A Modena si è svolta la III edizione regionale del forum promosso da Italia Economy che riunisce imprese e istituzioni: filiere, capitale umano e tecnologie al centro del confronto sulla competitività
La sede di HPE Group a Modena ha ospitato, lo scorso 22 aprile, l’edizione 2026 di Disegnare il futuro Emilia‑Romagna, il forum dedicato all’innovazione che ogni anno mette a fuoco la visione del futuro con uno sguardo radicato nel territorio.
L’iniziativa si è articolata in tre panel che hanno riunito istituzioni e imprese in un confronto concreto e costruttivo, pensato per chi vuole assumere un ruolo attivo nella costruzione di ecosistemi fondati su modelli di sviluppo sostenibile. Un dialogo che ha messo al centro le condizioni necessarie per sostenere l’innovazione, rafforzare la competitività regionale e accompagnare l’evoluzione delle filiere produttive.
I lavori si sono aperti con gli interventi introduttivi di Marco Moscatti, Presidente GGI Emilia Area Centro, e Matteo Torre, Amministratore Delegato di HPE Group. Torre, rientrato in Italia dopo molti anni di esperienza all’estero, ha sottolineato come il Paese presenti oggi condizioni migliori rispetto alle sue aspettative, pur riconoscendo margini significativi di miglioramento.
Il primo panel Emilia-Romagna 2030 – Strategie per la Crescita e lo Sviluppo: territori, filiere e impatto, moderato da Gioia Novena, ha offerto un approfondimento sulle strategie di crescita e sull’impatto che lo sviluppo dei territori e delle filiere può esercitare sul sistema produttivo regionale, mettendo al centro le leve necessarie per rafforzare competitività e capacità innovativa.
Torre ha evidenziato come nei settori in cui opera HPE Group — automotive, motorsport e difesa — sia ormai indispensabile internazionalizzare le attività e recuperare la sovranità su tecnologie che l’Europa ha lasciato scivolare verso la concorrenza asiatica. Ha criticato le politiche europee sulla transizione green, che a suo avviso hanno penalizzato l’industria del continente, consegnando il mercato dell’elettrico all’Asia.
Torre ha poi richiamato i punti di forza di HPE: l’integrazione tra ingegneria e produzione e l’appartenenza alla Motor Valley, ecosistema noto per i grandi produttori di vetture supersportive ma alimentato anche da una rete di PMI altamente specializzate e capace di attrarre talenti. Proprio la gestione dei talenti rappresenta, secondo lui, una sfida decisiva: oggi sono i professionisti a scegliere le aziende, e per trattenerli è necessario generare continuamente nuovi progetti, anche senza ritorni immediati, così da mantenere vivo il livello di competenze che caratterizza il territorio.
Marco Moscatti ha invitato le PMI a superare una visione riduttiva dell’intelligenza artificiale come semplice adozione di nuove tecnologie. Secondo lui, questo è solo il minimo indispensabile per restare competitivi. La vera opportunità dell’IA è l’aumento della produttività: liberare le persone da attività ripetitive per permettere loro di concentrarsi su compiti strategici e sentirsi parte attiva dello sviluppo aziendale. Per Moscatti, il futuro delle PMI dipende proprio dall’equilibrio tra innovazione tecnologica e valorizzazione del capitale umano.
Luca Nava, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Revlon Italia, ha ricordato il peso strategico della filiera cosmetica italiana, concentrata soprattutto in Lombardia, da cui provengono due terzi dei cosmetici utilizzati in Europa. Ha poi sottolineato come la vera sfida per le aziende del settore sia la fidelizzazione dei talenti, sempre più attratti da realtà capaci di offrire progetti stimolanti e percorsi di crescita. Per questo ha invitato a investire nella creazione di gruppi di giovani professionisti in grado di generare innovazione e rafforzare la competitività del comparto.
