Da 80 anni Carpigiani guida il mercato delle macchine per gelato. L’azienda cresce nel mondo puntando su competenze, valorizzazione del capitale umano e sulla cultura del gelato artigianale
Carpigiani è leader globale nelle macchine per la produzione di gelato, con una quota di mercato del 50%. Con circa 600 dipendenti distribuiti negli stabilimenti di Anzola Emilia, Castel Maggiore e Forlì – e una presenza internazionale che porta il totale a circa 900 persone grazie alle filiali in
Giappone, Cina, Regno Unito, Francia e Stati Uniti e agli stabilimenti produttivi in Spagna e Cina – rappresenta il riferimento tecnologico e culturale dell’intera filiera e continua a crescere su scala globale senza perdere il legame con il territorio.
Il successo nasce da un mix di fattori consolidati: qualità dei prodotti curata nei dettagli, attenzione costante alle nuove tecnologie e un ambiente di lavoro stimolante capace di attrarre e trattenere talenti.
Ne abbiamo parlato con Valentina Foglia, responsabile Risorse Umane e con Kaori Ito, responsabile della Gelato University.
Capitale Umano in Carpigiani – dott.ssa Foglia, qual è la sua visione?
«Il capitale umano è parte del patrimonio aziendale e leva decisiva di crescita. In un contesto competitivo che richiede competenze in evoluzione continua, abbiamo investito in strumenti e percorsi di valorizzazione, affiancando alla retribuzione – pur rilevante – un impegno strutturale nella formazione, per garantire prospettive di sviluppo e mantenere alta la motivazione.
A sostenere questo modello contribuiscono i progetti interfunzionali, che favoriscono modalità di lavoro basate sullo scambio e sulla collaborazione tra reparti. Un elemento distintivo è, inoltre, la natura interamente manuale dei processi produttivi, che coinvolge direttamente gli operatori nell’assemblaggio dei macchinari e alimenta una forte cultura della passione e del mestiere. Puntiamo inoltre a un dialogo aperto tra generazioni per superare stereotipi quali giovani descritti come poco motivati o over 50 considerati rigidi. In realtà, si tratta di gruppi che condividono valori comuni, pur esprimendoli con linguaggi diversi. Favorire il confronto diventa quindi essenziale per costruire comprensione reciproca e rafforzare una comunità aziendale capace di crescere insieme».
Ci racconta dove si formano le professionalità che il gruppo ricerca?

«Un nostro punto di forza è il rapporto strutturato e continuativo con il territorio: le scuole tecniche, gli ITS, gli istituti alberghieri, le università e la BBS rappresentano il canale principale di reclutamento, da cui arrivano ogni anno decine di studenti per stage e tirocini curriculari, molti dei quali scelgono poi di restare in azienda.
Tra le collaborazioni più consolidate spiccano il progetto di alternanza scuola-lavoro con l’ITC Belluzzi e l’adesione al programma Erasmus+, che consente ogni anno a sei studenti di trascorrere un mese nella filiale spagnola e a due in quella cinese. Esperienze che contribuiscono a far crescere i giovani non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano.
Tra percorsi formativi e inserimenti, quasi ogni settimana arrivano nuovi volti, un dato che racconta una realtà dinamica che oggi guarda anche a profili altamente specializzati come ingegneri e microbiologi, cruciali per esplorare le potenzialità dell’IA generativa, sviluppare applicazioni predittive per le macchine e validare i processi di pastorizzazione e pulizia».
Come avviene l’inserimento in azienda e cosa offrite oltre alla formazione professionale?
«Puntiamo su un sistema di inserimento strutturato e su una formazione interna: nel 2016 l’azienda ha istituito una scuola interna dedicata ai reparti di officina – elettrico, elettronico, collaudo, meccanico, saldatura – trasformando le istruzioni cartacee in manuali digitali e creando un percorso codificato che facilita la trasmissione delle competenze. Ogni squadra dispone di un referente per la formazione e di tutor che affiancano i neoarrivati nelle prime fasi di attività. Accanto alla preparazione tecnica, proponiamo un ventaglio di iniziative pensate per il benessere e la crescita delle persone: lavoro da remoto, corsi di lingue, formazione per rafforzare lo spirito di squadra e migliorare la circolazione delle idee e generare valore attraverso lo scambio outdoor (nel 2026 è previsto un corso di comunicazione rivolto a tutti i dipendenti), programmi dedicati alla neo-genitorialità e ovviamente un corso di preparazione del gelato. Tutte le attività vengono svolte durante l’orario di lavoro, a conferma di una cultura aziendale che considera la crescita delle persone parte integrante del proprio sviluppo».
Dott.ssa Ito, in quali altri ambiti lavorate per la formazione?
«Il perimetro dell’attività formativa include tre categorie di interlocutori: collaboratori interni, professionisti e consumatori. Una scelta strategica che risponde a una visione chiara: la crescita dell’azienda passa anche dalla capacità di allargare il mercato globale del gelato artigianale, ancora oggi una nicchia con ampi margini di sviluppo. Nel mondo si contano infatti circa 100mila gelaterie artigianali, di cui 30mila in Italia.
Per favorire l’espansione offriamo i Corporate Trainer, figure dedicate a supportare i professionisti nell’utilizzo delle macchine, sia individualmente sia durante gli eventi organizzati dall’azienda. Un ruolo cruciale è svolto dalla Gelato University, fondata nel 2003, che propone quattro moduli e rappresenta uno strumento decisivo per formare nuovi professionisti o migliorare le competenze di chi già opera nel settore. L’attività di gelateria può essere avviata con un investimento contenuto e la nostra Università rende accessibile il mestiere anche a chi non ha esperienze pregresse o vuole integrare il gelato artigianale ad altri servizi di ristorazione».
Su quali elementi puntate per promuovere l’attrattività del marchio?

«La Gelato University ha contribuito in modo decisivo a rafforzare il prestigio del marchio, alimentando la cultura del gelato artigianale di qualità e ampliando la platea dei professionisti del settore. Più cresce la reputazione del gelato artigianale, più il brand Carpigiani ne beneficia, consolidando il ruolo di riferimento globale.
La visibilità è rafforzata anche dalle attività complementari rivolte al consumatore: le visite guidate al museo aziendale, dove si ripercorre l’evoluzione delle macchine mantecatrici dalle origini a oggi, gli eventi e le iniziative ospitate negli spazi aziendali, e i minicorsi di preparazione del gelato, pensati per far comprendere la differenza tra una produzione artigianale e una industriale.
Queste attività permettono all’azienda di entrare in contatto diretto con il consumatore finale, vero punto di partenza dell’intera filiera: il successo del business, infatti, cresce in modo proporzionale al numero di persone
che desiderano gustare un gelato artigianale di qualità. Carpigiani lavora così non solo per formare professionisti, ma per alimentare una cultura del prodotto che sostiene l’intero mercato».




