Il trasferimento di competenze e la forza del fare squadra: l’esperienza di RPM, raccontata dal cofondatore Riccardo Paterni, dimostra come la mentalità delle corse, unita alle nuove tecnologie, possa trasformare la gestione delle persone e la crescita delle PMI
Trarre forza dalla mentalità delle corse per guidare le imprese di oggi. Nell’intervista a Riccardo Paterni, RPM Italia racconta come il “Motorsport Mindset”, la valorizzazione dei talenti e la cooperazione di rete trasformino il capitale umano in fattore di crescita.
RPM Italia valorizza da sempre la cultura d’impresa tipica del motorsport – velocità di decisione, gestione della complessità, lavoro di squadra ad altissime prestazioni e attitudine al problem solving. In che modo questo “Motorsport Mindset” si trasforma in una risorsa concreta per la gestione e l’evoluzione del capitale umano, non solo per le aziende del settore racing, ma per l’intero tessuto manifatturiero dell’Emilia-Romagna?
«La mentalità del motorsport, o “Motorsport Mindset”, portata avanti dalle PMI di RPM, parte da un principio chiave valido per ogni settore: di fronte a qualsiasi sfida, il lavoro di squadra permette di valorizzare risorse e competenze per raggiungere l’obiettivo comune. Il punto di forza risiede nella capacità delle aziende di valorizzare le professionalità interne e fare chiarezza sui ruoli. In questo modo, il contesto racing diventa un modello d’ispirazione non solo concettuale, ma soprattutto pratico. La vera svolta nasce dalla consapevolezza che solo la sinergia tra ruoli e competenze ben definite consente di cogliere traguardi condivisi, chiari e misurabili. Nell’immaginario collettivo, i pit-stop di F1 rappresentano l’esempio concreto di queste dinamiche: cambiare quattro gomme in due secondi è possibile grazie all’interazione perfetta tra fattori umani e tecnologia. Questo modello esprime un concetto di performance dinamica e sostenibile, prezioso per qualsiasi settore. Oggi serve consapevolezza nel valorizzare il talento, ma in modo costante nel tempo: una prestazione eccezionale che esaurisce le risorse fisiche e mentali delle persone non premia nel medio-lungo termine. Se nel breve porta al risultato, nel tempo distrugge la continuità e la flessibilità necessarie per affrontare il cambiamento continuo».
La competizione globale non riguarda più solo le quote di mercato, ma anche l’attrazione dei talenti strategici. RPM sostiene programmi di formazione e sviluppo come TACC (Automotive and Mobility Talent Development Program) e collabora costantemente con università e poli d’eccellenza. Dal suo osservatorio, quali sono oggi le leve indispensabili per trattenere e sviluppare le competenze ad alto valore aggiunto nel nostro territorio?

«RPM collabora con università ed enti formativi con un obiettivo preciso: accompagnare la crescita professionale e personale degli studenti. Oggi non bastano competenze tecniche d’eccellenza, se non sono affiancate dalla maturità relazionale necessaria per applicarle al meglio. È il valore del lavoro di squadra tipico del motorsport. Da tempo, il mondo accademico riflette sulla valorizzazione dei talenti, ma questi concetti devono tradursi in azioni concrete. Per le aziende, la vera chiave per attrarre, trattenere e sviluppare competenze ad alto valore aggiunto sta nell’adottare questa dinamicità verso una performance sostenibile.
Diverse ricerche dimostrano che le nuove generazioni cercano maggiori stimoli per contribuire alla crescita aziendale. Sebbene il fattore economico incida sull’attrattività – in un contesto retributivo italiano spesso carente -, la vera chiave nel lungo periodo è il coinvolgimento attivo dei talenti nei processi di sviluppo. I giovani portano idee utili per orientare le organizzazioni in scenari di cambiamento rapido e caotico; sta a noi imprenditori avere il coraggio e la capacità di coinvolgerli con chiarezza fin dal loro ingresso.