Adamo Venturelli, Owner &CEO di Vis Hydraulics, ha ripercorso l’evoluzione della propria azienda, spiegando come sia passata da un modello basato sulla qualità come principale leva competitiva a uno orientato alla produzione di grandi volumi a prezzi più contenuti. Oggi, però, la concorrenza internazionale — soprattutto cinese — impone un ulteriore cambio di paradigma: per restare competitivi è necessario offrire insieme qualità, prezzi concorrenziali e servizi.
Secondo Venturelli, la risposta sta nell’innovazione dei processi: robotica e intelligenza artificiale devono essere considerate alleate, non minacce, perché liberano tempo dalle attività ripetitive e permettono alle persone di dedicarsi a funzioni più strategiche. Lo stesso vale per l’internazionalizzazione, che non è più una scelta ma una condizione indispensabile per mantenere competitività senza compromettere la qualità.
Fabrizio Vigo, CEO & Co-Founder di Sevendata, ha sottolineato che l’intelligenza artificiale può portare valore solo se alimentata da dati di qualità e utilizzata in modo corretto. Ha evidenziato inoltre una resistenza culturale ancora diffusa in Italia: molti manager, pur competenti, faticano a mettere in discussione schemi consolidati. Per questo, secondo Vigo, è necessario promuovere pensiero laterale e apertura all’innovazione, trasformandola in un’opportunità concreta di crescita per le imprese.
Nel secondo panel, Il capitale umano come infrastruttura strategica: formazione, leadership e cambiamento, moderato dalla giornalista Rita Passerini, l’attenzione è stata rivolta a quello che solo recentemente si è iniziato a considerare come un asset strategico per la crescita e il miglioramento delle performance complessive, il capitale umano.
Un contributo particolarmente significativo è arrivato da Gabriele Solarini Paviotti, Account Relationship Leader di auxiell Group, che ha sottolineato come innovazione e miglioramento delle performance richiedano un approccio a 360 gradi. Non basta intervenire sui processi o potenziarne l’efficienza attraverso automazione e robotica: è indispensabile includere anche l’analisi e la pianificazione delle strategie legate al capitale umano, considerandolo al pari degli altri asset strategici. Solarini Paviotti ha richiamato l’equazione del cambiamento proposta dal gruppo, fondata su cinque fattori che devono rimanere in equilibrio: visione, competenze, risorse, incentivi e piano d’azione.
L’intervento di Marialisa Alberghini, Strategy Manager di di Lavoropiù ha messo a fuoco le principali esigenze che le aziende affrontano nella gestione del capitale umano e il valore del supporto offerto da operatori specializzati. In particolare, Alberghini ha evidenziato il ruolo crescente dell’employer branding, oggi decisivo non solo per attrarre profili qualificati, ma anche per garantirne la permanenza e assicurare quella continuità organizzativa indispensabile alla competitività.
Lo stesso tema è stato approfondito da Alberto Mari, Legale Rappresentante M.M. – NCG, che ha evidenziato la distanza ancora troppo frequente tra ciò che viene progettato dai dipartimenti HR e la realtà operativa delle aziende. Un divario che si manifesta nella discrepanza tra organigrammi formali e mansioni effettivamente svolte. Da qui la necessità, ha sottolineato Mari, di riallineare queste due visioni per poterle poi governare in modo efficace.
Il suo intervento ha toccato anche la prossima applicazione della direttiva UE 2023/907 sulla trasparenza salariale, un passaggio che comporterà non solo implicazioni economiche, ma anche nuove criticità e potenziali rischi per le organizzazioni, soprattutto perché la normativa risulta ancora poco definita, rendendo complesso distinguere con precisione definizioni come “ruoli” e “mansioni” e, di conseguenza, individuare gli strumenti adeguati per una misurazione comparativa.
Il forum si è concluso con un interessante panoramica di casi concreti, con il terzo panel Territorio 4.0 – quando la tecnologia fa sistema: innovazione applicata e transizioni reali, moderato da Gioia Novena.
