Imprese senza frontiere Emilia-Romagna: nuove prospettive di crescita per le imprese italiane negli Stati Uniti

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La II edizione del forum promosso da Italia Economy ha riunito a Bologna istituzioni, rappresentanti del mondo finanziario, professionisti e imprenditori. Al centro del confronto, strumenti per l’internazionalizzazione, strategie di investimento e testimonianze di aziende impegnate nel mercato americano.

Conoscere le opportunità del mercato statunitense, individuare gli strumenti più efficaci per affrontarlo e costruire relazioni capaci di accompagnare le imprese lungo il percorso di internazionalizzazione. Sono questi i principali temi emersi dalla II edizione di Imprese senza frontiere Emilia-Romagna, il forum promosso da Italia Economy e ospitato presso Palazzo Magnani – UniCredit, a Bologna, nell’ambito del percorso Road to SelectUSA.

L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni italiane e statunitensi, associazioni imprenditoriali, professionisti e manager per approfondire le prospettive di sviluppo delle imprese italiane negli Stati Uniti. Tre i principali ambiti di confronto: il sostegno delle istituzioni ai processi di internazionalizzazione, le strategie operative di ingresso nel mercato americano e le esperienze maturate dalle aziende che hanno già intrapreso percorsi di crescita oltreoceano.

Il dialogo ha evidenziato come l’espansione internazionale non possa essere considerata soltanto una scelta commerciale, ma richieda una visione strategica di lungo periodo, accompagnata da competenze specialistiche, strumenti finanziari e conoscenza delle specificità economiche, normative e culturali dei territori.

Istituzioni e imprese: costruire nuove opportunità di sviluppo internazionale

Ad aprire i lavori è stata Caroline Chung, Consul for Commercial Affairs del Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano, che ha richiamato le opportunità offerte dal mercato americano e gli strumenti messi a disposizione delle imprese italiane interessate a sviluppare una presenza negli USA. Particolare attenzione è stata dedicata al programma SelectUSA, attraverso il quale le aziende possono accedere a informazioni sui territori, approfondire le caratteristiche dei diversi ecosistemi produttivi e individuare interlocutori istituzionali per valutare nuovi investimenti. Un percorso che valorizza la collaborazione economica tra Italia e Stati Uniti e favorisce la costruzione di relazioni commerciali e industriali di lungo periodo.

A portare il saluto di UniCredit, che ha ospitato l’iniziativa nella sede di Palazzo Magnani, è stato Livio Stellati, Responsabile Territorial Development Region Centro Nord.

La presenza dell’istituto bancario ha rappresentato un’occasione per richiamare il ruolo del sistema finanziario nell’accompagnare le imprese nei processi di crescita internazionale.

Un percorso nel quale l’accesso agli strumenti finanziari si affianca alla conoscenza dei mercati, alla pianificazione degli investimenti e alla capacità di sviluppare relazioni con interlocutori qualificati.

È intervenuta inoltre Roberta Li Calzi, Assessora allo Sport e al Bilancio del Comune di Bologna, nell’ambito dei saluti istituzionali. La partecipazione dell’Amministrazione comunale ha contribuito a valorizzare il legame tra il tessuto imprenditoriale bolognese e le opportunità offerte dai mercati internazionali, in un contesto nel quale la collaborazione tra istituzioni, imprese e sistema finanziario può favorire nuovi percorsi di sviluppo economico e rafforzare l’attrattività del territorio.

Irene Priolo, Assessora della Regione Emilia-Romagna, ha richiamato la solidità del sistema produttivo regionale e il ruolo strategico delle esportazioni nell’economia del territorio.

L’Emilia-Romagna presenta legami economici consolidati con gli Stati Uniti, che possono essere ulteriormente rafforzati attraverso investimenti diretti, collaborazioni industriali e iniziative di accompagnamento istituzionale.

«Sono 558 le imprese in Emilia-Romagna che hanno una partecipazione negli Stati Uniti», ha ricordato Priolo, sottolineando come il passo successivo consista nel favorire non soltanto le esportazioni, ma anche nuovi insediamenti produttivi e partnership economiche. L’Assessora ha inoltre evidenziato il valore delle missioni internazionali e degli strumenti regionali dedicati alle imprese.

Internazionalizzazione e crescita: il ruolo delle istituzioni a supporto delle imprese

Il primo panel, “Internazionalizzare per crescere: il sostegno delle istituzioni alle imprese”, ha approfondito il contributo del sistema finanziario e associativo alla costruzione di percorsi di sviluppo all’estero.

Federica Ingrosso, Senior Specialist Relazioni Esterne di SIMEST, ha illustrato le principali soluzioni finanziarie disponibili per le imprese italiane, dalla finanza agevolata agli investimenti partecipativi. «Supportiamo a 360 gradi tutto il percorso dell’internazionalizzazione», ha spiegato, evidenziando come SIMEST possa intervenire anche nel capitale delle società costituite all’estero, affiancando le aziende nelle fasi più strutturate della crescita internazionale.

