Presso ICSC – Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing si è svolta la prima edizione emiliano-romagnola del forum promosso da Italia Economy. Imprese, istituzioni, ricerca, università e mondo dell’innovazione si sono confrontati su startup, investimenti, dati, AI e nuovi ecosistemi industriali.
Si è svolta mercoledì 7 ottobre 2026, presso ICSC – Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing, in Via Stalingrado 84/3, a Bologna, la I edizione di Innovazione in viaggio Emilia-Romagna, il forum promosso da Italia Economy dedicato a tecnologia, innovazione e nuovi ecosistemi industriali.
L’appuntamento, patrocinato dalla Regione Emilia-Romagna e dal Comune di Bologna, ha riunito rappresentanti di imprese, istituzioni, università, centri di ricerca e protagonisti dell’ecosistema dell’innovazione per un confronto sulle trasformazioni che stanno ridefinendo il sistema produttivo.
Il pomeriggio si è aperto con una visita guidata presso alcuni dei principali Data Center ospitati nell’area del DAMA Tecnopolo di Bologna, occasione per conoscere da vicino infrastrutture strategiche per la ricerca, il supercalcolo e lo sviluppo di nuove applicazioni industriali.
I lavori si sono aperti con i saluti iniziali di Elena Mazzoni, Assessora all’Agenda digitale, Legalità, Contrasto alle povertà della Regione Emilia-Romagna, e di Daniela Gabellini, Direttore Generale di ICSC.
Mazzoni ha richiamato il valore del Tecnopolo come infrastruttura pubblica al servizio del sistema produttivo: «È un’infrastruttura pubblica costruita per essere usata da chi fa impresa. Se siete una startup che lavora su modelli, la potenza di calcolo che avete alle spalle è potenzialmente anche vostra». L’assessora ha inoltre sottolineato come l’innovazione debba essere orientata a ridurre le distanze: «Il digitale è una leva che attraversa tutte le politiche pubbliche e va orientato al bene comune. L’innovazione fa il suo mestiere quando riduce i divari invece di produrne di nuovi».
Gabellini ha posto l’accento sul ruolo del Centro Nazionale e sulla necessità di mettere in relazione ricerca, istituzioni e imprese: «Questo è un luogo d’eccellenza con prospettive europee e internazionali. In questo luogo è concentrata l’80% della potenza di calcolo del Paese». Guardando al futuro, ha evidenziato il passaggio dalla ricerca pura alla ricerca applicata: «La domanda che attraversa i panel di oggi pomeriggio è come mettere in dialogo ricerca, istituzioni e imprese per far sì che tecnologie e competenze si traducano in risultati di valore per il sistema produttivo».
A moderare il confronto è stata Rita Passerini, che ha accompagnato il dialogo tra i protagonisti dei diversi panel.
Il primo panel, “Dall’idea all’impatto: startup e trasformazione delle filiere”, ha aperto il confronto sul rapporto tra innovazione, impresa e sistemi produttivi, con particolare attenzione alla capacità delle nuove progettualità di generare valore concreto per le filiere e per i territori.
Sono intervenuti Andrea Franceschelli, Vicepresidente di Due Torri SpA e Vicepresidente GGI Emilia Area Centro; Shiva Loccisano, AD Almacube e Consigliere Innovup; Roberto Ricci Mingani, Direttore Generale Sviluppo economico, Cultura e Turismo della Regione Emilia-Romagna.
Ricci Mingani ha evidenziato il ruolo del pubblico nel creare le condizioni per favorire l’innovazione: «La risposta è semplice: creare le condizioni. È l’attuazione che è complessa». Per il direttore generale, il punto è rendere più accessibile il rapporto tra ricerca e imprese, anche attraverso nuovi strumenti: «Il trasferimento tecnologico, come lo conoscevamo in passato, non esiste più. C’è bisogno di integrare maggiormente l’attività di ricerca all’interno delle imprese».
Franceschelli ha portato il punto di vista delle imprese e dei giovani imprenditori, sottolineando come la sfida non sia soltanto tecnologica, ma culturale: «La sfida vera per l’innovazione è il cambiamento di mindset. Non si tratta solo di adottare una nuova tecnologia, ma di saper abbracciare il cambiamento e sfruttare le opportunità che le nuove tecnologie ci stanno dando».
Loccisano ha spiegato il ruolo di Innovup come soggetto di connessione all’interno dell’ecosistema dell’innovazione: «Ci piace definirci l’associazione che rappresenta l’ecosistema dell’innovazione, perché riuniamo un insieme eterogeneo di soggetti: startup, parchi scientifici e tecnologici, intermediari, professionisti e corporate». Guardando al rapporto tra ricerca e mercato, ha richiamato l’importanza degli ecosistemi: «L’unico modo per stare al passo con queste accelerazioni è avere ecosistemi che funzionano, dove si promuove lo scambio di informazioni tra gli attori coinvolti».