Marco Biagioni, Amministratore Delegato di Euei, ha sottolineato come la qualità e l’affidabilità dei dati rappresentino il fondamento dei servizi offerti dall’azienda. È da qui che parte ogni progetto, per poi evolvere in soluzioni capaci di migliorare concretamente il controllo delle funzioni aziendali.
Biagioni ha portato un caso d’uso relativo a un imprenditore che necessitava di monitorare in tempo reale l’avanzamento delle singole commesse, anche a distanza. Una sfida superata grazie a un processo strutturato: raccolta accurata dei dati, loro elaborazione e utilizzo delle connessioni per renderli disponibili ovunque fossero necessari.
Simone Checcoli, Legale Rappresentante – CEO di DotEnv e Vicepresidente GGI Confindustria Emilia Area Centro, ha illustrato il potenziale degli agenti IA, strumenti capaci di semplificare i processi che precedono le decisioni manageriali. Ha portato l’esempio di un caso in cui la raccolta e l’analisi dei dati relativi a numerosi immobili possono permettere a un amministratore di condominio di orientare con precisione le proprie scelte su un problema specifico.
Checcoli ha inoltre evidenziato come, nonostante la forza dei servizi italiani risieda nella loro natura sartoriale e nella capacità di instaurare un rapporto empatico con i clienti, il Paese sconti un ritardo rispetto ad alcune realtà estere, citando tra gli esempi Station F in Francia. Un gap che riguarda anche l’immagine: all’estero, ha osservato, sono molto più abili nel comunicare e posizionarsi, mentre in Italia si tende ancora a concentrarsi quasi esclusivamente sul “fare”.
Andrea Franceschelli, Vicepresidente di One Express Italia e di GGI Confindustria Emilia Area Centro, ha ribadito l’importanza dell’automazione nel settore logistico, indispensabile per gestire flussi sempre più complessi. Allo stesso tempo ha sottolineato che l’introduzione dell’intelligenza artificiale non può essere un processo calato dall’alto: è fondamentale coinvolgere tutti i collaboratori, affinché comprendano davvero le applicazioni e il valore degli strumenti digitali.
Secondo Franceschelli, non basta che l’imprenditore indichi la direzione. Solo un coinvolgimento diffuso permette di fare squadra e di lavorare uniti verso un obiettivo comune, trasformando l’innovazione in un fattore di coesione oltre che di competitività.
Mariastella Mancini, Direzione regionale Bio5 Laboratori Analisi – HSE e Vicepresidente GGI Confindustria Emilia Area Centro, ha richiamato l’attenzione sul tema della sicurezza e della salute sul lavoro, sottolineando l’importanza di utilizzare le nuove tecnologie per integrare in modo efficace tutte le funzioni aziendali. Ha però messo in guardia dai rischi legati a un uso non governato dell’intelligenza artificiale, soprattutto quando si trattano dati sensibili.
Per Mancini, le aziende devono promuovere sistemi interni sicuri e accessibili a tutti, così da scoraggiare l’utilizzo di piattaforme di IA non validate a livello aziendale, che potrebbero esporre l’organizzazione a gravi violazioni della riservatezza.
Infine, Beatrice Nale, Service Manager di Skybackbone Engenio, ha posto l’accento sull’importanza della governance e della leadership, elementi che devono precedere qualsiasi scelta tecnologica. Nel campo della gestione delle infrastrutture, dei dati critici e della sicurezza digitale, ha spiegato, il valore di un progetto non dipende solo dagli strumenti adottati, ma anche — e soprattutto — da professionisti consapevoli degli obiettivi da raggiungere e dotati delle necessarie soft skill.
In un contesto geopolitico particolarmente complesso, soprattutto per le PMI, Nale ha sottolineato quanto sia fondamentale la collaborazione tra imprese, istituzioni e luoghi in cui si formano le competenze, come le università. Solo attraverso questa contaminazione continua è possibile mantenere viva la capacità produttiva e competitiva del territorio.




