Dal motorsport alla gestione delle persone: Francesca Paoli racconta la cultura della reciprocità, la parità di genere e il legame indissolubile con il territorio reggiano
In un settore storicamente maschile come la meccanica di precisione, la Dino Paoli si distingue per inclusività, parità di genere e attenzione alle persone. Francesca Paoli, alla guida dell’impresa reggiana, spiega come la reciproca fiducia tra azienda e collaboratori e il valore sociale siano il vero motore della competitività nel territorio.
La Dino Paoli è un’eccellenza nota nel mondo per le sue tecnologie nei pit stop di Formula 1, NASCAR e motorsport ad alte prestazioni, contesti in cui la velocità e la precisione sono fondamentali. Come si traduce questa ricerca dell’eccellenza operativa nella gestione quotidiana delle persone in azienda? Quali competenze trasversali e valori coltivate per far sentire ogni collaboratore parte integrante del team?
«In azienda si lavora sempre partendo da un approccio molto collaborativo, perché la concezione aziendale è di base fondata sul lavoro di squadra. Questo garantisce una completa reciprocità tra azienda e collaboratore, ma soprattutto tra i collaboratori stessi. Ed è sempre questa reciprocità che ci porta a cercare personale con valori sani e forti – con doti che vadano dall’affidabilità alla precisione, dal coraggio alla responsabilità – poiché, dovendo eccellere, il personale a cui ci affidiamo deve incarnare nel proprio modo di lavorare i valori d’eccellenza assodati del nostro marchio».
I settori della meccanica e del motorsport sono stati storicamente a prevalenza maschile. La Dino Paoli ha adottato una formale Politica per la Parità di Genere secondo la prassi UNI/PdR 125:2022, ponendosi obiettivi di recruitment neutrale, presenza femminile nella governance e pari opportunità di carriera. Quali passi concreti avete compiuto per abbattere gli stereotipi all’interno dell’organizzazione e quale valore aggiunto porta una leadership inclusiva in un’azienda manifatturiera?
«La Dino Paoli ha sempre avuto abbondanza di figure femminili in azienda: dal board a maggioranza femminile, alle donne che lavorano in officina anche in ruoli apicali. Questo fa sì che possiamo tranquillamente dire che, per noi, le politiche per la parità di genere non sono mai state un tema da affrontare o da risolvere. Nel nostro DNA aziendale è inciso chiaro e forte il concetto che il talento non ha genere, ed è per questo che abbiamo ottenuto le certificazioni per la parità di genere con molta facilità. L’inclusività è indiscutibilmente parte dei nostri valori di base».
La vostra politica aziendale attribuisce grande importanza alla conciliazione dei tempi vita-lavoro. In un momento storico in cui il benessere aziendale e la retention dei talenti sono centrali per la competitività delle PMI, in che modo le vostre misure di welfare e l’attenzione alla genitorialità incidono sulla motivazione e sul senso di appartenenza del personale?
«Siamo convinti che il nostro welfare aziendale incida moltissimo sulla motivazione e il senso di appartenenza dei nostri collaboratori. Abbiamo sempre agevolato le misure di assistenza alla genitorialità, talvolta anche aumentando lo stipendio a collaboratrici in maternità. Così come adottiamo misure di sostegno alle persone che necessitano flessibilità oraria o di calendario: questo per venire incontro ai genitori, ma anche al personale che necessità di permessi studio, dato che spesso abbiamo in organico anche studenti lavoratori. Tutto questo ci fa tornare al concetto di reciprocità di cui parlavamo prima: se l’azienda si prende cura di te, tu ti prenderai cura dell’azienda».
La Motor Valley è un hub fortemente competitivo per l’attrazione dei talenti meccanici, meccatronici e ingegneristici. Quali strategie adottate per attrarre e trattenere i giovani professionisti? Quanto contano la formazione continua e le partnership con la rete associativa e universitaria (come l’Automotive Women Association o Confindustria) nel vostro modello di sviluppo delle risorse umane?
«Sicuramente siamo sempre in costante collaborazione con le reti associative e universitarie. In realtà, però, devo dire che non abbiamo delle strategie particolari. Noi abbiamo sempre ospitato ragazzi e ragazze per tirocini e stage, o in alternanza scuola-lavoro, e questo è in partenza un’apertura basica al mondo dell’istruzione e della formazione che ha sempre portato con sé molte assunzioni e la scoperta di diversi talenti. Non nascondo che, pur essendo una PMI, essere un marchio leader nel mondo del motorsport ci aiuta ad avere una forte attrattività nei confronti dei giovani, che da noi trovano un ambiente stimolante e concrete possibilità di carriera che spesso sono fattori determinanti per la scelta, talvolta anche a discapito di aziende con una nomea ben maggiore della nostra».
Nel manifesto aziendale evidenziate come il “fare impresa” sia strettamente legato alla responsabilità verso il territorio e la comunità. Recentemente la Dino Paoli è stata inserita tra le “Imprese Vincenti” e continua a investire in sostenibilità sociale ed ESG. Quanta importanza ha per voi generare valore sociale oltre che economico, e come vede l’evoluzione del ruolo dell’imprenditore nel contesto economico dell’Emilia-Romagna nei prossimi anni?
«La tematica ESG per noi è importantissima, e la mole di certificazioni che abbiamo ottenuto stanno a dimostrare quanto fortemente crediamo e investiamo in questo settore. Allo stesso modo, abbiamo la convinzione che il valore sociale di un’azienda debba essere fortemente impresso sul territorio, perché sono elementi indissolubilmente legati: le aziende rappresentano il proprio territorio, il territorio vive con le sue aziende. L’unica strada che vedo per il futuro inerente queste tematiche è un ulteriore rafforzamento, con una responsabilizzazione sempre più forte delle aziende sulle tematiche di benessere del territorio e della società in cui sono immerse: indietro, di sicuro, non si tornerà».




