Lavoro in rallentamento nell’Emilia centrale: calano i nuovi contratti tra Piacenza, Parma e Reggio Emilia
Il 2026 si apre con un segnale di raffreddamento del mercato del lavoro nell’Emilia centrale. Dopo anni caratterizzati da una forte capacità di assorbimento occupazionale, le imprese di Piacenza, Parma e Reggio Emilia riducono infatti le previsioni di nuove assunzioni, evidenziando un rallentamento diffuso che coinvolge soprattutto il comparto dei servizi e, in misura diversa, anche industria e settore primario. I dati elaborati dalla Camera di commercio dell’Emilia su base Excelsior delineano uno scenario comune ai tre territori: meno nuovi contratti, maggiore prudenza delle imprese e persistenti difficoltà nel reperire competenze adeguate.
A Piacenza il calo appare progressivo. Dopo la lieve flessione di gennaio, per febbraio è prevista una diminuzione del 5,6% delle nuove attivazioni, pari a 2.340 contratti, con una riduzione destinata ad ampliarsi nel trimestre febbraio-aprile, quando le assunzioni complessive dovrebbero scendere del 9,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Le difficoltà riguardano in particolare l’industria (-7,2%), mentre i servizi, pur rappresentando oltre il 65% delle entrate previste, registrano anch’essi un arretramento. Resta stabile il settore primario, ma emerge con forza il tema del mismatch tra domanda e offerta di lavoro: oltre la metà delle posizioni rischia di rimanere scoperta per mancanza di candidati o competenze adeguate.
Il rallentamento appare ancora più evidente a Parma, dove febbraio segna una contrazione dell’8,6%, con 3.820 nuovi contratti previsti. Anche in questo caso il calo è trainato soprattutto dai servizi, che rappresentano oltre la metà delle attivazioni ma registrano una flessione superiore al 12%. Più contenuto il ridimensionamento dell’industria, mentre il comparto agricolo mostra un lieve segnale positivo. Nel trimestre febbraio-aprile la diminuzione complessiva dovrebbe attestarsi al -7,2%, confermando un clima di maggiore cautela nelle strategie occupazionali delle imprese. Parallelamente resta elevata la quota di aziende che dichiarano difficoltà nel trovare personale qualificato, fenomeno che riguarda quasi una posizione su due.
Ancora più marcata la frenata a Reggio Emilia, dove febbraio registra un calo del 12,1% delle nuove attivazioni, pari a circa 500 contratti in meno rispetto allo scorso anno. Anche qui sono i servizi a subire la contrazione più significativa (-14,9%), seguiti dall’industria (-8,2%) e dal primario. Su base trimestrale la riduzione prevista è del 10,5%, con oltre 1.300 contratti in meno rispetto al 2025. Nonostante la diminuzione delle assunzioni, le imprese continuano però a cercare competenze specialistiche, soprattutto nei profili tecnici e professionali, evidenziando difficoltà di reperimento superiori al 50% delle posizioni offerte.
Un elemento comune ai tre territori è la forte prevalenza dei contratti a termine, che rappresentano circa tre quarti delle nuove attivazioni, mentre i rapporti stabili restano minoritari. Allo stesso tempo rimane significativa l’attenzione verso i giovani under 30, ai quali è riservata una quota rilevante delle opportunità, soprattutto nei ruoli tecnici, informatici, commerciali e nei servizi alla persona e alla ristorazione.
Il quadro complessivo restituisce dunque un mercato del lavoro che non entra in crisi, ma attraversa una fase di assestamento. Le imprese continuano ad assumere, ma con maggiore prudenza rispetto al passato recente, condizionate dall’incertezza economica e dalle trasformazioni in corso nei modelli produttivi. Paradossalmente, proprio mentre diminuisce il numero delle nuove attivazioni, resta elevata la difficoltà nel trovare profili adeguati: un segnale che conferma come la vera sfida non sia solo creare lavoro, ma allineare competenze e bisogni delle imprese in un contesto economico sempre più orientato alla specializzazione e all’innovazione.




