In Emilia-Romagna, la visione al 2030 poggia su due pilastri fondamentali: il Patto per il Lavoro e per il Clima e la Strategia Regionale Agenda 2030. L’obiettivo dichiarato è trasformare la regione in un hub europeo della transizione ecologica e digitale, mantenendo un’elevata coesione sociale. Ecco le direttrici principali e il loro impatto previsto
Le direttrici strategiche
Per ridisegnare il volto economico e sociale del territorio, la priorità è la neutralità carbonica, con emissioni zero entro il 2050 e raddoppio della produzione di energia da fonti rinnovabili. Sfruttando la presenza della Data Valley e del Tecnopolo di Bologna, la regione punta a digitalizzare le filiere produttive, applicando i Big Data e l’IA a salute, ambiente e manifattura. La Regione sta incentivando modelli di open innovation e internazionalizzazione a tutte le filiere, con specifici obiettivi al 2030.
Meccatronica e Motor Valley ambiscono alla transizione completa all’elettrico e all’idrogeno, oltre che all’integrazione di sensori avanzati e allo smart manufacturing. L’agroalimentare punta sulla sostenibilità dei processi agricoli, sulla riduzione dei pesticidi e sul potenziamento della tracciabilità digitale dei prodotti DOP e IGP. Il settore delle costruzioni si orienta verso la rigenerazione urbana, il consumo di suolo zero e la riqualificazione energetica degli edifici. Per il settore Salute gli obiettivi sono l’integrazione tra ricerca biomedica e sanità territoriale e la digitalizzazione dei servizi di cura.
Il capitale umano come infrastruttura
In Emilia-Romagna le competenze sono viste come il “software” necessario per far girare l’economia regionale. Questa prospettiva si applica attraverso tre direttrici principali. Innanzitutto, la formazione come bene comune e come un ecosistema continuo improntato al Life-long learning. Secondariamente, l’Emilia-Romagna è leader in Italia per gli Istituti Tecnici Superiori, vere e proprie “fabbriche di competenze” co-progettate con le imprese. L’obiettivo al 2030 è raddoppiare il numero di diplomati ITS per rispondere alla carenza di profili tecnici.
Infine, il Patto per le Competenze (Pact4Skills). Si tratta di un investimento massiccio di risorse (Fondo Sociale Europeo Plus) per garantire che ogni lavoratore riceva formazione per la transizione ecologica, specialmente in settori come l’automotive tradizionale, il tessile, l’abbigliamento, la pelletteria e il calzaturiero. Esso si integra con il più ampio Patto per il Lavoro e per il Clima per favorire lo sviluppo sostenibile e la competitività territoriale.
Tra i suoi obiettivi figurano una formazione continua, efficace e accessibile per giovani e adulti. I vantaggi dell’iniziativa si concretizzano nell’accesso a reti di partnership, negli strumenti di finanziamento e nel supporto strategico per le competenze necessarie.
Entro il 2030, l’impatto principale sarà l’incremento del valore aggiunto per occupato: meno lavori ripetitivi e a basso salario, più ruoli ad alto contenuto tecnologico e creativo, con una forte attenzione alla riduzione del gap di genere (ancora presente nelle discipline STEM).
Leadership e nuovi modelli di governance
Il cambiamento richiede una leadership capace di gestire la complessità. In Emilia-Romagna, questo si traduce nel passaggio dalla leadership individuale alla leadership collettiva e di filiera.
Il Patto per il Lavoro e per il Clima è l’esempio massimo di leadership collettiva.
Il documento è stato sottoscritto nel 2020 da oltre 60 realtà emiliano-romagnole, tra cui enti locali, rappresentanze sindacali, d’impresa, dei professionisti e del terzo settore, Ufficio scolastico regionale, Atenei e Istituti di ricerca, Camere di commercio e banche. Tutte queste realtà non sono solo consultate, ma diventano co-responsabili delle decisioni strategiche. Di recente è nato il nuovo Patto per l’Emilia-Romagna. Insieme, con cura. Esso integra azioni concrete per la resilienza territoriale e il supporto al sistema produttivo, rispondendo alle criticità emerse con le alluvioni del 2023 e del 2024. La strategia regionale per il 2026 punta a trasformare la gestione delle emergenze in prevenzione strutturale e ad offrire incentivi e supporto per le imprese.
In particolare, per accompagnare la transizione energetica, la Regione ha attivato strumenti finanziari specifici accessibili tramite il portale Imprese della Regione.
Per esempio, per interventi di efficienza energetica e installazione di fonti rinnovabili, il Fondo Energia Emilia-Romagna 2026 copre fino al 100% del progetto con finanziamenti a tasso zero sul 75% dell’importo.
Per le aziende che riducono i consumi energetici investendo in beni capitali 4.0, formazione del personale e autoconsumo da rinnovabili, è previsto un credito d’imposta dal 5% al 45%. Per i progetti legati alla green economy e alla nuova imprenditorialità sostenibile il Fondo Multiscopo (Sezione Green) mette a disposizione una nuova dotazione da 25 milioni di euro, con finanziamenti a tassi agevolati. Infine, si sostiene con incentivi ad hoc la creazione di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), con l’obiettivo di avere almeno una CER ogni 10.000 abitanti entro il 2025-2026. Imprese sempre più green hanno bisogno di nuove professionalità. Infatti, si sta spingendo sulla formazione di figure come il Manager della Transizione, capaci di guidare le Pmi non solo nel profitto, ma nella rendicontazione non finanziaria (ESG) e nella gestione di team ibridi e multiculturali. Un’altra sfida è attrarre e trattenere giovani talenti, sia italiani che stranieri. Un tema al quale l’Emilia-Romagna ha dedicato, per prima in Italia, una specifica legge (la Legge Regionale 2/2023), pensata per offrire incentivi fiscali, servizi per le famiglie e percorsi di inserimento lavorativo.
In questa regione è forte la connessione tra Big Data e Umanesimo: la sfida è formare persone che sappiano “interrogare” l’Intelligenza Artificiale, in cui il capitale umano evolva da esecutore a supervisore critico dei processi automatizzati.
Il territorio 4.0 e la tecnologia
Nell’ottica del Territorio 4.0, la tecnologia in Emilia-Romagna è vista come un sistema nervoso integrato che connette filiere, dati e sostenibilità.
Il cuore tecnologico è il Tecnopolo di Bologna, ma l’approccio 4.0 consiste nel rendere la sua potenza di calcolo accessibile a tutto il territorio.
Il trasferimento tecnologico, infatti, si dirige verso le PMI tramite i 10 Tecnopoli regionali e gli 11 Clust-ER (comunità di innovazione).
Si può affermare che la tecnologia regionale fa sistema perché è vincolata a obiettivi sociali e ambientali precisi definiti dal Patto per il Lavoro e per il Clima.
In particolare, viene promosso l’utilizzo della blockchain e dell’IoT (Internet of Things) per tracciare gli scarti industriali e trasformarli in materie prime seconde per altre aziende della stessa filiera.
Inoltre, la tecnologia 4.0 viene applicata anche alle aree rurali e montane (agricoltura di precisione, telemedicina, banda ultra-larga) per contrastare lo spopolamento e rendere il territorio un corpo unico, senza periferie tecnologiche.




