Stabilità normativa, integrazione delle filiere e capacità di interpretare i cambiamenti nei comportamenti di consumo rappresentano leve decisive per rafforzare la competitività dei territori, evidenziando il ruolo strategico dell’innovazione nel settore beauty
Luca Nava, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Revlon Italia, guida in Italia una realtà parte di un gruppo internazionale attivo in un settore fortemente competitivo e in continua evoluzione. Lo abbiamo intervistato per approfondire quali fattori rendono oggi un territorio attrattivo per investimenti e sviluppo industriale, con uno sguardo al ruolo di infrastrutture, capitale umano e filiere – in particolare in Emilia-Romagna – nella costruzione di modelli di crescita innovativi e sostenibili.
Dal punto di vista di un gruppo internazionale come Revlon, quali caratteristiche rendono oggi un territorio realmente competitivo e attrattivo per investimenti e sviluppo industriale al 2030?
«Un territorio è competitivo dal punto di vista produttivo se combina stabilità normativa, competenze industriali e capacità di attrarre talenti. Nei prossimi anni saranno determinanti la qualità delle infrastrutture – in particolare energetiche,digitali e logistiche – insieme all’apertura verso innovazione e transizione sostenibile. A questi elementi si affianca il valore degli ecosistemi locali: filiere integrate, collaborazione tra imprese, università e istituzioni, nonché una cultura industriale orientata alla crescita di lungo periodo.
Dal punto di vista commerciale, la presenza di un mercato avanzato e dinamico – come quello cosmetico in Italia – rappresenta un fattore attrattivo rilevante, soprattutto quando supportato da un sistema distributivo in grado di valorizzare prodotti ad alto valore aggiunto formulativo».
L’Emilia-Romagna è riconosciuta come uno dei principali ecosistemi produttivi europei, capace di integrare manifattura, ricerca e competenze. Quale ruolo possono avere le filiere territoriali nel rafforzare la competitività delle imprese in un contesto globale sempre più complesso?
«In contesti come l’Emilia-Romagna, le filiere territoriali rappresentano un importante fattore competitivo. La prossimità tra manifattura, ricerca, competenze e servizi specializzati consente alle imprese di reagire con maggiore rapidità ai cambiamenti globali, migliorare la qualità e ridurre il time-to-market, favorendo al contempo l’innovazione. In uno scenario caratterizzato da crescente complessità, filiere solide e collaborative rafforzano la capacità industriale e attraggono investimenti orientati al lungo periodo, generando valore sostenibile per il territorio e per gruppi internazionali come il nostro. Nel settore cosmetico, ad esempio, è particolarmente rilevante il contributo della filiera del packaging; più in generale, l’Italia ricopre un ruolo di primo piano nella produzione cosmetica a livello europeo, elemento che rafforza la competitività dell’intero comparto».
Quali leve guideranno l’evoluzione delle strategie industriali e di mercato nel settore beauty nei prossimi anni?

«Nel settore beauty, innovazione, posizionamento e capacità di interpretare i comportamenti dei consumatori – in par ticolare delle generazioni più giovani – rappresentano leve sempre più decisive. Il target 18–35 anni ricerca autenticità, valori chiari, sostenibilità e prodotti in grado di coniugare performance ed esperienza. Questo orientamento influisce non solo sulle strategie di marketing, ma anche sulle scelte industriali, imponendo maggiore velocità di sviluppo, flessibilità produttiva e attenzione all’impatto ambientale del packaging.
Le imprese più competitive saranno quelle capaci di trasformare le esigenze dei consumatori in modelli industriali agili e coerenti con l’identità del brand, rafforzata anche attraverso una comunicazione digitale efficace».
Quali priorità dovrebbero guidare le imprese per generare valore duraturo per il territorio e l’ecosistema economico?
«Generare valore duraturo significa porre tecnologia e digitalizzazione al centro delle strategie industriali. La capacità di raccogliere e interpretare i dati relativi ai comportamenti di consumo – in particolare delle generazioni Gen Z e Millennial – consente alle imprese di anticipare i trend e adattare rapidamente prodotti, comunicazione e modelli distributivi.
La digitalizzazione dei processi e l’utilizzo avanzato dei dati rappresentano leve competitive fondamentali, da affiancare a un approccio sostenibile e trasparente. Investire in innovazione tecnologica e competenze digitali significa contribuire alla crescita dell’intero sistema economico, favorendo lo sviluppo dell’impresa e del territorio. Come gruppo, siamo fortemente impegnati in questo percorso di trasformazione, attraverso l’evoluzione dei processi e degli strumenti operativi».
Quali sinergie tra imprese, istituzioni e formazione rafforzeranno la competitività delle filiere italiane al 2030?
«Nei prossimi anni la competitività delle filiere italiane dipenderà dalla capacità di costruire alleanze evolute tra imprese, istituzioni e sistema della formazione. La condivisione di visione, competenze e responsabilità consentirà di accelerare l’innovazione e valorizzare il capitale umano. Investire nei giovani, nella conoscenza e nella collaborazione rafforzerà la competitività industriale, favorendo uno sviluppo equilibrato e sostenibile dei territori».