Particolare attenzione è stata dedicata alla presenza operativa negli Stati Uniti, rafforzata anche attraverso l’apertura di un ufficio a New York, con l’obiettivo di facilitare il rapporto con gli interlocutori locali e individuare nuove opportunità commerciali e industriali.

Simone Checcoli, Vicepresidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Emilia Area Centro, ha portato il punto di vista delle nuove generazioni imprenditoriali, sottolineando l’importanza della formazione e del confronto tra esperienze differenti. «Il gruppo giovani è un gruppo di imprenditori sotto i 40 anni che cercano di aiutare giovani imprenditori come noi a formarsi sul tema della crescita», ha spiegato Checcoli, richiamando le iniziative dedicate all’educazione imprenditoriale, all’innovazione e alle startup.

Dal primo panel è emersa una visione condivisa: le imprese, soprattutto quelle di dimensioni più contenute, possono affrontare con maggiore efficacia i mercati internazionali quando dispongono di un sistema integrato di servizi, risorse e relazioni istituzionali.

Strategie di ingresso negli USA: pianificazione, localizzazione e competenze

Il secondo panel, “Modalità e strategie di accesso al mercato statunitense”, ha approfondito gli aspetti finanziari, territoriali, legali e fiscali che caratterizzano i processi di espansione negli Stati Uniti.

Alessandro Paoli, Head of UniCredit International Center Italy, ha illustrato il ruolo della banca nell’accompagnare le aziende attraverso una rete internazionale di servizi e competenze. «Il mercato statunitense continua a mostrare un interesse costante per quanto riguarda le imprese italiane», ha osservato Paoli, sottolineando l’importanza di approfondire le caratteristiche dei singoli territori e dei programmi di incentivazione prima di effettuare investimenti.

Luigi Mercuri, Presidente del Council of American States in Europe (CASE), ha spiegato come le Economic Development Organizations possano mettere a disposizione informazioni, analisi territoriali, contatti e strumenti di accompagnamento, facilitando il dialogo con le amministrazioni e gli operatori locali. «Consiglio di rivolgersi a CASE perché, in una fase in cui non si è ancora certi di quale Stato scegliere per la propria crescita imprenditoriale, CASE è in grado di mettere l’azienda in contatto con gli Stati che ne fanno parte», ha evidenziato Mercuri.

Sabrina Riccardi, Rappresentante di JobsOhio in Italia, ha richiamato l’importanza di valutare le esigenze specifiche di ciascuna impresa, evitando di concentrare l’attenzione esclusivamente sugli incentivi economici. «Se sono vicino ai miei clienti, se sono vicino ai miei potenziali clienti, magari faccio un compromesso. Quindi abituiamoci anche al concetto di buon compromesso», ha osservato Riccardi. La scelta del territorio più adatto richiede infatti un equilibrio tra disponibilità di competenze, infrastrutture, logistica, costi e relazioni commerciali.

Nathalie Neuberth, rappresentante dello State of Iowa Europe Office, ha illustrato i vantaggi dell’Iowa per le imprese interessate a investire negli Stati Uniti: posizione strategica nel Midwest, costi competitivi, infrastrutture e incentivi per nuovi insediamenti. «Siamo uno Stato generalmente caratterizzato da costi contenuti, un elemento che contribuisce a ridurre il rischio dell’investimento», ha spiegato, ricordando anche la disponibilità di energia rinnovabile e aree industriali attrezzate. Neuberth ha sottolineato il valore di un ingresso graduale nel mercato, dalla presenza commerciale fino all’eventuale apertura di uno stabilimento produttivo.

La rappresentante ha infine evidenziato l’importanza di un approccio graduale al mercato americano: dalla prima attività di esportazione alla costituzione di una struttura commerciale e di assistenza, fino all’eventuale apertura di un sito produttivo. Una strategia che consente alle imprese di verificare la risposta del mercato prima di impegnare risorse significative.

Sul fronte legale, Daniele Ferretti, Of Counsel North America di Rödl, ha illustrato le principali differenze tra il sistema giuridico italiano e quello statunitense, evidenziando la necessità di affrontare con attenzione le questioni contrattuali, societarie e regolamentari. «Questi argomenti in ambito legale sono piuttosto diversi, in alcuni casi molto diversi, rispetto alle nozioni e agli istituti giuridici propri dell’ambito italiano», ha spiegato Ferretti, richiamando l’importanza di una consulenza specializzata fin dalle prime fasi dell’espansione commerciale.

Monja Volpato, Associate Partner, Certified Public Accountant e Avvocato di Rödl, ha approfondito gli aspetti fiscali e amministrativi dell’ingresso nel mercato americano. «La domanda principale che ci dobbiamo porre è: che cosa effettivamente e concretamente farà l’azienda all’interno degli Stati Uniti?», ha sottolineato Volpato, spiegando come la scelta della struttura societaria e la pianificazione fiscale debbano partire dalle attività che l’impresa intende effettivamente svolgere. Vendita diretta dall’Italia, presenza di personale sul territorio, apertura di una società commerciale o realizzazione di un insediamento produttivo comportano infatti obblighi differenti.