Ancora una volta entra in gioco la mentalità del motorsport: in un pit-stop non possiamo permetterci persone prive delle giuste competenze o non pienamente coinvolte. Oggi, attrarre e trattenere talenti significa ingaggiare le nuove generazioni attribuendo un significato chiaro al loro lavoro. Dobbiamo assicurarci che si sentano parte dei processi aziendali non soltanto a livello professionale, ma anche sul piano personale».
RPM nasce a Modena come rete d’imprese con l’obiettivo di fare sistema, promuovendo il cosiddetto Knowledge & Technology Transfer sia all’interno della filiera sia verso altri comparti ad alta tecnologia (come l’aerospaziale o il biomedicale). Come cambia il ruolo del capitale umano quando le persone passano da una logica aziendale “isolata” a una logica collaborativa di rete?
«In Italia fare squadra tra aziende è spesso complesso per limiti culturali: si teme che collaborare complichi l’operatività quotidiana e sottragga tempo e risorse. Con RPM vogliamo dimostrare che, superando questi pregiudizi, si sprigiona la forza di relazioni non solo operative, ma strategiche. Non si tratta soltanto di cooperare per portare a termine singoli progetti – elemento comunque essenziale –, ma di gettare le basi per una crescita comune e una valorizzazione dinamica e costante delle competenze. In questo contesto, il capitale umano gioca un ruolo centrale. In RPM stiamo sviluppando progetti per mappare le competenze aziendali e collegarle a iniziative condivise tramite la tecnologia. L’IA può individuare nuove opportunità di sinergia, ma senza la cura delle relazioni umane questi processi non possono consolidarsi nel tempo.
La collaborazione tra imprese non nasce da ciò che è fattibile tecnicamente, ma dal dialogo reale tra persone capaci di guidare le competenze verso obiettivi comuni, alimentati da immaginazione e fantasia. A questo proposito, una celebre citazione di Enzo Ferrari resta attualissima e ci sprona all’azione: “Non abbiamo petrolio o miniere, ma possiamo primeggiare nel mondo con la fantasia”».
Tra la transizione verso la mobilità sostenibile, la digitalizzazione e la forte spinta all’internazionalizzazione della rete, l’industria sta vivendo un momento di profonda trasformazione. Quali sono le competenze chiave (sia tecniche che soft skill) su cui le PMI della regione devono investire prioritariamente oggi per non perdere competitività nei prossimi anni?
«Le competenze chiave su cui le PMI regionali stanno investendo per la
competitività sono quelle che creano un legame concreto e dinamico con il mercato: fattori tecnici e relazionali utili a trasformare il cambiamento in opportunità di crescita. Da un lato, occorre una formazione tecnologica costante per sviluppare consapevolezza e guidare il mercato, anziché limitarsi a inseguirlo. La tecnologia valorizza le competenze aziendali anche favorendo il trasferimento tecnologico verso comparti ad alta innovazione come aerospazio, nautica e biomedicale, nei quali RPM e il settore motorsport fungono da tempo da stimolo. Dall’altro, per mettere a terra questi processi sono indispensabili le competenze relazionali: capacità di comunicare in modo efficace a ogni livello aziendale, leadership basata sul senso di responsabilità, propensione a mettersi in
discussione per apprendere continuamente, oltre al coraggio di riconoscere e sviluppare i propri talenti. Risulta infine fondamentale alimentare con determinazione il lavoro di squadra, valorizzando ruoli e competenze specifiche. Oggi si parla molto di IA e, spesso, ce ne sentiamo minacciati; in realtà, dobbiamo assicurarci che sia semplicemente un canale per alzare gli standard di consapevolezza, performance e lavoro di squadra (e, su questo, la Motorsport Industry e le pratiche efficaci dei “muretti box” a bordo pista hanno ancora una volta molto da offrire)».




