Dall’intelligenza artificiale alla cybersecurity, dal supercalcolo alla gestione dei team: Valentina Matrà, Training Manager di BI-REX, racconta come sta cambiando la domanda di formazione e perché il trasferimento delle competenze è oggi una delle sfide per le imprese
L’IA sta modificando rapidamente il lavoro, ma l’investimento nelle tecnologie non sempre procede di pari passo con quello delle competenze necessarie per utilizzarle. Le imprese cercano professionalità specializzate, ma anche persone capaci di interpretare i nuovi strumenti, gestire il cambiamento e trasferire il patrimonio di conoscenze già presente in azienda. BI-REX osserva questa trasformazione da una posizione particolare: attraverso la formazione lavora con imprese di settori diversi e mette in relazione competenze aziendali, università e ricerca, con un approccio che punta a portare ciò che si apprende direttamente nei processi di lavoro.
Valentina Matrà, il vostro è una sorta di osservatorio privilegiato sul mondo del lavoro. Quali sono oggi le competenze che le imprese fanno più fatica a trovare e in quali ambiti il divario tra ciò che le aziende cercano e ciò che il mercato del lavoro offre è più evidente?
«Il mercato sta cambiando molto rapidamente, soprattutto con l’introduzione dell’intelligenza artificiale. Questo riguarda sia le competenze tecniche sia quelle trasversali. Le aziende stanno investendo molto negli strumenti, ma spesso devono ancora sviluppare le competenze per utilizzarli davvero. Le richieste sono infatti cambiate: oggi non ci chiedono tanto che cos’è l’intelligenza artificiale, ma come utilizzare concretamente gli strumenti, come aumentare la produttività e quali risultati possono portare. Il rischio è però investire nella tecnologia senza definire una governance e quindi ritrovarsi con persone che non utilizzano gli strumenti oppure li utilizzano male. Un altro tema riguarda le competenze verticali, per esempio nella manutenzione e nella cybersecurity. Spesso sono concentrate in poche persone e non vengono adeguatamente trasferite: quando queste figure escono dall’azienda, si rischia di perdere competenze importanti. Infine, in ambiti come il supercalcolo e l’IA c’è una forte richiesta di professionalità specializzate. Nel caso dell’intelligenza artificiale, inoltre, incontriamo persone molto giovani e tecnicamente preparate, ma che devono ancora sviluppare competenze manageriali. Cresce quindi la richiesta di formazione su leadership, change management e gestione dei team, oltre che sullo spirito critico necessario per interpretare correttamente gli output dell’IA».
Quanto pesa, oggi, la formazione continua rispetto alla ricerca di nuove figure professionali?

«La formazione continua è fondamentale perché non tutto il mismatch può essere risolto cercando nuove persone sul mercato. Molte competenze possono essere costruite all’interno dell’azienda, lavorando sulle persone che già conoscono processi e organizzazione. In una fase di trasformazione così rapida non possiamo pensare che ogni nuova competenza debba necessariamente corrispondere a una nuova assunzione: bisogna anche accompagnare chi già lavora verso nuovi strumenti e nuove modalità di lavoro».
BI-REX propone oltre 160 corsi costruiti sui fabbisogni delle singole imprese. Quanto è importante oggi una formazione sempre più personalizzata?
«È fondamentale partire dal bisogno reale dell’azienda. La formazione non può essere semplicemente un trasferimento di contenuti: deve avere un’applicazione concreta nel lavoro. Per questo cerchiamo di progettare i percorsi insieme alle imprese e alle persone che lavorano direttamente sui processi, così che ciò che viene appreso possa essere utilizzato subito».
La vostra formazione coinvolge sia il mondo accademico sia quello aziendale e punta molto, però, anche e soprattutto sulla componente pratica. Quanto è importante mettere insieme università ricerca e imprese per costruire delle competenze che sono realmente spendibili nel mondo del lavoro?
«I due punti di vista sono ugualmente importanti. I docenti che provengono dalle aziende portano un approccio molto pratico e consulenziale, mentre quelli universitari offrono metodologia e contesto. Non si tratta quindi di contrapporre teoria e pratica, ma di metterle in relazione. Abbiamo visto che questo mix funziona molto bene per le aziende e lo utilizziamo anche nel nostro Executive Master Teknè 5.0. Sono due punti di vista diversi, ma fortemente complementari».
State lavorando anche sull’assessment e sulla certificazione delle competenze; quanto è importante oggi non limitarsi a fare formazione ma riuscire a misurare il livello delle competenze di partenza e quello raggiunto?
«È molto importante. Abbiamo sviluppato BI-REX AI Buildup, un assessment che permette di valutare la maturità delle aziende e delle competenze in ambito intelligenza artificiale, con un approccio applicabile anche ad altri ambiti. Per noi la formazione non
deve limitarsi al trasferimento di contenuti: l’obiettivo è che l’azienda possa applicare subito strumenti e metodologie. Per questo verifichiamo il percorso anche durante la formazione. Se emerge che l’approccio non è sufficientemente pratico, interveniamo immediatamente. È successo recentemente con un corso presso una cooperativa: ci è stato segnalato questo aspetto e abbiamo modificato già dalla seconda lezione l’impostazione del docente».
Se il capitale umano sarà una delle principali condizioni della competitività delle imprese nei prossimi anni, che cosa dovrebbe cambiare, secondo lei, nel rapporto tra aziende, sistema della formazione e lavoratori?
«Dovremmo lavorare maggiormente insieme, partendo dal bisogno reale dell’azienda. Ma bisogna anche aiutare l’impresa a capire quale sia realmente quel bisogno: a volte si decide di investire in uno strumento quando magari il problema potrebbe essere risolto in modo molto più semplice. La formazione deve quindi diventare più mirata, ascoltando chi lavora concretamente sul campo e comprendendo di cosa ha bisogno. Anche la componente laboratoriale deve andare in questa direzione. Su questo BI-REX lavora molto: mettere in raccordo ricerca e industria per favorire un trasferimento tecnologico reale, trasformando conoscenze e innovazione in competenze e soluzioni utilizzabili dalle imprese».