Dal panel è emersa una visione dell’innovazione come percorso condiviso, fondato su competenze, capacità industriale, reti territoriali e collaborazione tra pubblico e privato.
Il secondo panel, “Il capitale dell’innovazione: investimenti e nuovi ecosistemi”, ha portato al centro del confronto il tema delle risorse, delle reti e delle competenze necessarie per sostenere la crescita dei progetti innovativi.
Sono intervenuti Arnaud Ceol, Technical Project Manager di ICSC; Simone Checcoli, Founder e CEO Neurally e Vicepresidente GGI Emilia Area Centro; Giorgia Cossovel, Project Manager Unità Start Up ART-ER; Katia Gruppioni, Vice Presidente – Relazioni internazionali e comunicazione Sira Industrie SpA; Matteo Zanaroli, Ethic and Data Governance Manager ICSC.
Cossovel ha confermato il posizionamento dell’Emilia-Romagna tra i territori fortemente innovatori, richiamando il ruolo di ART-ER nel favorire connessioni tra ricerca, impresa e startup: «Noi abbiamo una regione con una base industriale molto forte. Il settore della ricerca e dell’università è eccellente e il dialogo tra questi soggetti e le istituzioni è molto forte». In particolare, ha ricordato il lavoro quotidiano con le startup innovative: «Il nostro ruolo è favorire questo dialogo, cercare di far parlare tutti questi soggetti in modo che il posizionamento dell’Emilia-Romagna rimanga forte e si consolidi».
Zanaroli ha ampliato la riflessione oltre la dimensione tecnica dell’innovazione: «Non sono solamente aspetti tecnici e tecnologici. La componente etica e sociale è una componente che noi consideriamo lungo tutto il ciclo di sviluppo dell’innovazione». Sul tema dell’intelligenza artificiale generativa, ha richiamato la necessità di un approccio consapevole: «Questi strumenti hanno potenzialità enormi, ma presentano anche situazioni di potenziale rischio. Il tema chiave è legato alla governance, alle regole che ci diamo e alla data governance».
Ceol ha spiegato come le infrastrutture digitali possano contribuire a ridurre le barriere all’innovazione, soprattutto per le piccole e medie imprese: «I freni all’innovazione sono tanti. Uno di questi è il costo dell’accesso alle tecnologie. Una grande impresa può investire in tecnologie, infrastrutture e competenze; per una PMI questo investimento è molto più problematico». Da qui il ruolo delle infrastrutture pubbliche e dei servizi di accompagnamento: «Con questi investimenti aiutiamo le imprese oggi a rimanere competitive, ma soprattutto anticipiamo i bisogni di domani».
Checcoli ha raccontato la nascita di Neurally e la scelta di puntare su una piattaforma di AI agents privata, orientata alla tutela dei dati aziendali: «Abbiamo scelto di creare una piattaforma di AI agents privata, dove i dati delle aziende non escono». Per l’imprenditore, il punto è valorizzare le conoscenze interne alle imprese: «Quello che si dovrebbe fare è sfruttare il valore dei propri dati, delle proprie competenze e delle persone che abbiamo all’interno, per elevarle con questi strumenti».
Gruppioni ha portato il punto di vista dell’impresa industriale, sottolineando che l’innovazione è un investimento, ma anche una scelta obbligata: «Innovare costa certamente, ma anche non innovare ha un costo piuttosto alto». Guardando all’intelligenza artificiale, ha parlato di un cambiamento profondo: «Non stiamo parlando di una tecnologia più evoluta nel solco di quelle che abbiamo affrontato finora, ma di un vero e proprio cambio di paradigma». Per questo, ha aggiunto, «la tecnologia non può servirci solamente per produrre di più: deve permetterci di produrre meglio».
Il panel ha evidenziato come il capitale dell’innovazione non coincida soltanto con le risorse finanziarie, ma comprenda infrastrutture, reti, competenze, governance dei dati, capacità di sperimentazione e collaborazione tra soggetti diversi.
Il terzo panel, “Le competenze del futuro: dati, AI e la formazione dei talenti”, ha chiuso il programma dei lavori con un approfondimento sul rapporto tra innovazione tecnologica e capitale umano.
