Lo sport motore del capitale umano

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Dalla disciplina del campo alla leadership aziendale: l’Assessora allo Sport di Bologna spiega come l’attività fisica sia la chiave per il benessere, la motivazione e la valorizzazione delle persone

Nelle imprese il valore del capitale umano si fonda sempre più sulle soft skills: capacità di fare squadra, leadership ed empatia. Questi talenti non si imparano sui manuali, ma si formano fin dall’infanzia grazie alla comunità e alle istituzioni. L’intervista a Roberta Li Calzi, Assessora del Comune di Bologna, mostra come lo sport e le partnership pubblico-privato contribuiscano alla crescita e al benessere degli individui.

Assessora Li Calzi, come crede che lo sport possa contribuire nella costruzione e valorizzazione del capitale umano all’interno del mondo del lavoro?

«Indipendentemente dalla professione che scegliamo – io sono avvocata civilista e ora assessora – e dalle competenze professionali necessarie, le nostre giornate sono fatte di momenti diversi; quello dedicato alla cura di sé è essenziale. Il benessere fisico e motorio incide profondamente su tutto il resto: permette di arrivare al lavoro rigenerati, lucidi, più determinati. Lo stesso vale per arte, cultura e relazioni sociali. Servono “energie” diverse per restare in equilibrio».

Che ruolo ha avuto lo sport nel suo percorso professionale e, oggi, nella sua attività da assessora?

Roberta Li Calzi

«Sono appassionata di calcio e tifosa del Bologna. Quando avevo 7 anni ho iniziato a giocare nella società D.L.F. portando con me mio fratello – l’unica bimba in mezzo ai maschi. Da lì non ho più smesso. Ho giocato nella Polisportiva Dozza e poi nel Bologna F.C., sempre con i ragazzi, per approdare a 14 anni al Bologna Calcio Femminile, dove ho fatto esperienza in serie C, B e alcune presenze anche in serie A (ma ero la più piccola del gruppo e facevo gavetta). Ho allenato molti anni nel Boca, società del quartiere Navile, dove ho capito quanto sia unica l’emozione di stringere un bambino che ti salta in braccio dopo un gol. Collaboro da molti anni con l’Associazione Italiana Calciatori (AIC) e con la F.I.G.C. nazionale e ho partecipato con gli enti di promozione sportiva all’organizzazione di eventi sul territorio contro le discriminazioni e per i diritti nello sport. Ho sempre partecipato ai Mondiali Antirazzisti giocando nelle squadre di “Avvocato di strada” e AIC. Tutto ciò che insegna lo sport – l’allenamento, la costanza, la disciplina – me lo sono portato nella professione e ora nel ruolo di assessora. Lavoro per la comunità e lavoro in squadra, e qui applico ciò che ho imparato sul campo: mantenere ritmi elevati senza perdere qualità, dare il massimo delle proprie competenze, valorizzare quelle degli altri, accogliere proposte e punti di vista diversi».

Quali insegnamenti dello sport possono essere applicati alla vita di un manager?

«Dallo sport si impara moltissimo, e quasi tutto è trasferibile alla leadership: bisogna trovare il ruolo giusto per ciascuno, valorizzando competenze e inclinazioni, tenere unita la squadra e dare l’esempio – non sempre per primi, ma nemmeno per ultimi. Occorre anche aiutare al di fuori dal proprio ruolo, avere l’onestà di dire ciò che non va e la fermezza di cambiare rotta, quando serve. Non ultimo, mostrare entusiasmo, perché il coach trascina la squadra. Ricordo bene la prima volta che ho convocato tutti i responsabili del settore sport: è lì che ho capito quanto la leadership assomigli all’allenare una squadra».

Nella Pubblica Amministrazione la gestione delle risorse umane è spesso complessa. Che cosa serve per valorizzare davvero le persone?

«Nella PA la carenza di personale è strutturale e, proprio per questo, diventa essenziale far sentire ogni persona parte di qualcosa che va oltre il singolo compito o settore. Non un impiegato che “fa il suo pezzo” senza vedere il finale, ma qualcuno che si sente coinvolto, responsabile, motivato a fare un centimetro in più invece di fermarsi un momento prima. Serve passione e serve stare bene – fisicamente e mentalmente. Lo sport insegna anche questo: la capacità di andare alle cose concrete, di trovare soluzioni rapidamente, di lavorare insieme».

Lo sport è spesso lasciato all’iniziativa privata. Cosa fanno le aziende del territorio?

«Le aziende stanno iniziando a capire che il benessere delle persone è decisivo: corsi di yoga, pilates, allenamenti funzionali e tanto altro. È però necessario che non si configurino come benefit pagato, bensì come tempo dedicato dentro l’orario di lavoro, in modo continuativo. Se sto bene, lavoro meglio. Eppure, poche realtà lo praticano davvero. Un’azienda lungimirante sostiene anche progetti della PA che generano benessere nella comunità, perché è lì che vive il suo bacino di utenza.

La partnership pubblico–privato è possibile e produce ricadute positive sul territorio: un territorio più sano, più attivo, più connesso è anche un territorio più fertile per la crescita delle imprese».

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Immagine di Rita Passerini
Rita Passerini
Giornalista pubblicista e coordinatrice editoriale di Emilia-Romagna Economy. Si occupa di innovazione, sostenibilità e nuove opportunità in campo economico. Esperta di eventi del mondo del lusso e della personalizzazione che mette al centro il singolo.

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