Giro d’affari diretto da 71 milioni di euro, indotto da 539 milioni e quasi un milione di pernottamenti nel 2025. I dati del COTER confermano la solidità del cluster termale dell’Emilia-Romagna: un asset strategico per il turismo regionale, trainato dal benessere e dall’attrattività internazionale
Il cluster termale dell’Emilia-Romagna è ancora solido nell’ambito del turismo regionale.
A dirlo sono i numeri presentati dal COTER, Consorzio Terme dell’Emilia-Romagna che, in collaborazione con APT Emilia-Romagna, ha presentato la Guida ai 23 centri termali distribuiti in 19 località della regione (con un’offerta che integra trattamenti terapeutici convenzionati con SSN, riabilitazione, benessere e vacanza in un unico prodotto) oltre ai dati dell’Osservatorio raccolti dal Consorzio sull’andamento 2025 rispetto all’anno precedente.

In primis, a spiccare sono alcune cifre a dare i contorni del settore termale, sicuramente importante: con un giro di affari diretto di 71 milioni di euro, la stima di un indotto economico pari a 539 milioni e quella di un indotto occupazionale di 13,5 milioni di euro, non si potrebbe dire diversamente parlando del 2025. Un anno, quest’ultimo, che ha visto sin dal 2023 una significativa crescita oltre che, in generale, un settore dalla costante tendenza positiva.
Nel 2025, gli impianti termali hanno infatti richiamato circa 401mila arrivi e generato circa 995mila pernottamenti, raggiungendo una copertura del 90,3% dei posti letto disponibili.
Un quadro esplicito di come il tipo di prodotto stia vivendo non solo una fase importante, ma assolutamente in linea con nuove tendenze (con un dato, quello di ¾ delle presenze motivato dalla fruizione degli impianti per vacanze benessere) e soddisfacendo aspettative sempre più alte in materia.
Chi sceglie l’Emilia Romagna, in generale, è il mercato tedesco secondo i dati più aggiornati (Tourism Data Hub) con il 17,7% del totale. E, considerando che secondo quando dichiara la Regione, sono stati 1,1 milioni gli arrivi e 2,7 milioni le presenze nei primi due mesi anche del 2026 (con una crescita rispettivamente del +3,2% e del +4,4%) il comparto turistico generale gode di buona salute, un quadro quindi ideale per spiegare la ricaduta di dati positivi riguardanti anche solo il prodotto termale.
Con +7,22% arrivi e +3,92% infatti di presenze in questo comparto e un tasso di risposta più elevato (quasi il 94%) rispetto agli altri anni, il termalismo è così un ottimo assist all’economia turistica attuale del territorio.
Questo anche grazie al fatto che – non solo nella regione − le terme assumono sempre più le vesti di “prodotto turistico” specifico e caratteristico del panorama italiano, peculiarità che desta attenzione soprattutto presso la clientela straniera in arrivo, accanto ad altri prodotti esperienziali (come quelli legati all’enogastronomia, ad esempio) legati al territorio, determinando in tal senso la scelta della tipologia di soggiorno e assegnando al settore termale un’alta attrattività.
In base a quanto lo stesso panel organizzato da COTER ha evidenziato sul tema, con la diffusione territoriale delle terme, poi, le opportunità a ricaduta non sono da trascurare. Le aree interessate, infatti, possono trarre sia benefici sull’annosa questione della destagionalizzazione, sia sulla durata media dei periodi di soggiorno. Considerazioni che, anche per l’intero contesto nazionale, nel turismo dovrebbero spingere ancor più quella spesa attuale di oltre 5 miliardi di euro a favore di soggiorni termali raggiunta nel 2025 e capace di attirare per ben il 60% un mercato straniero*.
*=Dati unioncamere.gov, 2025




