sintesi. I primi risultati mostrano maggiore vigoria e resa delle viti senza penalizzare la qualità delle uve e dei vini.
Tralci e rami rimossi dalla potatura, fecce e vinacce avanzate dalla vinificazione non sono più soltanto scarti della produzione vitivinicola da smaltire ma possono tornare nel vigneto sotto forma di risorsa, contribuendo a rendere il suolo più fertile, permettendogli di trattenere meglio l’acqua e di immagazzinare carbonio. È questa la logica alla base di M.Or.Vi.S.A. – Applicazione di matrici organiche innovative (compost e biochar) per la gestione sostenibile ed efficiente del suolo e della risorsa idrica in vigneto, progetto finanziato dalla Regione Emilia-Romagna (con Ri.Nova nel ruolo di capofila) che punta a sperimentare nuove strategie per contrastare il progressivo impoverimento dei suoli utilizzati in viticoltura e gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico.
Il punto di partenza è un problema che riguarda direttamente la capacità produttiva futura dei vigneti: un mix di fattori che unisce la diminuzione della sostanza organica nei suoli, la conseguente perdita di fertilità e biodiversità, l’aumento del fabbisogno di acqua e il crescente ricorso a fertilizzanti di sintesi. M.Or.Vi.S.A. prova a trasformare queste criticità in un’opportunità attraverso i principi dell’economia circolare, recuperando sottoprodotti della filiera agroalimentare e vitivinicola e restituendoli al suolo in tre formati diversi: ammendante compostato (un fertilizzante naturale ottenuto dal compostaggio dei rifiuti organici), biochar (carbone vegetale speciale ad alto contenuto di carbonio che si ottiene riscaldando, in carenza di ossigeno, residui di biomassa vegetale, come gli scarti agricoli o le potature) e CB MIX, una miscela delle prime due.
L’ammendante compostato utilizzato nelle prove viene prodotto a Faenza anche a partire da residui della filiera vitivinicola, mentre il biochar deriva dal trattamento mediante pirolisi di materiale legnoso che può provenire anche dalla potatura dei vigneti. L’obiettivo del progetto è verificare quanto queste matrici possano contribuire nel tempo ad aumentare il contenuto di sostanza organica, migliorare la fertilità e la capacità del terreno di trattenere l’acqua, favorire lo stoccaggio del carbonio e ridurre la necessità di concimazioni minerali.
Più vigoria e produzione, senza perdere qualità
Le sperimentazioni si svolgono nel campo prova di Astra-Innovazione e Sviluppo a Tebano (RA), dove dal 2019 vengono confrontate parcelle sottoposte a differenti trattamenti di fertilizzazione. Si tratta quindi di un monitoraggio di lungo periodo, proseguito nel tempo attraverso diversi progetti di ricerca e che, nell’ambito di M.Or.Vi.S.A., interessa le annate agrarie 2025 e 2026. I dati raccolti nel 2025 hanno confermato le prime indicazioni positive: l’apporto di compost e biochar consente di restituire al suolo carbonio e sostanza organica provenienti da sottoprodotti che altrimenti dovrebbero essere gestiti diversamente e, nel caso dell’ammendante compostato, anche preziosi nutrienti. I primi rilievi mostrano inoltre una maggiore vigoria delle piante e una resa di uva per ceppo più elevata, senza effetti negativi sulla qualità delle uve o sulla loro attitudine alla vinificazione.
Indicazioni interessanti arrivano anche dalla cantina: i vini ottenuti dalle parcelle trattate con matrici ammendanti hanno mostrato nel 2025 un profilo organolettico tendenzialmente più intenso, sia per alcuni descrittori olfattivi sia per la struttura gustativa. I rilievi in corso serviranno ora ad approfondire l’effetto delle diverse matrici sulla composizione chimico-fisica del suolo e sulla sua biodiversità microbica, fungina e dei microartropodi.
“Il valore di M.Or.Vi.S.A. sta nel considerare il suolo non come un semplice supporto per la vite, ma come un vero patrimonio produttivo da preservare nel tempo – spiega Pietro Rebeggiani, referente del progetto per Ri.Nova –. Compost e biochar ci permettono di lavorare contemporaneamente su più fronti: restituire sostanza organica al terreno, valorizzare sottoprodotti della filiera secondo i principi dell’economia circolare e creare condizioni potenzialmente più favorevoli per la gestione dell’acqua e degli elementi nutritivi”.
“I primi risultati sono incoraggianti perché indicano che questo approccio può sostenere la vigoria e la produttività delle piante, mantenendo allo stesso tempo una buona qualità delle uve e del vino. Ora il lavoro prosegue per comprendere in maniera più puntuale gli effetti di lungo periodo sul suolo, sulla biodiversità e sulla capacità di affrontare gli stress legati al cambiamento climatico”, spiega il prof. Alessandro Buscaroli, referente del progetto per l’Università di Bologna.
Ricerca, università e aziende insieme per una viticoltura più resiliente
Il progetto coinvolge due Dipartimenti dell’Università di Bologna, DISTAL e BIGEA, insieme a Ri.Nova, Astra-Innovazione e Sviluppo e Dinamica, mettendo in relazione competenze accademiche, sperimentazione, formazione e realtà agricole. L’obiettivo è fare in modo che i risultati della ricerca possano tradursi rapidamente in indicazioni operative per le aziende vitivinicole, definendo dosi e modalità di applicazione delle matrici più adatte ai differenti contesti aziendali. Una parte importante del progetto riguarda infatti anche formazione, consulenza e divulgazione. Sono previste attività specifiche sull’utilizzo di compost, biochar e CB MIX, sulla gestione sostenibile del suolo e dell’acqua e sull’economia circolare, insieme a percorsi di inclusione sociale realizzati con l’associazione Il Ventaglio di ORAV presso il Vigneto Solidale.
L’iniziativa è realizzata nell’ambito del CoPSR 2023-2027 – Tipo di intervento SRG01 “Sostegno ai Gruppi Operativi PEI AGRI” – OS5. Il progetto è finanziato dal FEASR 2023-2027 – Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale – Progetto “Applicazione di matrici organiche innovative (compost e biochar) per la gestione sostenibile ed efficiente del suolo e della risorsa idrica in vigneto – M.OR.VI.SA”.