Sono intervenuti Eleonora Barelli, Head of Education and Foresight Fondazione IFAB; Giulia Caldoni, Data Steward Alma Mater Studiorum – Università di Bologna; Lucia Floresta, Education Manager ICSC; Maria Cristina Iacazio, Chief Executive Officer Toyota Material Handling Italia; Cosmano Lombardo, Founder e CEO Search On Media Group; Riccardo Parenti, Chief Concept Engineer Automobili Lamborghini.
Barelli ha spiegato come l’intelligenza artificiale sia già presente nelle imprese, ma richieda nuovi modelli formativi: «L’intelligenza artificiale nelle imprese c’è già, su tanti livelli». Per IFAB, la formazione deve essere sempre più aderente ai processi reali: «Non è più una formazione top down, ma sempre più calata nei processi delle persone, nelle loro funzioni aziendali e nel modo di lavorare dei team».
Lombardo ha offerto una prospettiva internazionale sugli ecosistemi dell’innovazione, richiamando il ruolo dei capitali, delle filiere e delle connessioni globali: «Credo che si sia arrivati oggi a una visione multidimensionale, in cui una realtà può nascere in Italia, accedere a capitali in Arabia Saudita o negli Stati Uniti, sviluppare grazie alla supply chain e all’automation in Cina e poi inserire il proprio prodotto in vari mercati». Sul contesto italiano, ha sottolineato l’importanza di capire quale contributo specifico possa offrire ciascun ecosistema.
Parenti ha affrontato il tema delle competenze necessarie per governare scenari complessi, proponendo il concetto di “semiotica tecnica”: «Oggi stiamo delegando la conoscenza attraverso l’uso dei dati e l’elaborazione automatica. Il punto è non delegare la comprensione». Per il Chief Concept Engineer di Automobili Lamborghini, le competenze di base restano decisive: «Chimica, fisica, matematica, ingegneria, biologia e medicina sono le discipline che ci permettono veramente di comprendere la realtà in cui viviamo».
Iacazio ha richiamato la centralità delle persone nella filosofia Toyota, anche in uno scenario sempre più automatizzato: «La competenza digitale e tecnologica è fondamentale, ma deve essere accompagnata da competenze di tipo umanistico». Guardando alla relazione tra tecnologia e capitale umano, ha ribadito: «Più tecnologia sì, ma più investimento nelle persone». Sul tema dei talenti, ha aggiunto: «Come imprese abbiamo il compito di creare il talento ovunque, cioè di essere in grado di tirare fuori dalle persone le loro potenzialità».
Caldoni ha presentato il ruolo del Data Steward, figura ancora recente ma sempre più rilevante nei contesti universitari e di ricerca: «Il dato è un asset importantissimo per i ricercatori, per l’istituzione per cui lavorano e per la comunità tutta». La sua funzione, ha spiegato, è di supporto sia tecnico sia culturale: «Il Data Steward supporta il ricercatore nel design dei flussi di lavoro e nella comprensione degli aspetti legali, ma supporta anche la governance dell’istituzione nella stesura di policy e nello sviluppo di servizi e infrastrutture».
Floresta ha raccontato il ruolo della formazione all’interno di ICSC come leva per rendere possibile il trasferimento tecnologico: «Stiamo progettando percorsi formativi che non costruiscano competenze tout court, ma che servano come veri e propri punti d’accesso all’utilizzo di queste tecnologie da parte delle imprese e delle pubbliche amministrazioni». Per l’Education Manager di ICSC, la formazione deve partire dal bisogno concreto: «Non dalla tematica, ma dallo sviluppo di un progetto o dal cambiamento di un processo».
Il terzo panel ha confermato il ruolo delle competenze come infrastruttura strategica dell’innovazione. Dati, intelligenza artificiale, formazione continua, cultura tecnica, competenze umanistiche e capacità di lettura critica dei fenomeni sono emersi come elementi decisivi per accompagnare l’evoluzione delle imprese e dei territori.
Innovazione, territorio e collaborazione
La prima edizione di Innovazione in viaggio Emilia-Romagna ha confermato il valore di un confronto trasversale tra impresa, ricerca, istituzioni, università e capitale. Dai temi legati alla trasformazione delle filiere a quelli dell’accesso agli investimenti, dalla data governance alla formazione dei talenti, è emersa una visione comune: l’innovazione cresce quando riesce a mettere in relazione competenze, infrastrutture, progettualità e territorio.
L’Emilia-Romagna si conferma così un ecosistema strategico per osservare le traiettorie della trasformazione industriale, grazie alla presenza di imprese dinamiche, centri di ricerca, competenze tecnologiche e infrastrutture avanzate.
L’iniziativa si è conclusa con un momento dedicato alle relazioni di network B2B, pensato per favorire il dialogo tra relatori, imprese, professionisti e partecipanti e per creare nuove occasioni di collaborazione.




