«Fare rete per non lasciare indietro nessuno»: il Presidente Angelo Pucci racconta il ruolo del Clust-ER MECH nel connettere capitale umano, sostenibilità e manifattura avanzata
In un panorama manifatturiero segnato dalle transizioni ecologica e digitale, colmare il mismatch delle competenze è prioritario per la competitività. Il Presidente Angelo Pucci racconta come l’ecosistema dell’Emilia-Romagna faccia rete tra imprese, ricerca e formazione per valorizzare i talenti – dalle nuove tecnologie alla Space Economy.
Dott. Pucci, le transizioni ecologica e digitale stanno ridisegnando le filiere cardine della regione, dalla robotica all’automotive. Dal vostro punto di osservazione privilegiato, quali sono i profili e le competenze a più alto rischio di mismatch nei prossimi anni e come lavora il Clust-ER per anticipare questi fabbisogni prima che diventino un freno per le imprese?

«Il problema della difficile reperibilità di competenze in linea con le esigenze del mondo produttivo al giorno d’oggi è una delle sfide più complesse che le imprese stanno vivendo. Le competenze tecniche a maggior rischio di mismatch riguardano, ad esempio, i settori dell’elettrificazione, delle tecnologie legate all’idrogeno, dello sviluppo di nuovi materiali e dell’integrazione della robotica collaborativa. Il Clust-ER MECH agisce proprio come un “facilitatore di dialogo” nato per colmare questa distanza tra il mondo accademico e quello aziendale.
Tra i nostri oltre 150 soci, contiamo ben 10 centri di formazione accreditati dalla Regione, tra cui istituzioni come ITS Maker, IFOA e la Fondazione Aldini Valeriani, per citarne alcuni. Per anticipare concretamente le necessità del mercato, partecipiamo inoltre in prima linea alle iniziative regionali di Skills Intelligence organizzati da ART-ER, e siamo partner di progetti regionali per la formazione di filiera con ruoli, anche in questo caso, di orientamento allo sviluppo dei piani formativi».
La Data Valley e la Motor Valley competono su scala globale non solo per quota di mercato, ma per “capitale di cervello”. Quali sono oggi i fattori abilitanti – e quali invece i colli di bottiglia – che rendono un ecosistema manifatturiero regionale capace di attrarre e trattenere giovani ingegneri e tecnici rispetto ai grandi hub internazionali?
«Il principale fattore abilitante del nostro territorio risiede nella forza strutturata del nostro ecosistema dell’innovazione: possiamo contare sulla Rete Alta Tecnologia promossa dalla Regione, che vanta oltre 90 laboratori accreditati, di cui quasi la metà focalizzati in maniera specifica su meccatronica e automotive. Le enormi opportunità generate dalle nostre grandi aziende di riferimento – come Lamborghini, Bonfiglioli e CNH – unite allo straordinario dinamismo di PMI e start up di eccellenza, ad esempio NOVAC, attraggono sicuramente i giovani talenti. A questo si aggiungono iniziative internazionali di ampio respiro cui partecipiamo, sul modello della Factory Innovation Week a Tokyo nell’ambito dell’EXPO di Osaka, che proiettano i nostri professionisti direttamente su palcoscenici globali.
I colli di bottiglia emergono soprattutto quando si opera frammentati; per superare questa sfida, il Clust-ER MECH opera per trasformare queste relazioni in un grande ecosistema abilitante in cui poter condividere i rischi legati all’innovazione riducendone l’impatto».
Uno dei limiti storici del tessuto PMI è la difficoltà di dialogare in modo strutturato con il mondo della ricerca e della formazione. In che modo il Clust-ER agisce per accelerare il trasferimento tecnologico “attraverso le persone”, favorendo, ad esempio, dottorati industriali, percorsi ITS o la riqualificazione del personale già inserito in azienda?
«Il nostro vero valore aggiunto è mettere in comunicazione attori che hanno linguaggi e obiettivi naturali diversi. Lo facciamo strutturandoci in quattro gruppi di lavoro tematici, le cosiddette Value Chain, che sono sempre coordinate da una doppia guida, in rappresentanza sia dell’impresa che della ricerca e formazione.
Per favorire il trasferimento tecnologico all’atto pratico, coinvolgiamo direttamente le aziende all’interno di progetti europei all’avanguardia – come i progetti CLOSER, EPIC, GENESIS o le opportunità di cascade funding del progetto Jewel -, assegnando alle imprese il ruolo fondamentale di veri e propri “validatori delle soluzioni” in campo industriale. Parallelamente, iniziative fisiche e virtuali sull’esempio di Piazza MECH favoriscono lo scambio di idee e quella contaminazione essenziale per generare opportunità di business e confronto per innescare progetti di riqualificazione delle persone. Abbiamo, inoltre, realizzato un Catalogo delle competenze e mappiamo puntualmente l’offerta dei nostri enti formativi associati: dai corsi di qualifica ITS ai percorsi di aggiornamento aziendale personalizzato in ambito meccatronico. Questo ci permette di poter fare incontrare in modo rapido e strutturato la domanda delle PMI con l’offerta dei migliori centri di formazione regionali».
L’integrazione di settori emergenti come la Space Economy, o la mobilità elettrica ed elettronica, richiede un riassetto radicale delle competenze trasversali all’interno della meccatronica tradizionale. Come si sta riposizionando la forza lavoro delle nostre imprese manifatturiere per cogliere queste opportunità senza perdere il knowhow artigianale e meccanico storico della regione?
«È un argomento molto complesso e delicato. Stiamo cercando di dare un contributo a indirizzare questa transizione facendo sistema senza perdere la nostra identità manifatturiera: il know-how meccanico nato nella Motor Valley e nel machinery e automazione di precisione è un aspetto che ci può rendere competitivi anche nel settore spazio.
Per rispondere alla sfida della Space Economy coordiniamo l’attività inter-cluster AeroHub, puntando a un vero pivoting industriale: aiutiamo le PMI a convertire competenze esistenti in soluzioni per la New Space Economy. Attraverso AeroHub, abbiamo attivato quattro gruppi di lavoro tematici (Advanced Materials & Manufacturing, Bio-economy & Health, Drones & Air Mobility, Earth Observation) e, con la Value Chain MAMMER, sviluppiamo progetti su alleggerimento e materiali avanzati per condizioni estreme. Questo lavoro si è concretizzato a BEX (Beyond Exploration Expo) a Rimini, dove abbiamo portato una collettiva di sette organizzazioni e promosso un panel sulla transizione».