Il secondo panel ha così evidenziato come non esista un modello unico di ingresso negli Stati Uniti. La strategia più efficace dipende dalle caratteristiche dell’impresa, dagli obiettivi industriali e commerciali e dalla capacità di individuare gli interlocutori più adatti a supportarne lo sviluppo.

Le imprese raccontano il mercato americano: esperienze e prospettive di crescita

Il terzo panel, “Storie di successo: come le imprese italiane conquistano gli USA”, ha dato spazio alle esperienze dirette di imprenditori e manager, offrendo una lettura concreta delle opportunità e delle difficoltà che accompagnano i percorsi di espansione internazionale.

Matteo Torre, Amministratore Delegato di HPE Group, ha affrontato il tema della presenza industriale negli Stati Uniti, sottolineando come la crescita non debba limitarsi alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali, ma possa tradursi nella costruzione di attività e competenze direttamente sul territorio. «Noi vogliamo entrare negli Stati Uniti non come un mercato per fornire un prodotto, vogliamo fare impresa negli Stati Uniti», ha spiegato Torre, evidenziando una prospettiva orientata alla creazione di valore attraverso nuovi insediamenti e relazioni industriali.

Marco Sargenti, Amministratore Delegato di Vimi Fasteners, ha raccontato il percorso dell’azienda nel mercato statunitense, soffermandosi sull’importanza di garantire ai clienti un servizio sempre più vicino alle loro esigenze. La presenza logistica negli Stati Uniti ha permesso di migliorare la gestione delle forniture e ridurre le distanze operative rispetto ai clienti americani. «Questa cosa ha comportato un livello di servizio con i nostri clienti maggiore», ha spiegato Sargenti. Guardando alle prospettive future, l’azienda sta valutando ulteriori opportunità di sviluppo, anche attraverso partnership e possibili acquisizioni.

Massimo Andriolo, Partner di IXL-Center, ha approfondito il tema dell’adattamento delle strategie aziendali alle caratteristiche del mercato nordamericano. «L’errore più grande è pensare che one size fits all», ha osservato Andriolo, richiamando la necessità di non trasferire automaticamente negli Stati Uniti modelli commerciali e organizzativi che hanno avuto successo in altri Paesi. Attraverso esempi di imprese italiane, ha evidenziato l’importanza di comprendere i comportamenti dei consumatori, analizzare la concorrenza e adattare prodotti e servizi alle esigenze locali.

A concludere il confronto è stato Giuseppe Pinelli, Presidente di Next4 International e Presidente di Destino Italia, che ha proposto una riflessione più ampia sul significato dell’internazionalizzazione. «L’internazionalizzazione non deve essere vista come una conseguenza della maturazione del mercato nazionale, ma può essere già un effetto pianificato», ha spiegato Pinelli, evidenziando come l’apertura internazionale possa essere integrata fin dall’origine nelle strategie di sviluppo delle imprese e delle startup.

Secondo questa prospettiva, la crescita oltreconfine richiede non soltanto tecnologie e capitali, ma anche competenze manageriali, capacità di relazione e accesso a ecosistemi innovativi. L’obiettivo non è semplicemente ampliare la presenza commerciale, ma costruire connessioni capaci di favorire il trasferimento di conoscenze, l’attrazione di talenti e nuove opportunità di sviluppo.

Un percorso condiviso verso nuove opportunità internazionali

La II edizione di Imprese senza frontiere Emilia-Romagna si è conclusa con un momento di networking B2B, occasione per proseguire il dialogo tra relatori, imprese, professionisti e rappresentanti istituzionali.

Dal confronto è emerso come l’internazionalizzazione rappresenti un processo articolato, nel quale la conoscenza dei mercati deve accompagnarsi a una pianificazione economica e organizzativa coerente con gli obiettivi dell’impresa. Gli interventi hanno messo in evidenza alcuni elementi comuni: il valore delle reti istituzionali, la necessità di individuare il territorio più adatto agli investimenti, l’importanza della consulenza legale e fiscale e il ruolo delle competenze manageriali nella gestione delle attività internazionali.

Le esperienze aziendali hanno inoltre dimostrato che la presenza negli Stati Uniti può assumere forme differenti, dall’apertura di strutture commerciali e logistiche fino alla realizzazione di investimenti produttivi e operazioni di acquisizione.

La tappa di Bologna ha confermato il valore di Imprese senza frontiere come occasione di confronto tra il sistema produttivo italiano e gli interlocutori del mercato statunitense. Un percorso che Italia Economy intende proseguire attraverso nuovi appuntamenti, approfondimenti editoriali e iniziative dedicate alla costruzione di relazioni economiche e opportunità di crescita internazionale.

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